James Gillingham fu un artigiano di Chard, in Inghilterra, dove gestiva una piccola attività di produzione di scarpe chiamata “Golden Boot – Stivali dorati”. La sua carriera nel settore delle protesi iniziò nel 1865, quando gli fu richiesto di realizzare un braccio artificiale per un artigliere del posto che era rimasto ferito in guerra, il quale era stato etichettato come “non soccorribile” dai medici di Londra.

Gillingham riuscì a dare all’uomo un braccio artificiale talmente efficiente che furono in tanti a richiedere una protesi al calzolaio che fondò, appena un anno più tardi, un’azienda specializzata in protesi chiamata “J. Gillingham & Son”.

Le specialità dell’azienda erano arti di grande bellezza e praticità, ma realizzarono anche “meccanismi per trattare la curvatura della colonna vertebrale, arti paralizzati, fratture e lussazioni, ginocchiere e occhi artificiali“.

La rivista medica Lancet in un articolo del 1966 descrisse le protesi di Gillingham come “forti, leggere e durevoli”, spiegando come fossero necessari 10 giorni per realizzarle, ed erano facili da indossare e belle come gli arti naturali.

Forse la cosa più notevole degli arti di Gillingham sono le dita articolate, che creava utilizzando soltanto del legno intagliato e chiodi nascosti. Sebbene le dita stesse non fossero particolarmente pratiche, erano di ottima fattura e restituivano una percezione di normalità all’utilizzatore, particolarmente apprezzate dalle donne. Jane French, di North Petherton, scrisse a proposito, nel 1880: “Ora posso andare in chiesa la domenica e leggere i miei libri senza coprirmi il braccio come prima“.

Per coloro che desideravano lavorare o non facevano parte della borghesia, Gillingham creò diversi accessori per le braccia, come ganci, anelli, coltelli e forchette, fermagli a molla e persino ferri da maglia e uncinetto.

L’artigiano veniva soprannominato “gamba di cuoio”, e nel 1910 aveva consentito a 15.000 persone di riacquisire mobilità e funzionalità degli arti. Il suo lavoro di documentazione fotografica consente a noi moderni di ammirarne il lavoro.

Ma Gillingham non era solo un artigiano di grande bravura, ma un filantropo. Per i primi vent’anni non fece pagare consulti o modifiche all’arto, soltanto la costruzione dello stesso, e ai poveri staccava un prezzo speciale e consentiva loro di pagare a rate. Il suo lascito, in termini di accuratezza delle protesi, è enorme, e dalle sue realizzazioni si è poi passati ad arti artificiali sempre più complessi.

Oltre che per il suo lavoro nella realizzazione di arti personalizzati, James Gillingham è stato il capostipite dell’industria delle protesi di Chard, tutt’oggi importante centro del Somerset, e anche il primo che fotografò i suoi pazienti in modo da documentarne il miglioramento. Morì nel 1924, e le sue fotografie ci mostrano i grandissimi risultati del suo lavoro.

Una donna e la sua nuova gamba sinistra:

La stessa donna con la gamba di Gillingham:

Protesi alla mano:

Una donna mostra la protesi alla gamba destra:

Protesi e i loro strumenti, in fotografia una forchetta:

Un uomo mostra le sue protesi alle braccia:

Protesi alla gamba, di fattura più semplice rispetto a quelle precedenti:

Protesi alla gamba sinistra di un uomo:

Protesi alla mano nel caso di un’amputazione delle dita:

Due gambe artificiali:

Un uomo mostra le protesi alle gambe:

Una protesi della parte inferiore della gamba:

Un ragazzo mostra il suo braccio artificiale:

Una gamba artificiale:

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...