Lin Zhao era lo pseudonimo letterario di Peng Lingzhao, dissidente della Repubblica Popolare Cinese durante la rivoluzione culturale e contraria alle politiche di Mao Zedong. La donna nacque nel 1932 in un’importante famiglia della provincia di Suzhou. Quando ebbe 16 anni aveva già aderito ad una cellula clandestina del partito comunista, e scriveva articoli contro la corruzione del governo nazionalista, iniziando in quell’epoca ad utilizzare lo pseudonimo di Lin Zhao.

Tre mesi prima che il comunismo salisse al potere, scappò di casa per frequentare una scuola di giornalismo gestita dal partito comunista. Durante il periodo che la vide attivamente coinvolta in politiche sul territorio, fu fra le protagoniste di torture e morti violente dei grandi proprietari terrieri cinesi, una pratica ampiamente diffusa dopo la rivoluzione secondo i principi della lotta di classe.

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Lin successivamente si iscrisse all’università di Letteratura cinese all’Università di Pechino, dove divenne una dissidente scomoda durante la Campagna dei Cento Fiori del ’57. Durante questo periodo, gli intellettuali venivano incoraggiati a trovare soluzioni creative per ammodernare il partito comunista cinese, ma furono successivamente puniti per le loro critiche.

Le punizioni in cui incappò Lin furono inizialmente blande, come uccidere le zanzare durante le campagne di eliminazione dei quattro flagelli (ne abbiamo parlato in questo articolo) e la catalogazione di vecchi giornali per la biblioteca.

Nell’Ottobre del 1960, mentre si trovava per motivi di salute a Suzhou, Lin Zhao fu arrestata insieme ad altri dissidenti per aver contribuito a pubblicare una rivista clandestina che criticava apertamente la devastazione del popolo cinese durante il “Grande Balzo”, una serie di scellerate politiche sociali che portarono alla morte circa 60 milioni di persone (l’ultima grande carestia della storia).

Sotto, un intero paese lavora durante la notte per produrre Acciaio durante il “Grande Balzo in Avanti”

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Fu quindi condannata a 20 anni di reclusione, ed in carcere trovò la propria tragica fine. Fra le mura della prigione venne ripetutamente picchiata e torturata, e si impegnò fortemente nella diffusione della fede cristiana fra i carcerati.

Durante la sua tragica prigionia, Lin scrisse centinaia di pagine di critica al governo di Mao Zedong, utilizzando come penna una forcina e come inchiostro il proprio sangue

Il 5 Dicembre del ’66, in una relazione carceraria, fu raccomandato di eseguire la Lin in base a “reati gravi” che comprendevano:

  1. Attacchi e calunnie al nostro grande partito Comunista Cinese e al nostro grande Leader Presidente Mao
  2. Estrema ostilità e odio nei confronti della dittatura del proletariato e del sistema socialista
  3. Grida pubblicamente slogan reazionari, disturbando l’ordine del carcere, istigando altri prigionieri a ribellarsi e minaccia la vendetta mediante altri rivoluzionari
  4. Persistente mantenimento di una posizione reazionaria, rifiutando di ammettere i propri crimini, sfidando la riforma e non rispettando disciplina ed educazione

Lin fu uccisa nel 1968, mediante un singolo sparo di arma da fuoco. La sua famiglia non fu in alcun modo informata.

I genitori seppero della sua morte solo perché un ufficiale statale chiese 5 centesimi per il proiettile utilizzato

15 anni più tardi, nel 1981, durante il governo di Deng Xiaoping, Lin fu ufficialmente riabilitata, esonerandola completamente dai crimini di cui veniva accusata. Nonostante la riabilitazione, il governo cinese rimane tutt’oggi riluttante a consentire la commemorazione della scrittrice, le discussioni riguardanti la sua vita o la pubblicazione dei suoi scritti in forma diffusa.

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Nel 2013, al 45° anniversario della morte, numerosi attivisti tentarono di visitare la sua tomba nei pressi della sua città natale a Suzhou, ma furono bloccati da funzionari di sicurezza del governo.

Tutte le fotografie sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...