Siamo abituati a pensare ai nobili francesi del 6/700 come sporchi e puzzolenti, tanto schifosi che oggi faticheremmo a starci vicino. La situazione era davvero tanto terribile? Forse non quanto pensiamo, ma la gestione degli escrementi ci avrebbe reso impossibile adattarci. Le pratiche per lavarsi erano diverse da quelle odierne. Ci si lavava a pezzi, non direttamente immersi nell’acqua ma utilizzando un panno bagnato con aceto, acqua, erbe e così via. Le parti del corpo da lavare erano quelle più esposte come il viso e le mani ma anche le zone intime, che venivano pulite regolarmente.
In genere c’era la “paura” dell’acqua, che in parte era giustificata. Reperire acqua pulita non era sempre possibile, l’urbanizzazione contaminava spesso i flussi naturali, e l’acqua sporca diventava anche veicolo di germi e sporcizia. Dopo le decine di epidemie di peste che avevano flagellato l’Europa dal 1347 in poi, il “terrore” dei sei/settecenteschi era tutto fuorché ingiustificato.
Luigi XIV, il Re Sole, si lavava rarissime volte in una vasca da bagno immergendo il corpo, ma usava la tecnica del lavarsi a pezzi per mantenere quel minimo di igiene personale utile a prevenire problemi di salute, e come lui facevano i suoi cortigiani. La biancheria intima veniva cambiata e lavata spesso, mentre i pomposi vestiti da ballo non erano lavati granché, anche perché rischiavano di rovinarsi. I denti venivano lavati con panni intrisi di soluzioni igienizzanti, ma quello che avrebbe sconvolto qualunque moderno era la puzza legata al cronico problema degli escrementi di Versailles.
Fu solo nel ‘700 che iniziarono a comparire delle latrine pubbliche fra le stanze del palazzo. I cortigiani si portavano appresso una sedia con un vaso da notte; quando era necessario si usava e poi si portava il “residuo organico” fuori dalla reggia, gettato addirittura dalle finestre. Solo vicino alle stanze dei reali c’erano dei bagni con degli scarichi verso l’esterno dell’edificio. Un cronista scrive: “Versailles è il ricettacolo di tutti gli orrori dell’umanità: i passaggi, i corridoi e i cortili sono pieni di urina e materia fecale”. Il Duca di Saint-Simon scrisse che la Principessa d’Harcourt urinava spesso mentre camminava, facendosi odiare dai servitori che dovevano pulire le sue tracce.
Nel libro Versailles: Biografia di un Palazzo, si legge : “Anche a Versailles i vasi da notte erano comuni, se non universali, e nel XVIII secolo, nonostante i tentativi di porre fine alla pratica, i servitori dei piani superiori li svuotavano spesso nei cortili interni sottostanti. La delfina Maria Antonietta una volta fu colpita sotto le numerose finestre dell’amante del Re, Madame du Barry. Visto che le donne erano ai ferri corti, un’indignata Maria Antonietta sospettò un episodio di violenza e se ne lamentò con Luigi XV, ma fu tutto inutile, per ovvie ragioni”. Maria Antonietta era stata colpita da una pioggia di escrementi, ma lei era la favorita del suocero e non poté farci nulla…

