Cosa pensereste se Barbie fosse in realtà una bambola destinata ad un pubblico adulto? Quale la reazione delle milioni di madri benpensanti che, ignorando la genesi di questo feticcio, hanno comprato un giocattolo per adulti alla propria figlia? Difficile immaginarlo, anche se è probabile che, in moltissimi, rimarrebbero scioccati nel pensare un oggetto simile ad un giocattolo erotico fra le mani delle proprie bambine ignare.

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Barbie e Lilli sono due nomi senza alcun tipo di assonanza, ma le bambole che impersonano sono, in fin dei conti, esattamente identiche. Barbie non è stata progettata sul modello di un dentista, di un chirurgo, di una campionessa di ballo o di una ambasciatrice di pace nel mondo, ma su quella che, sul finire degli anni ’40, era una delle più famose strisce a fumetti della Germania Ovest.

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L’artista che realizzò i primi bozzetti di Lilli si chiamava Reinhard Beuthien, e scriveva per il tabloid di Amburgo Bild-Zeitung. Il personaggio dei fumetti era allora conosciuto come “Bild Lilli“, una giovane formosa che si guadagnava da vivere seducendo ricchi pretendenti maschili. La ragazza era arguta e intelligente, quella che definiremmo una “Femme-Fatale”. In una vignetta un poliziotto la redarguiva perché indossava un bikini in modo illegale sul marciapiede e lei rispondeva: “Oh, e secondo lei quale parte dovrei togliere?“.

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Lilli divenne talmente popolare che, nel 1953, il giornale stesso decise di commercializzare una bambola che veniva venduta come gioco per adulti presso bar, tabaccherie e negozi erotici. La bambola divenne un classico da regalare durante gli addii al celibato, quasi fosse un simbolo delle potenzialità sessuali che si abbandonavano col matrimonio.

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I genitori consideravano la bambola inadeguata per i bambini, e un opuscolo del 1950 descriveva Lilli come una “stella buona per ogni bar”. La bambola veniva venduta con un corredo molto amplio di vestiti, e alla fine anche le bambine finirono per desiderarne una per sé. Una giornalista della rivista The New Yorker, Ariel Levy, etichettò Lilli come una “bambola del sesso”.

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Nel 1950, una delle fondatrici della Mattel, Ruth Handler (foto sopra) si trovava in Europa per un viaggio di affari, e acquistò un paio di “Lilli” da portare a casa. La Handler realizzò una propria versione della bambola che venne presentata alla Toy Fair di New York il 9 Marzo del 1959. Quel giorno, nasceva il mito di Barbie.

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Mattel acquistò regolarmente i diritti di produzione della Lilli dal Bild-Zeitung nel 1964, e da quel momento la produzione della bambola tedesca cessò. Il resto è storia, con oltre 2 miliardi di pezzi venduti e centinaia di serie ed edizioni speciali realizzate.

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Sotto, tre bambole a confronto: Lilli Mora, Lilli Bionda e Barbie. Notate qualche differenza?

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...