Sin da quando non era possibile, e anche difficile da immaginare, l’uomo ha sempre tenuto al suo aspetto, a come esso fosse recepito e visto dagli altri, dal mondo al di fuori di sé.

Nel XXI secolo, in questi primi due decenni, l’immagine ha assunto un ruolo che forse mai aveva raggiunto prima; non per niente il secolo che stiamo attraversando è identificato come quello dell’apparenza. Fotografie, selfie ma anche chirurgie estetiche e plastiche sempre più innovative e alla portata di tutti: l’uomo, inteso come essere umano, del Duemila non ha più attenuanti.

Deve esser visto e mostrarsi perfetto

Va da sé che lo specchio sia diventato amico inseparabile per ogni abitante del mondo industrializzato. Secondo gli studi dello psicoanalista parigino Jacques Lacan, lo specchio è il primo elemento che aiuta il bambino nella formazione del proprio Io.

Ma quando è nato lo specchio?

Quando è nata questa lastra metallica che rispecchia fedelmente la nostra immagine, oggi presente ovunque? In corridoio, in camera da letto, in sala da bagno, nei negozi e nei locali; esistono addirittura le case degli specchi, quella giostra dove tutti siamo andati da bambini e dove tutti abbiamo battuto almeno una volta il naso.

Lo abbiamo detto, il bisogno di guardarsi risale praticamente alla notte dei tempi. Conosciamo tutti la vicenda di Narciso, il personaggio della mitologia greca famoso per la sua eccezionale bellezza, che si innamora a tal punto della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d’acqua che vi cade affogando tragicamente.

Ce ne illustra l’immagine epica meglio di ogni testo l’olio su tela Narciso (1597-99) di Michelangelo Merisi, Caravaggio, conservato a Palazzo Barberini, Galleria nazionale d’arte antica in Roma.

Difatti, i primi modi utilizzati per osservarsi sfruttavano appunto l’acqua, i laghetti, i fiumi. Una circostanza che veniva percepita da quegli uomini come una magia e con la quale capiamo perché tuttora usiamo dire “uno specchio d’acqua”.

I primissimi archetipi di specchi risalgono agli antichi Egizi, alla IV dinastia della storia dell’Antico Egitto, tra il 2620 a.C. e il 2500 a.C., anche se altre fonti vogliono ricondurre al prototipo di specchi alcune pietre levigate rinvenute in Anatolia e risalenti addirittura al 6000 avanti Cristo.

Sotto, specchio in Bronzo della Diciottesima dinastia, risalente al 1540–1296 avanti Cristo. Fotografia di Daderot condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Gli specchi egizi, molto ridotti nelle dimensioni, erano di solito di rame o bronzo lustrato ad arte per permettere il riflesso di un ombra. Per renderli più belli poi, venivano aggiunti degli ornamenti sulla parte posteriore e sul manico. Contemporaneamente anche in Mesopotamia venivano costruiti i primi specchi con metalli e pietre e a questo si deve la loro diffusione in Asia.

Sotto, un vaso greco mostra una donna che si guarda in uno specchio in bronzo. Il vaso risale al 470-460 avanti Cristo. Fotografia di Marsyas condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

Ma è grazie agli Etruschi e alla loro arte nel lavorare il bronzo che a partire dal VI secolo a.C. vengono realizzati specchi sempre più efficienti, finché, con l’inizio del Medioevo si cominciano a costruire specchi in maniera molto vicina a quella cui siamo abituati oggi con piccole lastre di vetro che vengono unite a metalli in modo di permettere di vedere riflessa la propria immagine.

Sotto, un affresco romano del 1° secolo conservato a Stabia mostra una donna che osserva la propria immagine riflessa. Fotografia di Carole Raddato condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

I primi specchi di bronzo di dimensioni adatte a mostrare l’intero corpo, invece, cominceranno a essere creati intorno al I secolo d.C., ma fino al XIV secolo, però, verranno realizzati specialmente specchi piccoli, con apposite custodia o con il manico, da toeletta.

Le tecniche di costruzione hanno una costante evoluzione con il Rinascimento ed è in Francia e a Venezia, in particolare, che vengono prodotti i primi esemplari di specchio grazie all’unione in un bagno di mercurio di una lastra di cristallo lucidato con fogli di stagno.

Sotto, uno specchio Luigi XIV:

Nell’Ottocento, poi, grazie al tedesco Justus von Liebig, lo specchio comincia a essere lavorato con ammoniaca, acido tartarico e nitrato di argento, processo che crea sulla superficie una patina argentata ricoperta in seguito da gommalacca. Questa nuova arte permetterà di produrre molti più specchi, che smetteranno di essere un oggetto di lusso, divenendo accessibili a tutte le tasche e quindi a essere diffusi in maniera capillare. Una diffusione che provocherà non poco stupore nelle classi più povere, che mai avevano vista riflessa la propria immagine.

Sotto, specchio cinese dell’800:

E arriviamo ai giorni nostri.

Gli specchi utilizzati oggi riflettono la luce su una superficie di argento o alluminio posta davanti un vetro, ricoperta di particelle d’argento. La superficie, levigata al punto giusto, permette alla luce riflessa di mantenere il suo parallelismo, secondo la legge di riflessione, e quindi di fornire una immagine regolare della figura che si staglia davanti. Oggi lo specchio non è soltanto utilizzato per la ragione alla sua origine, vale a dire il bisogno dell’uomo di vedersi riflesso, ma è un elemento utile anche nel campo scientifico impiegato nella costruzione di laser, telescopi e macchine industriali.

Sotto, lo schema di funzionamento di uno specchio:

Sugli specchi, inoltre, esistono varie superstizioni come quella, diffusa già tra i Romani, che vuole che la rottura porti con sé 7 anni di disgrazie. I Romani, infatti, associavano lo specchio all’anima di un defunto, e per scacciare la sfortuna erano soliti seppellire in profondità nel terreno tutti i pezzi dello specchio che veniva mandato in frantumi. Altra macabra superstizione, infine, afferma che la caduta di uno specchio dal muro di casa preannunci la dipartita di qualcuno. Genesi, storia e curiosità di quest’oggetto talvolta misterioso che assiste immobile e riflette la nostra esistenza.

Categorie: Storia

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".