Sono passati più di 40 anni da quando l’isola di Cipro fu divisa in due territori separati: una “linea verde” segna il confine tra la comunità turco-cipriota e quella greco-cipriota. Si tratta di una zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite, che attraversa il paese per circa 180 chilometri, un’area demilitarizzata nella quale è interdetto l’accesso agli abitanti delle due diverse comunità.

In questa terra di nessuno ci sono ancora i resti fatiscenti di quella Cipro che agli inizi degli anni ’70 era una meta turistica in forte espansione. C’è la città fantasma di Varosha, che era una delle località di villeggiatura più frequentate al mondo, e poi case e aziende abbandonate in tutta fretta, e perfino un aeroporto.

Terminal dell’Aeroporto Internazionale di Nicosia

Fonte immagine: Wikipedia/Gustavobw – licenza CC BY-SA 3.0

Area Controllo Sanitario

Fonte immagine: Wikipedia/Dickelbers – licenza CC BY-SA 3.0

Prima del 1974, l’Aeroporto Internazionale di Nicosia era uno scalo molto attivo, mentre oggi non è altro che grande spazio abbandonato, dove volano solo gli uccelli. Poco distante da Nicosia, in un sobborgo chiamato Lakatamia, sorgeva il principale aeroporto dell’isola, ma l’attività frenetica di un tempo è solo un ricordo: una parte della struttura è ancora utilizzata come quartier generale della Forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, mentre il resto ha vissuto il suo ultimo caotico giorno di attività il 18 luglio del 1974, quando i turisti e i cittadini stranieri residenti a Cipro hanno preso d’assalto l’aeroporto per scappare dall’isola.

Lo scheletro di un aereo della Cyprus Airways

Fonte immagine: Wikipedia/Dickelbers – licenza CC BY-SA 3.0

L’Aeroporto di Nicosia, che è ancora di proprietà del Ministero della Difesa britannico, fu costruito negli anni ’30 come base della Royal Air Force, quando Cipro era un dominio della Gran Bretagna.

Il primo Terminal dell’aeroporto

Fonte immagine: Wikimedia Commons/James Humphreys – licenza CC BY-SA 3.0

Durante la seconda guerra mondiale, sia la struttura sia le piste furono ampliate, per consentirne l’uso ai bombardieri statunitensi che compivano azioni in Europa. Dal 1948 ricominciarono i voli commerciali, effettuati da diverse compagnie, ma le precarie strutture dell’aeroporto erano ormai troppo obsolete per il crescente numero di passeggeri. Nel 1949 fu costruito, sempre dagli inglesi (lasceranno l’isola solo nel 1960), un nuovo terminal che costò 50.000 sterline.

Il secondo Terminal dell’aeroporto

Fonte immagine: Wikimedia Commons/James Humphreys – licenza CC BY-SA 3.0

Visto il costante aumento dei voli civili, la RAF smise di usare l’aeroporto come base, mentre fu costruito un nuovo terminal, che rispondeva alle esigenze di un moderno aeroporto turistico. Ci vollero 1.100.000 sterline per realizzarlo, la metà delle quali furono pagate dalla Gran Bretagna. Il 27 marzo 1968 fu aperta la nuova stazione aeroportuale, che poteva ospitare comodamente 800 passeggeri, mentre nel piazzale potevano parcheggiare 11 aerei.

Interni del Terminal

Fonte immagine: Wikimedia Commons/James Humphreys – licenza CC BY-SA 3.0

Fonte immagine: Wikipedia/ Dickelbers – licenza CC BY-SA 3.0

Fonte immagine: Wikimedia Commons/James Humphreys- licenza CC BY-SA 3.0

Nel giugno del 1974 fu progettato un ampliamento del parcheggio velivoli, che avrebbe aumento la capienza fino a 16 aeromobili, ma il 15 luglio di quell’anno ci fu il colpo di stato organizzato dai nazionalisti greci, che rovesciarono il presidente della giovane Repubblica di Cipro, e il 20 dello stesso mese la Turchia invase l’isola e bombardò l’aeroporto.

Fonte immagine: Wikimedia Commons/Dickelbers – licenza CC BY-SA 4.0

Fonte immagine: Wikimedia Commons/Dickelbers – licenza CC BY-SA 4.0

Come tutti gli altri resti intrappolati nella zona cuscinetto, anche l’Aeroporto Internazionale di Nicosia è ormai solo un fantasma che ricorda giorni lontani, quando greci e turchi convivevano pacificamente sull’isola dove nacque Afrodite, la dea dell’amore.

 Fonte immagine: Wikimedia Commons/Dickelebers – licenza CC BY-SA 3.0

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.