Un alone di mistero circonda da sempre la scomparsa, nel II secolo d.C., di una delle più valorose e decorate legioni dell’Impero Romano, la Nona Legione (Legio VIIII Hispana o Legio IX Hispana ). L’interesse verso la “legione perduta” di Roma si è acuito ultimamente grazie al successo dei film “Centurion” e “The Eagle”, trasposizione cinematografica del romanzo “L’Aquila della IX Legione” di Rosemary Sutcliff, diretta da Kevin Macdonald. Entrambi i lungometraggi fanno propria l’ipotesi, accreditata da alcuni storici britannici, dell’annientamento della Nona Legione in un agguato teso dai temibili Picti e Caledoni, popolazioni insediate nei territori corrispondenti all’attuale Scozia. Ma la legione romana cadde davvero vittima di un sanguinoso attacco nelle nebbie della Caledonia, come suggerisce la finzione cinematografica, o gli eventi si svolsero diversamente?

Proviamo a ricostruire quanto accadde, servendoci dei pochi elementi in nostro possesso.

Le fonti storiche attestano che, istituita durante la guerra sociale dell’89-90 a.C. ed inviata da Cesare a Durazzo ed a Farsalo, la Nona Legione si distinse nella battaglia di Azio del 31 a. C. schierandosi al fianco di Ottaviano contro Marco Antonio.

Impegnata in seguito nelle guerre cantabriche ed in Germania, fu trasferita a Siscia, in Pannonia, nel 19 d.C., sotto l’imperatore Tiberio.

Nel 43 d.C., agli ordini del generale Aulo Plauzio, partecipò alla conquista della Britannia voluta dall’imperatore Claudio. Durante la permanenza sull’isola stroncò la ribellione di Venuzio, capo della tribù dei Briganti, e nel 60 o 61 d.C., agli ordini di Quinto Petilio Ceriale, combattè nel tentativo di soffocare la rivolta della regina Boudicca, riportando ingenti perdite.

Nel 108 la legione fu utilizzata poi nella costruzione di una fortezza presso Eburacum, l’odierna York, e forse partecipò qualche anno dopo a una spedizione per sedare un’ennesima rivolta scoppiata tra le tribù caledoni in Scozia.

I dati storici terminano qui.

Nel 120 d.C. la VIIII Hispana venne sostituita ad Eburacum dalla VI Victrix e di lei si persero le tracce: che cosa accadde dunque alla Nona Legione, una macchina da guerra composta da 5000 uomini (ed altrettanti ausiliari) addestrati all’uso delle armi e temprati a sopravvivere in condizioni ostili?

Ipotetica ricostruzione storica della Legio VIIII Hispana:

Premesso che le uniche liste delle legioni operative nel II secolo d.C. che ci sono pervenute sono l’una tratta da un’ epigrafe su di una colonna a Roma e l’altra compilata dallo storico Dione Cassio nella sua “Storia romana”, veniamo alle teorie riguardo all’inspiegabile scomparsa della Legio VIIII Hispana.

Theodor Mommsen, lo storico tedesco dell’Ottocento il cui studio della storia romana è ancora di cruciale importanza nella ricerca contemporanea, riteneva che la Nona Legione fosse stata distrutta in Britannia, tesi che è stata accolta anche da studiosi quali Neil Faulkner e Paul Hirst e dall’archeologo Miles Russel.

Un’ipotesi divenuta nel tempo leggendaria ed arricchitasi di implicazioni nazionalistiche, fino al punto di assurgere a simbolo della resistenza degli indomiti figli di Scozia ad ogni forma di invasione (romana o inglese).

Si tratta di un’ipotesi verosimile?

Studi più recenti sembrerebbero suggerire una diversa versione dei fatti.

Negli Anni Settanta, nella moderna Nimega (l’antica Noviomagus Batavorum) nei Paesi Bassi, sono state portate alla luce alcune iscrizioni che attesterebbero la presenza della Nona Legione sul territorio, prima di un suo ulteriore trasferimento strategico, forse in Oriente.
Altri storici ipotizzano invece che laVIIII Hispana sia stata inviata in Giudea durante la seconda rivolta ebraica di Bar Kochba contro i Romani ( 132-135 d.C.), al fine di rinforzare le unità locali, ma, pesantemente sconfitta, sarebbe stata sciolta.

Sorge un dubbio, tuttavia: visto che un’altra legione, la Legio XXII Deiotariana, di solito di stanza in Egitto, risulta documentata in Giudea nello stesso periodo, potremmo dedurre che entrambe le legioni siano state annientate dagli Ebrei? Se così fosse, si tratterebbe però del peggiore disastro militare romano dopo la disfatta di Teutoburgo (quando furono perse tre legioni, la XVII, la XVIII e la XIX) ed è poco credibile che una disfatta del genere non abbia avuto vasta eco nelle cronache dell’epoca.

L’ultima teoria fissa la scomparsa della Nona Legione all’epoca della guerra partica di Marco Aurelio contro il re Vologese IV, che aveva aggredito, nel 161 d.C., il Regno di Armenia, alleato di Roma.

Cassio Dione sostiene che un esercito di Parti abbia circondato ed annientato una legione romana non meglio specificata ad Elegeia, in Armenia, durante un’imboscata, portando al suicidio del suo comandante, il Governatore della Cappadocia, Marco Sedazio Severiano.
Tenuto conto che le due legioni permanentemente di stanza in Cappadocia all’epoca, la Legio XII Fulminata e la Legio XV Apollinaris, sono attestate come operative ben oltre il 200 d.C. e che quindi nessuna delle due può essere quella citata dallo storico, è lecito ipotizzare che sia stata proprio la Nona la sfortunata legione spazzata via dai Parti?

Sotto, ipotetica ricostruzione del simbolo della Legio IX:

In assenza di prove definitive, dovremo purtroppo considerare il mistero della perdita della Nona Legione insoluto fino al rinvenimento di nuove prove documentarie. Viene da chiedersi, tuttavia, se la tesi romanzata della sua fine in Scozia sia poi così improbabile.

Nell’Historia Augusta del IV secolo d.C, ritenuta attendibile perchè il suo contenuto coincide spesso con quello delle epigrafi, si narra che i Britanni fossero diventati talmente incontrollabili all’epoca di Adriano, da risultare una vera e propria spina nel fianco dell’Impero. Tale dato è avvalorato anche dai ripetuti trasferimenti di uomini sull’isola per sedare le rivolte ed è suffragato dai rilievi archeologici, che ci restituiscono la testimonianza dell’instabilità politica di quei territori riottosi.

Nel 122 d.C. l’imperatore Adriano in persona, a capo della Legio VI Victrix, ispezionò le facinorose province dell’isola stanziandosi ad Eburacum, per adottare i provvedimenti necessari a rendere più efficace il sistema difensivo romano.

Il fatto che l’imperatore abbia scelto proprio Eburacum come temporanea dimora – lo stesso luogo dell’ultima presenza storicamente attestata della Nona Legione – può avallare l’ipotesi che Adriano, desideroso di imporre l’ordine, avesse deciso di far edificare il fronte difensivo che porta tuttora il suo nome, anche a causa della terribile perdita della legione subita tempo prima?

Il Vallo di Adriano (Vallum Hadriani) sembrerebbe rispondere ad un’esigenza del genere.

Il muro correva per 117 chilometri (pari a 80 miglia romane) – dall’ attuale Wallsend sul fiume Tyne, alla foce del Solway Firth – inizialmente largo tre metri ed alto cinque, intervallato da 14 forti ausiliari e da 80 fortini adiacenti alle porte, uno per ogni miglio romano. Un’opera di colossale contenimento situata al confine tra Inghilterra e Scozia, ma anche uno sforzo titanico per difendere i confini a nord dell’Impero.

Naturalmente anche questa è soltanto una delle possibili ipotesi.

L’ultima attestazione della nona: un’iscrizione in pietra di York del 108, esposta nello Yorkshire Museum:

Forse non sarà mai possibile fornire una risposta definitiva agli interrogativi posti dalla scomparsa della VIIII Legio Hispana, eppure, qualunque sia stata la sua fine, gloriosa o tragica, la Nona Legione è uscita dalla Storia alimentando, a torto o a ragione, un mito, il mito dell’invasore invincibile arrestato da un manipolo di indomiti guerrieri, armati solo del proprio coraggio e della propria disperazione che lottano per una giusta causa: la libertà del loro popolo.

Forse solo un mito, ma un mito potente. Almeno in Gran Bretagna.

Sotto, il trailer di “The Eagle”:

Sotto, il trailer di “Centurion”:

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.