Lo “Spacchettamento” della Gioconda al termine delle Seconda Guerra Mondiale

La Monna Lisa, probabilmente il quadro più famoso al mondo e il volto più noto dell’arte di tutti i tempi, ha avuto un lungo e complicato rapporto con il Museo del Louvre, e molte volte è finita perduta, allontanata dal suo posto nella storia.

La Gioconda, come viene definita in italiano, fu portata in Francia nel 1516 da Leonardo stesso. Lo scienziato e artista fiorentino morì ad Amboise, nel 1519, pianto anche dal sovrano Francesco I. Il quadro fu acquistato probabilmente dal Re di Francia insieme a molti altri, e finì esposto in diverse residenze reali, fra cui Versailles. Dopo la rivoluzione francese venne portato al Louvre, dal quale fu spostato per esser messo nella camera da letto di Napoleone Bonaparte.

Nel 1804 fu definitivamente spostato al Louvre

La Monna Lisa fu rubata dal nazionalista italiano Vincenzo Peruggia nel 1911, che tentava di farne dono all’Italia, e poi restituita al museo francese nel 1913. Curiosamente, del furto fu accusato addirittura Pablo Picasso, che si trovava all’epoca nella capitale.

Durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione di Parigi da parte della Germania Nazista, il dipinto venne destinato al futuro museo di Adolf Hitler, dove fortunatamente non finì mai. Il quadro fu prima trafugato e conservato al castello di Chambord, nell’omonimo paese della Loira, poi ad Amboise, dove è sepolto Leonardo, cui seguirono spostamenti nell’abbazia cistercense di Loc-Dieu, nel Museo Ingres di Montauban e infine nuovamente a Chambord, prima di finire sotto il letto del curatore del Louvre nel castello di Montal, per tornare nella Parigi liberata del 1945.

 

Durante i tanti spostamenti il dipinto non fu mai tolto dagli strati di carta protettiva, rimanendo al chiuso per circa 5 anni. Le immagini del suo “spacchettamento” al museo di Parigi ci consentono di comprendere quale preziosa riscoperta abbia costituito l’apertura della protezione del quadro. Dopo esser stata esposta al Louvre, la Monna Lisa finì attaccata dall’acido, da una pietra e da altri oggetti. Per questo oggi il quadro è visibile dietro un vetro infrangibile, che lo proteggono dai riflessi dei flash e da qualsiasi attacco vandalico.

Sotto, la Gioconda oggi, fotografia di Bramfab condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Le fotografie d’epoca sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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