L’indipendenza di Suiko: la prima Imperatrice del Giappone

Di solito quando pensiamo al progresso, ci viene subito in mente l’immagine di qualcosa che si muove in avanti. Il progresso scientifico, per esempio, si ha quando si fanno delle scoperte che sono un passo avanti rispetto a quelle fatte finora, o ancora il progresso sociale, che offre condizioni di vita migliori rispetto al passato. Eppure, in alcuni casi, sembra che avvenga una sorta di “regressione”, che stride fortemente con quella che è invece la realtà che ci circonda.

E’ quello che successe nel 1889 in Giappone, quando fu approvata la “Costituzione Meiji”, che tolse per sempre alla donne di rango imperiale e discendenti legittime il diritto di salire al trono e diventare imperatrici.

Nonostante la costituzione venne in seguito revisionata dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, questa legge rimase invariata.

In questo caso si può dunque parlare di “regressione”, in quanto prima della costituzione Meiji, ben 7 donne salirono sul trono del crisantemo. E’ bene precisare, tuttavia, che le situazioni che videro le donne nel ruolo di imperatrici erano particolari e di emergenza. Per esempio, una donna saliva al trono quando in linea di successione non vi erano uomini adatti a governare, o quando l’imperatore era troppo giovane per ricoprire tale carica. Inoltre c’erano delle limitazioni sulla linea di successione, che venivano applicate soltanto in caso di un’imperatrice donna: i figli nati da madre imperatrice e padre fuori dalla famiglia imperiale non avevano il diritto di ereditare il trono, mentre il contrario era quasi la norma.

Ciò nonostante, in passato 7 donne ricoprirono la carica di imperatrici, di cui 2 per ben due mandati.

La prima donna a diventare imperatrice del Giappone si chiamava Suiko. Nata nel 554 e in carica dal 592 al 628, è il 36esimo imperatore del Giappone. Il suo vero nome era Nukatabe, poi una volta salita al trono le fu cambiato in Toyomike Kashikiya Hime no Sumera Mikoto, mentre Suiko fu il nome postumo. Era molto comune infatti, all’epoca, assegnare agli imperatori o a persone che ricoprivano cariche importanti nomi diversi da quelli di nascita.

L’Imperatrice Suiko, disegno diTosa Mitsuyoshi del 1726

Suiko, era la figlia dell’imperatore Kinmei e della principessa Katashi-Hime, quest’ultima legata al potente clan dei Soga. Nel 571 Suiko sposa nel ruolo di seconda consorte il principe ereditario, nonché suo fratellastro, Nunakuro no Futotamashiki, conosciuto meglio con il suo nome postumo di Bidatsu.

Dopo la morte della prima consorte del marito, avvenuta l’anno dopo nel 572, Suiko passò da seconda consorte a imperatrice consorte. Quando il marito muore nel 585, il fratello di Suiko, Yomei, diventa il nuovo imperatore.

Negli stessi anni, si afferma sulla scena politica un’altra figura vicina a Suiko: suo zio, Ōmi Soga no Umako, nuovo primo ministro, e anche lui come il precedente ministro capo del clan Soga.

Il regno di Yomei fu molto breve, durò solo 2 anni e, alla sua morte, ebbe inizio una serie di guerre sanguinolente fra i clan più influenti a corte, che lottavano per far salire al trono il proprio favorito. Da una parte abbiamo il clan Soga, composto da ferventi buddhisti e capeggiato dal potente primo ministro, dall’altra il clan Mononobe alleato con il clan Nakatomi, fedeli allo scintoismo.

I Soga volevano che un certo Hatsusebe diventasse il nuovo imperatore, mentre i clan avversari spalleggiavano per il fratello di Hatsusebe, il principe Anahobe.

Lo scontro passò alla storia come la “Battaglia di Shigisan”, che si concluse nel 587 con la vittoria del clan Soga e con l’uccisione dei capi dei clan rivali, com’era usuale all’epoca. Salì dunque al trono Hatsusebe, il quale nome cambiò in Sushun.

Di fatto il potere però, più che al novello imperatore, era in mano al primo ministro Soga no Umako, che intanto stava facendo di tutto per far diventare il buddhismo la religione ufficiale di corte. La nostra protagonista Suiko, durante tutto questo tempo, non se ne giocò un ruolo marginale, anzi: spalleggiò e aiutò in diverse occasioni il primo ministro nei suoi progetti e nell’organizzazione statale.

L’imperatore pian piano cominciò a capire di essere solo una pedina nelle mani di Soga no Umako, e cospirò per ucciderlo. Ma quest’ultimo fu più scaltro, scoprì la congiura e uccise l’imperatore.

A questo punto il Giappone si trovava di nuovo senza un imperatore, e senza un principe ereditario, e fu proprio questo il momento giusto per la salita al trono di Suiko.

Dopo poco tempo dall’elezione, le fu affiancato un principe reggente dal nome di Umayado oppure Shōtoku Taishi, ma questo non impedì a Suiko di governare liberamente. Il suo regno fu contraddistinto dalla pace tanto agognata dal popolo, che aveva sofferto per tanti anni a causa dei continui scontri interni fra clan.

Questo fu anche un un periodo di grande prosperità e cambiamenti: innanzi tutto l’imperatrice fece spostare la capitale ad Asuka Kyō, e la corte al palazzo di Owarida, e in seguito proclamò il buddismo religione ufficiale di corte con l’editto dei “tre fiorenti tesori” del 594. I tre tesori, o gioielli, sarebbero il Buddha (l’illuminato), il Dharma (l’insegnamento) e il Sanghala (la comunità).

Suiko promosse anche l’arte e gli studi, e si impegnò ad espandere gli scambi commerciali e diplomatici con l’estero. Nel 604, infine, fece introdurre il calendario cinese in Giappone.

L’ingresso del tumulo shintoista Shinaga no Yamada no misasagi dedicato a Suiko, che si trova nella parte sud-orientale della prefettura di Osaka- Fotografia di KENPEI via Wikipedia CC BY-SA 3.0

Suiko muore nel 628 all’eta di 74 anni. La precedono praticamente tutti: i figli, il primo ministro con cui aveva lavorato fianco a fianco e persino il principe ereditario, quello che le era stato affiancato poco dopo la sua salita al trono.

Viene ricordata come una donna saggia, giusta, ma soprattutto indipendente, non soggiogata al volere e ai giochi di potere del primo ministro, che come abbiamo visto aveva una grossa influenza sulla politica giapponese dell’epoca. Nel 624, infatti, si rifiutò di concedergli un territorio di cui aveva chiesto il possedimento, a dimostrazione della sua grande autonomia e autorità.

Le sue spoglie sono custodite a Minamikawachi, a sud-est di Osaka.


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