Lo sapevate che le teste di pietra giganti dell’isola di Pasqua hanno un corpo? Non è nota la precisa ragione per la quale le enormi sculture in pietra siano state interrate, e le ipotesi comprendono anche l’interramento dovuto soltanto all’effetto del tempo. La nostra parziale conoscenza della cultura dell’Isola di Pasqua deriva anche dalla completa incomprensione delle tavolette RongoRongo, che potrebbero, forse, svelare i motivi per i quali i maestosi Moai vennero sepolti di diversi metri sotto terra.

Perché scolpire una statua e poi interrarla?

Le figure antropomorfe vennero realizzate fra il 1.250 ed il 1.500 dal popolo Rapa Nui.

Gli esemplari più grandi pesano sino a 75 tonnellate, e venivano tutti realizzati nella cava di tufo del vulcano Rano Raraku, per poi essere trasportate sino alla costa con sistemi di trasporto ancor oggi sconosciuto. Una leggenda locale narra che i Moai camminassero da soli sino alla riva, ma nel 1955 fu dimostrato come, con corde e tronchi, qualche decina di uomini fossero in grado di spostare un colosso in pochi giorni.

Il ruolo delle statue non è noto, ma si ipotizza che avessero un significato benaugurante, e sono quindi rivolte al mare per favorire la pesca. Le più piccole invece potevano raffigurare l’isola, ma è improbabile che, in tutti i casi, alle statue fosse attribuito un significato religioso. Sino a poco tempo fa i Moai venivano considerati soltanto per la loro “Testa”, e non si conosceva la parte interrata, oggi nota grazie a scavi più recenti.

Sotto, un’illustrazione satirica:

Le teste Moai dell'isola di Pasqua hanno un corpo 1

Per conoscere meglio il progetto di scavo è possibile visitare il sito ufficiale dell’università che sta eseguendo gli scavi, che sono sempre work in progress e potrebbero portare altri dettagli di queste megalitiche figura dal fascino immutabile.

La famosa linea Moai:

Le teste Moai dell'isola di Pasqua hanno un corpo 5

Dettaglio di un Moai, fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Teste Moai 02

Uno dei Moai più curiosi, con un cappello in testa, denominati “Pukao”. Fotografia di Bjarte Sorensen condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Teste Moai 04

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...