Come per molti altri temi poco chiari e non supportati da una solida base scientifica, anche sulla creazione dei fantasmi le origini sono quanto mai indefinibili e non generalizzabili.

Di cosa parliamo quando parliamo di spettri?

Anzitutto dobbiamo sapere che il termine deriva dal greco φάντασμα (phàntasma) e significa apparizione e indica un’entità incorporea generata nel corso dei secoli dalla mente umana, per dare spiegazione a eventi scarsamente spiegabili con il solo supporto dell’intelletto. Non essendo spiegabile con alcuna teoria scientifica, l’entità fantasma resta una “presenza” spirituale, ultraterrena, che la scienza, necessitando di un riscontro di tipo empirico, ha confinato da tempo al rango di credenza popolare, ma che proprio nel popolo – con il sostegno decisivo della letteratura dell’orrore, un genere che, tra alti e bassi, dal Settecento caratterizza la letteratura mondiale – non smette mai di trovare nuovi modi di far parlare di sé e di creare rinnovate leggende e sconvolgenti casi in ogni angolo del globo.

Amleto e il fantasma del padre, di Johann Heinrich Füssli

Fotografia di Johann Heinrich Füssli di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il caso paranormale del quale parliamo ha avuto luogo a partire dal settembre 1972 a Toronto, in Canada, ed è stato promosso da alcuni studiosi della Toronto Society for Psychical Research (Società per la Ricerca Psichica) con in testa il matematico genetista A. R. George Owen, l’ex presidente della sede canadese del MENSA Margaret Sparrow e la supervisione dello psicologo Joel Whitton.

L’obiettivo degli studiosi era quello di inventare un personaggio al fine di dimostrare quanto la mente umana avesse la capacità di generare delle convinzioni ignote in grado di prendere man mano corpo fino a palesarsi nella realtà. Il tutto attraverso il sostegno del cosiddetto poltergeist (dal tedesco geist e poltern, spirito rumoroso), un fenomeno che la parapsicologia spiega come la manifestazione di eventi apparentemente senza logica e spiegazione – segnatamente di oggetti che si muovono da sé – causati in particolare da un adolescente nelle vesti di un medium.

Macbeth vede il fantasma di Banquo

Fotografia di Théodore Chassériau (www.tendreams.org) di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il nome dell’uomo inventato dai rappresentanti della Società per la Ricerca Psichica fu Philip Aylesford; di questi, il gruppo ne tratteggiò e studiò la storia, la fisionomia, le peculiarità caratteriali e le abitudini.

Si decise che l’uomo fosse vissuto nell’Inghilterra del Seicento (la sua data di nascita fu collocata al 1624), che avesse avuto una educazione militare e che perciò partecipò alla Guerra civile inglese (1642-1651). Fu concordato che Philip – come i membri del comitato iniziarono a chiamare amichevolmente la creatura – fosse un uomo di aspetto molto gradevole, che portasse una folta barba e dei capelli discretamente lunghi, che fosse stato coniugato con una donna che non aveva mai amato e che per tal ragione avesse avuto un’amante di etnia zingara di nome Margo. Fuggito un giorno con la nuova fiamma, il signor Aylesford fu rintracciato dalla moglie che, in preda all’ira, accusò la giovane zingara di stregoneria. Margo fu così arsa al rogo con Philip Aylesford che non mosse un dito per salvarle la vita, dando grande prova della sua pavidità. Qualche tempo dopo fu però ottenebrato da un profondo rimorso che lo portò al suicidio, gettandosi dalla torre della fortezza in cui viveva, nel 1654.

Lo studio della biografia del signor Philip Aylesford durò per mesi. Una volta completato il profilo, si inaugurò una lunga serie di sedute spiritiche, quegli incontri in cui vengono evocati gli spiriti di chi non c’è più (o non è mai esistito, come in questo caso); a questi incontri, però, Philip non si presentò. Owen e gli altri, perciò, decisero di cambiare strategia: apportarono dunque delle modifiche agli incontri, rendendoli più tetri con l’abbassamento delle luci e iniziando a intonare in maniera collettiva delle antiche melodie, finché una sera il mai esistito signor Aylesford non diede per la prima volta un cenno di sé muovendo il tavolino attorno al quale gli studiosi erano seduti e sulla cui superficie tenevano le mani.

A quel punto tutti gli uomini di Owen e Whitton si convinsero che qualcosa di concreto stesse accadendo e che l’eccezionale esperimento cominciasse a dare i suoi sperati frutti. Proseguirono perciò con le sedute durante le quali iniziarono a porgere delle domande all’entità ultraterrena, fantasma che puntualmente rispondeva con un lieve movimento del tavolo, una repentina folata di vento, un singhiozzio delle luci o con un colpo che riecheggiava nella stanza.

Fotografia del 1872 che ritrae una seduta condotta da John Beattie a Bristol, tratta dagli scritti di Albert de Rochas conservati presso la biblioteca della American Philosophical SocietyFotografia di Eugene Rochas di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Dopo un certo numero di sedute, improvvisamente come era apparso, il fantasma del signor Philip Aylesford smise di dare segnali della sua presenza.

Restando consci che il gentleman del diciassettesimo secolo non fosse realmente esistito, ma che fosse stato inventato di sana pianta dalle loro menti, il gruppo di studiosi della Società per la Ricerca Psichica di Toronto decisero che fosse giunto il momento di fermare il test parapsicologico. La conclusione che trassero fu che gli eventi paranormali di quelle settimane fossero stati generati dal loro subconscio, stimolato dall’esperimento e spinto, come accade ai bambini, verso un atteggiamento di protezione e difesa.

Allo stesso tempo, però, alcuni loro interrogativi rimasero insoluti. Gli studiosi non riuscirono a dare una risposta al fatto che il loro subconscio avesse potuto sconvolgerli così tanto da provocare i sussulti del tavolo, delle luci e quei misteriosi rumori avvertiti durante le sedute.

L’ambiguo esperimento Philip fu chiaramente oggetto di dubbi e aspre critiche, nonostante la presenza di molto materiale audio e video che attesti quanto accaduto nel corso di alcune sedute dell’esperimento. Negli anni seguenti, furono condotti altri tentativi di contatto paranormale con nuovi personaggi inventati, ma nessuno di questi portò ai risultati emersi a Toronto nel 1972.

Il continuo discutere di un personaggio inventato può portare realmente alla sua materializzazione nell’inconscio?

La creazione di Philip può essere spiegata soltanto con le allucinazioni, lo stress e la forte sollecitazione attuati sull’inconscio, oppure c’è qualche altra ragione che neppure gli studiosi della Società per la Ricerca Psichica riuscirono a spiegare?

Paul Gauguin, Madame la Mort, 1891

Fotografia di Gallowglass – Opera propria condivisa via Wikipedia con licenza CC-BY-SA-3.0

La loro relazione delle sedute medianiche fu comunque pubblicata da varie riviste specializzate, dando una certa popolarità agli autori del test soprannaturale e facendo diventare l’esperimento Philip uno dei casi più conosciuti del genere.

In tempi recenti l’esperimento Philip ha ispirato un paio di film: l’horror “The Apparition” diretto da Todd Lincoln e “Le origini del male” del regista John Pogue.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".