Le case dei popoli Kombai e Korowai in Papua Nuova Guinea sono vertiginosi edifici alti sino a 20 metri. Le abitazioni, che sembrano letteralmente sospese nell’aria, offrono alle popolazioni asiatiche un rifugio sicuro contro animali di ogni tipo ma anche e sopratutto contro la minaccia di altri esseri umani. I Kombai sono diventati famosi nel mondo proprio a causa dell’usanza di costruire case sull’albero, e vivono in una zona adiacente a quella dei Korowai, che costruiscono anch’essi le stesse case ma parlano una lingua differente.

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I maiali sono la valuta corrente dei Kombai. Ad esempio, se la moglie di un Kombai muore, il marito deve corrispondere uno o più maiali di risarcimento alla famiglia di origine della donna. Per sposare una donna, un uomo Kombai deve acquistarla, pagando la famiglia della sposa con una collana di denti di cane.

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La sussistenza del popolo Kombai è legato a quella degli Asmat, sulla costa sud-occidentale di Papua, anche se i Kombai rappresentano un gruppo linguistico differente. I Kombai vivono generalmente in clan, in una grande casa sull’albero, ed ogni clan tiene in custodia la propria abitazione, che garantisce anche una certa porzione di territorio.

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La costruzione di questi edifici è libera, ma esistono numerose zone che sono non edificabili. In alcune aree delle foreste i Kombai sono convinti che abitino diversi spiriti e divinità, che è bene lasciare in pace. Questa particolare tecnica costruttiva è dovuta sia alla facilità di difesa contro gli agenti naturali sia alla maggior semplicità di difesa nei confronti delle altre tribù.

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I Kombai sono un popolo di cacciatori/raccoglitori. Le tipiche prede di un cacciatore Kombai sono i maiali e altri animali della foresta, e oltre alla caccia si dedicano alla pesca, alla raccolta di larve di coleotteri e quella del sago. Non conservando i cibi, la cucina Kombai prevede solo la preparazione di cibi all’istante, come la cottura della carne che avviene sul fuoco avvolgendo i pezzi all’interno di grandi foglie.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...