Livia Drusilla: gli Amori e le Congiure della Prima Imperatrice di Roma

Nell’antica Roma, i matrimoni venivano celebrati quasi esclusivamente per motivi di tipo economico o per suggellare alleanze politiche. La matrona romana, oltre a non avere voce in capitolo per quanto riguardava la scelta del consorte, doveva assolvere esclusivamente il compito di cura della casa, e non le era permesso avviare attività commerciali o ricoprire cariche pubbliche.

La prima donna della storia romana che riuscì, secondo gli storici, ad abbandonare parzialmente il ruolo di mera pedina e merce di scambio nei giochi politici di Roma, e a ritagliarsi un potere pari a quello di un uomo, fu Livia Drusilla, la prima augusta romana.

Fotografia di George E. Koronaios via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

La famiglia e l’assassinio di Cesare

Livia Drusilla Claudia nacque, secondo le cronache, il 30 gennaio del 58 a.C., una delle due figlie di Marco Livio Druso Claudiano e di sua moglie Alfidia. Il diminutivo Drusilla lascia supporre che Livia fosse la secondogenita della coppia.

La famiglia, residente in una villa sul colle Palatino, apparteneva alla gens Claudia, una delle dinastie patrizie più antiche e importanti di Roma, la quale contava nei suoi annali consoli, ufficiali e senatori, e la cui origine risaliva – secondo la leggenda – ai tempi di Enea, eroe troiano figlio della dea Venere e antenato di Romolo e Remo. Il padre di Livia, Marco Claudiano, era un ex pretore e un deciso sostenitore della repubblica romana.

Livia nacque e crebbe negli anni in cui Roma era sotto l’influenza e il comando di Giulio Cesare, divenuto dittatore nel 49 a.C. Cesare era temuto e inviso a molti, e fra i suoi più fermi detrattori figurava anche Marco Claudiano, il quale lo considerava una minaccia per Roma.

Quando Cesare venne assassinato durante le Idi di marzo del 44 a.C., Marco Claudiano non ebbe remore a schierarsi dalla parte dei cesaricidi, Bruto e Cassio, ai quali era stata inizialmente concessa l’amnistia dal senato romano, tramite intercessione di Marco Antonio.

La situazione cambiò rapidamente quando il testamento di Cesare rivelò come egli avesse designato come suo erede Ottaviano, suo nipote e figlio adottivo. Ottaviano scelse, a differenza di Marco Antonio, di non mostrarsi indulgente nei confronti dei cesaricidi, che vennero dichiarati fuorilegge e nemici di Roma.

Marco Claudiano, rimanendo leale alla sua fede anticesariana, si unì alla schiera di Bruto e Cassio quando lo scontro con le truppe di Ottaviano e Marco Antonio divenne inevitabile. Per cementare al meglio l’alleanza Marco Claudiano decise di combinare il matrimonio di sua figlia Livia con un altro anticesariano. A sedici anni, Livia Drusilla sposò dunque un suo cugino, Tiberio Claudio Nerone.

Poco dopo le nozze della figlia, Marco Claudiano si unì militarmente alla fazione dei cesaricidi nella guerra che li vide contrapporsi a Ottaviano e Marco Antonio, conflitto che culminò nella battaglia di Filippi del 42 a.C. A Filippi, le truppe di Ottaviano e Marco Antonio sbaragliarono l’esercito di Bruto e Cassio, che si suicidarono entrambi.

Livia Drusilla, all’ottavo mese di gravidanza, seppe che anche suo padre, alla notizia della sconfitta, si era tolto la vita nella sua tenda per non essere catturato dal nemico.

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Il primo matrimonio e la fuga da Roma

Il primo figlio di Livia Drusilla, Tiberio, nacque il 16 novembre del 42 a.C. Livia era molto affezionata al bambino, mentre provava una cordiale indifferenza nei confronti del marito. Più vecchio di lei di circa trent’anni, Claudio Nerone aveva servito a lungo Cesare, prima come questore e come comandante della sua flotta nella guerra civile alessandrina, e in seguito era stato incaricato dallo stesso dittatore di gestire alcune colonie romane in Gallia.

Scultura di Livia in basalto egiziano, c. 31 a.C., Louvre, Parigi. Fotografia di Marie-Lan Nguyen condivisa via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

In realtà Claudio Nerone era sempre stato un silenzioso detrattore di Cesare, finché, dopo le Idi di Marzo, non aveva deciso di uscire allo scoperto, arrivando addirittura a proporre che i cesaricidi fossero insigniti di un premio da parte del senato.

Dopo la morte di Marco Claudiano, Livia Drusilla fu indipendente dall’autorità che il pater familias romano esercitava sui figli: sarebbe dunque stata libera di divorziare da Claudio Nerone in qualunque momento, senza per questo dover subire ripercussioni da parte della famiglia.

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Livia era però stata educata ai principi del mos maiorum, ovvero l’insieme di regole e comportamenti morali che, secondo la tradizione, avrebbero dovuto far parte della vita di un perfetto cittadino romano. Per una matrona romana come era Livia Drusilla, il mos maiorum prescriveva un comportamento morigerato, improntato sulla frugalità, la castità e l’obbedienza e la fedeltà al marito.

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Livia Drusilla decise quindi di non divorziare dal marito. Lo fece per amore del figlio e per avere un’ulteriore protezione in un momento in cui la situazione politica a Roma andava stabilizzandosi, ma anche per tenere fede ai dettami del mos maiorum. La scelta di Claudio Nerone di non partecipare attivamente alla guerra contro i cesaricidi e i lunghi anni al servizio di Cesare sembrarono proteggerlo dal destino che era toccato al suocero e agli altri congiurati, tanto che in un primo momento egli riuscì a conservare le sue ricchezze e il suo status.

Statua di Livia come Opi/Cerere, dea della fertilità, con cornucopia, capo velato, corona d’alloro e spighe di grano, Louvre. Fotografia di CRIX  condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

Le sorti della famiglia di Livia si capovolsero nuovamente quando, dopo la formazione del Secondo Triumvirato, Claudio Nerone venne inserito nelle liste di proscrizione emanate da Ottaviano, Lepido e Marco Antonio per sbarazzarsi dei nemici di Cesare: chiunque comparisse nelle liste era condannato a morte insieme a tutta la sua famiglia.

Claudio Nerone insieme alla moglie e al figlio di due anni fuggì alla volta della Sicilia per unirsi ai ribelli di Sesto Pompeo, da sempre ostile a Giulio Cesare e ai triumviri. In seguito Livia e Tiberio seguirono Claudio Nerone in Grecia, vivendo per più di un anno nella paura di venire catturati e uccisi.

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Il ritorno a Roma e l’incontro con Ottaviano

L’ennesimo cambiamento nella politica romana influenzò ancora una volta il destino di Livia e della sua famiglia. Dopo la rottura dei rapporti con Marco Antonio – che culminerà nel suo suicidio dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. –, Ottaviano si trovò a essere il capo incontrastato di Roma, venendo insignito del titolo di “Augusto”, diventando di fatto il primo imperatore romano.

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Spinto dalla necessità di appianare i contrasti politici e di guadagnare il consenso delle famiglie più influenti, Ottaviano concesse l’amnistia a tutti coloro che erano stati inseriti nelle liste di proscrizione.

Cammeo sardonico di Livia con busto del Divo Augusto (Vienna). Fotografia di CristianChirita via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

Fu così che, dopo più di un anno d’esilio, nel 39 a.C. Claudio Nerone poté tornare in patria con la moglie e il figlio. Fu a Roma che avvenne il primo incontro tra Livia e Ottaviano.

Secondo le fonti del tempo, Ottaviano s’innamorò di Livia Drusilla dopo averla incontrata per la prima volta a un banchetto. Livia, poco meno che ventenne, all’epoca era al sesto mese di gravidanza, mentre Ottaviano era a sua volta sposato con Scribonia, sua seconda moglie, a sua volta incinta.

Nell’ottobre del 39 a.C., poco dopo aver conosciuto Livia Drusilla, Ottaviano decise di divorziare da Scribonia, ripudiandola il giorno della nascita della loro figlia Giulia; esercitò inoltre una forte pressione su Claudio Nerone, costringendolo a divorziare a sua volta dalla moglie.

Pochi mesi dopo, Livia Drusilla diede alla luce il suo secondo bambino, Druso, figlio del primo marito. A tre giorni di distanza, il 17 gennaio del 38 a.C., Ottaviano sposò Livia, che venne condotta all’altare dal suo ex consorte Claudio Nerone.

Il secondo matrimonio e il mos maiorum

Svetonio e Dione Cassio sostengono che la decisione di Ottaviano di sposare Livia Drusilla fosse stata dettata da un vero e sincero amore. In realtà è probabile che Ottaviano scelse Livia Drusilla per una questione di convenienza politica. Sposando Livia Drusilla, Ottaviano si legò alla gens Claudia, un’alleanza vantaggiosa per il futuro imperatore. Inoltre il carattere della nuova moglie, calmo, composto e naturalmente morigerato, ben si adattava al progetto di Ottaviano di riformare la società romana riportandola agli antichi valori del mos maiorum.

Livia Drusilla, museo del Louvre. Fotografia di Marie-Lan Nguyen via Wikipedia CC BY-SA 2.5:

Livia Drusilla condivise il suo progetto, e fece in modo di comportarsi come la perfetta incarnazione della matrona romana e come un esempio per le altre donne. Nonostante l’immensa ricchezza e potere del marito, Livia insistette affinché come coppia mantenessero la propria modesta residenza sul colle Palatino, dove improntò uno stile di vita austero.

Livia non amava truccarsi o indossare gioielli o abiti troppo sgargianti, cercò sempre di tenersi lontana dalle feste e dai divertimenti eccessivi e mantenne una ristretta cerchia di conoscenze. Livia trascorreva le giornate principalmente a cucire e a dedicarsi al giardino e all’orto della villa, e si occupò della figliastra Giulia, cercando di educarla a sua volta ai valori del mos maiorum.

Sei anni dopo il suo matrimonio con Ottaviano, il suo primo marito Claudio Nerone morì, e i due figli di Livia, che sino a quel momento avevano vissuto con il padre, si trasferirono nella villa materna insieme a lei e al patrigno.

Testa di bronzo di Augusto, ritrovata a Meroe in Nubia (attuale Sudan). Fotografia via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

Livia Drusilla cercò di costruire un rapporto sereno tra Tiberio e Druso, ancora bambini, e Ottaviano – anche in prospettiva di future cariche politiche –, ma l’imperatore rimase sempre piuttosto freddo nei confronti dei figliastri, sperando forse di poter avere con la moglie degli eredi legittimi.

Una delle ragioni per cui Ottaviano aveva sposato Livia era infatti la speranza che, avendo già avuto due bambini con il primo marito, la donna, ancora molto giovane, potesse dargli a sua volta dei figli. Questo però non avvenne: Livia rimase incinta poco dopo le nozze, ma il bambino non sopravvisse al parto; forse anche per dei problemi di salute derivati da quella terza, difficile gravidanza, Livia non fu più in grado di avere figli.

Tiberio e Druso

Nonostante la nuova situazione di sterilità della moglie Ottaviano decise di non divorziare; tuttavia la mancanza di un erede di sangue minò definitivamente la serenità dell’imperatore.

Villa di Livia Drusilla. Fotografia di E. Schiaroli via Wikipedia:

Ottaviano col passare degli anni iniziò a mostrarsi capriccioso e insofferente, forse a causa anche della mancanza di figli con Livia Drusilla. La donna stette accanto al marito senza mai dimostrare impazienza o irritazione, e lentamente Ottaviano cominciò a includerla sempre di più nelle questioni politiche, facendola divenire sua compagna di viaggio anche in Oriente, fino a concederle – fatto all’epoca senza precedenti – la completa gestione delle finanze dello Stato.

Livia presto divenne proprietaria e amministratrice di miniere in Gallia, di palmeti in Giudea e di piantagioni di papiro in Egitto, e creò una sua rete di protetti e clienti che sistemò nelle cariche pubbliche più influenti di Roma.

Ottaviano tributò a Livia Drusilla degli onori che sino a quel momento sarebbero stati impensabili nei confronti di una donna: fece erigere delle statue pubbliche che la raffiguravano e fece costruire per lei una villa affrescata presso Prima Porta, lungo la Via Flaminia.

Ottaviano lasciò sempre più potere a Livia, la quale tentò di far entrare nelle grazie del marito i suoi due figli, ormai divenuti adulti. Livia combinò il matrimonio tra il suo secondogenito Druso e Antonia Minore, figlia di Ottavia, una delle sorelle di Augusto. L’imperatore concesse ai due figliastri numerose cariche e apprezzò pubblicamente i loro successi militari in Gallia e in Germania, ma non smise mai di nutrire un’istintiva antipatia nei loro confronti.

In particolare, i rapporti tra Ottaviano e Tiberio furono sempre molto tesi.

Tiberio era rimasto molto legato alla memoria di Claudio Nerone, e condivideva con il fratello Druso una forte critica nei confronti del governo del patrigno; Ottaviano, da parte sua, in situazioni private non perdeva occasione di schernire il figliastro e di prenderlo apertamente in giro.

I rapporti s’incrinarono completamente quando Livia Drusilla convinse Ottaviano a dare in moglie sua figlia Giulia, da poco rimasta vedova, a Tiberio. Ottaviano acconsentì e obbligò il figliastro a divorziare dalla moglie Vipsania Agrippina, una donna che Tiberio amava con tutto il cuore, mentre disprezzava Giulia per il suo comportamento a suo dire troppo libertino e sfacciato.

Il divorzio, avvenuto nel 12 a.C., per Tiberio fu traumatico (non sine magno angore animi, racconta Svetonio ne “Vita Tiberii”), tanto più quando Ottaviano, per evitare che il figliastro continuasse a tornare a implorare perdono dalla ex moglie, prese precauzioni affinché i due non si vedessero mai più. Nell’11 a.C. Vipsania sposò Gaio Asinio Gallo, un senatore.

L’erede

La mossa di Livia di far sposare il figlio e la figliastra era stata sapientemente orchestrata al fine di avvicinare Tiberio alla linea di successione. Ottaviano Augusto era ormai avanti con gli anni, e il suo pensiero fisso era diventato quello di trovare un erede che gli succedesse dopo la sua morte. L’imperatore era molto legato a uno dei figli di sua sorella Ottavia, Marco Claudio Marcello, un ragazzo di diciannove anni che era stato il primo marito di sua figlia Giulia.

Marcello sarebbe sicuramente stato nominato erede da Augusto ma, in modo del tutto inaspettato, nel 23 a.C., il ragazzo si ammalò e morì nel giro di poco tempo.

La morte di Marcello, seppur di per sé non fosse un evento straordinario per l’epoca, fu talmente rapida e improvvisa che destò non pochi sospetti. Lo storico Tacito riporta che, al tempo, iniziò a circolare la voce secondo cui fu Livia ad avvelenare Marcello.

I sospetti contro Livia Drusilla divennero stringenti quando altri due nipoti di Ottaviano, da lui adottati con l’intento di farne i suoi eredi, morirono in circostanze poco chiare: Gaio Cesare, spirato a ventitré anni a causa di una ferita all’apparenza superficiale, e il diciottenne Lucio, ucciso da una malattia misteriosa.

A quel punto a Ottaviano non restò altro da fare se non accogliere la richiesta della moglie di adottare suo figlio Tiberio, rimasto il solo possibile erede dopo la morte dell’altro figliastro, Druso a seguito di una caduta da cavallo. L’imperatore, la cui acrimonia nei confronti di Tiberio non si era mai sopita, decise tuttavia di affiancargli uno dei figli di Giulia, Agrippa Postumo, in modo che potessero un giorno governare insieme.

Poco tempo dopo, tuttavia, Agrippa Postumo venne coinvolto in uno scandalo che portò il senato a esiliarlo per sempre da Roma. Anche in questo caso, Livia su sospettata di aver orchestrato una congiura contro Agrippa, ma non venne mai scoperta nessuna prova a suo carico.

Augusta e l’impero di Tiberio

Nel 14 a.C. Ottaviano lasciò Roma e si ritirò a Nola, una città nei pressi dell’odierna Napoli. Livia Drusilla, con cui era stato sposato per più di cinquant’anni, lo seguì e gli rimase accanto fino al giorno della sua morte, avvenuta poco tempo dopo.

Livia nelle vesti della dea Pietas. Fotografia di Classical Numismatic Group via Wikipedia CC BY-SA 3.0:

Poche ore prima di morire, l’imperatore si rivolse a Livia pregandola di ricordarsi del loro amore e di vivere felicemente anche senza di lui. La perdita del marito fu un grave colpo per Livia, che trascorse i quindici giorni successivi di lutto in preda alla disperazione. Suo figlio Tiberio, nel frattempo divenuto imperatore, la raggiunse in tempo per assistere all’apertura del testamento di Ottaviano.

Augusto lasciò un terzo del suo patrimonio a Livia e – fatto che ai contemporanei può sembrare bizzarro – la adottò legalmente come sua figlia: ciò permetteva a Livia Drusilla di entrare a far parte a pieno diritto della Gens Iulia e di ricevere il titolo di Augusta – un’onorificenza unica che permise a Livia di mantenere il suo status di imperatrice.

Terminato il periodo di lutto, Livia Drusilla – ora chiamata ufficialmente Giulia Augusta – tornò a Roma con il figlio Tiberio, che la insignì dell’ulteriore titolo di Mater Patriae, madre della patria.

Fu immediatamente chiaro che Livia intendesse affiancare il figlio delle attività di governo, e all’inizio i rapporti tra Tiberio e la madre sembrarono armoniosi, con il nuovo imperatore che accettava di buon grado i consigli della donna.

Tuttavia, dopo poco tempo Tiberio cominciò a mostrare palesi segni d’insofferenza nei confronti di Livia, che non perdeva occasione per interferire in ogni sua decisione.

Busto di Tiberio, fotografia di Sergey Sosnovskiy via Wikipedia CC BY-SA 4.0:

Il rancore nei confronti della madre, rea di aver favorito il suo divorzio dall’amata Vipsania Agrippina, e alla quale attribuiva la vergogna e il disonore che gli era derivato dopo uno scandalo che aveva portato all’esilio di Giulia, non si era mai sopito; era anzi accresciuto dal carattere dominante di Livia e dalle sue continue interferenze che prevaricavano la sua autorità, come quando l’imperatrice fece apporre il suo nome prima di quello di Tiberio su una statua dedicata ad Augusto.

Nel 22 d.C., Tiberio, a sua volta prostrato dalla vita pubblica e privata, non riuscì più a tollerare l’influenza della madre, e decise di ritirarsi nell’isola di Capri per starle lontano.

Livia, ormai novantenne, rimase a Roma, dove continuò la sua esistenza improntata alla morigeratezza, sottoponendosi a trattamenti di bellezza e a una rigorosa dieta per mantenersi in salute. L’età avanzata la portò comunque ad ammalarsi più volte, e nel 29 d.C. giunse in punto di morte.

Tiberio venne informato della malattia della madre e richiamato a Roma, ma si dimostrò restio a lasciare l’isola di Capri, e pochi giorni dopo Livia spirò senza aver detto addio al figlio. Il senato organizzò funerali solenni per Livia Drusilla, ma ritardò le esequie per dare il tempo a Tiberio di raggiungere Roma e poter vedere la madre un’ultima volta. L’imperatore però non si presentò e dopo diversi giorni non restò altro da fare se non procedere con i funerali.

Tiberio fece la sua comparsa proprio il giorno delle esequie, svogliato e di malumore, e poco dopo lasciò la cerimonia prima che giungesse al termine, incaricando il nipote Caligola di pronunciare il discorso funebre in sua vece. Durante l’impero di Claudio Livia fu divinizzata con il titolo di Diva Augusta. Tempo dopo, la sua tomba e quella del marito Ottaviano vennero saccheggiate.

Livia Drusilla fu una donna straordinaria per il suo tempo, una donna che – per prima nella storia romana – riuscì a conquistare un potere pari a quello di un uomo, un traguardo che, tuttavia, raggiunse al prezzo di congiure e dell’affetto dei suoi cari.

 


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