Il poeta cileno Pablo Neruda amava tutto ciò che era insolito. Avrebbe usato solo penne verdi per scrivere le sue poesie, e il nome che porta lo ha scelto egli stesso: i suoi genitori lo avevano chiamato Ricardo Eliezer Neftali Reyes y Basoalto, ma Ricardo Reyes si è ri-battezzato come Pablo Neruda già da adolescente.
Nel suo discorso di accettazione del premio Nobel, Neruda ha detto: “Non ho imparato dai libri la ricetta per la scrittura di una poesia.” Lo stesso vale per la progettazione delle sue case: piene di strane collezioni di conchiglie, coleotteri, vetro colorato, e ricordi di vita sul mare, le tre spettacolari dimore di Neruda – Isla Negra, La Sebastiana, e La Chascona – sono veramente stravaganti, originali come i suoi versi di seta.

Isla Negra

Le case di Pablo Neruda 01Fonte immagine: Carl Mueller via Flickr – licenza CC BY 2.0

L’autore di Venti poesie d’amore e una canzone disperata, Il Libro delle domande, I versi del Capitano, e decine di altri libri, dal 1927 ebbe incarichi diplomatici che lo portarono a vivere in diversi paesi: Birmania, Sri Lanka, Singapore e Spagna. Quando tornò in Cile, all’età di trentatré anni, voleva una casa dove poter scrivere. La trovò sulla costa del Pacifico, a sud di Valparaiso.

Le case di Pablo Neruda 13Fonte immagine: Robert Cutts via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

Neruda chiamò il suo rifugio costiero Isla Negra, anche se non è su un’isola, e la casa è dipinta di blu. Il poeta diede al posto questo nome per le sue rocce nere e perché, per lui, era un isola di calma. Ha vissuto lì, a fasi alterne, dal 1937 fino alla sua morte, nel 1973.

Le case di Pablo Neruda 15Fonte immagine: Constanza via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

Situata su una collinetta di sabbia in riva all’oceano, Isla Negra riflette l’amore di Neruda per il mare. La casa è stata progettata come una nave, con passaggi stretti e pavimenti in legno tipici di una plancia. Vele, zanne, navi-in-bottiglie, conchiglie, e ricordi dei viaggi del poeta sono esposti su scaffali e in ogni angolo delle stanze. Neruda raccoglieva polene di navi, e così donne in legno intagliato, e sirene, sono sparse in tutta la casa. Quando intratteneva gli ospiti, Neruda chiamava se stesso il “Capitano”, e qualche volta indossava anche una divisa.

Le case di Pablo Neruda 08Fonte immagine: Andy Price via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

A Isla Negra c’è anche un bar, decorato con le stesse cianfrusaglie nautiche del resto della casa, ma con una caratteristica distintiva: quando morì un suo amico, Neruda intagliò il suo nome in una trave di sostegno del bar. Oggi, i visitatori della casa possono vedere diciassette nomi incisi nel legno.

Le case di Pablo Neruda 04Immagine via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

La Sebastiana

Le case di Pablo Neruda 14Fonte immagine: Marcelo Ois Lagarde via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Valparaiso è una città sulle colline. Si alzano dalla costa del Pacifico come grandi onde di terra, e offrono viste spettacolari del traffico portuale della città. Sulla cima di una di queste colline sorge La Sebastiana, fantastico rifugio di Neruda. Dal 1950, il poeta passava la maggior parte del suo tempo a Santiago, ma quando si stancò del caos della capitale, decise di cercare un’altra casa in un ambiente più tranquillo. Ha scritto che voleva una casa che “sembrasse fluttuare nell’aria, ma fosse ben stabile sulla terra.” La casa di cinque piani, in cima alla collina Florida di Valparaiso rispecchiò il suo desiderio. Neruda la chiamò La Sebastiana, come omaggio all’architetto spagnolo Sebastián Collado, che la costruì, nel 1959.

Come Isla Negra, La Sebastiana è piena zeppa di souvenir, mappe, e ricordi di vita di mare. C’è un “bar del capitano”, dipinto di un rosa acceso, che, a quanto pare, solo Neruda poteva usare. Un ritratto dell’ammiraglio britannico Lord Cochrane, che i francesi chiamavano Le Loup des mers, è appeso su una parete, perché aiutò i cileni a formare la loro marina militare, durante la guerra di indipendenza dalla Spagna.

Le case di Pablo Neruda 07Fonte immagine: Sol Robayo via Flickr – licenza CC BY 2.0

Le case di Pablo Neruda 09Fonte immagine: AVM via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

La Chascona

Le case di Pablo Neruda 02Fonte immagine: Vera & Jean-Christophe via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

Alla fine del 1940 o all’inizio del 1950, Neruda iniziò a tradire la seconda moglie con una fisioterapista, e popolare cantante, di nome Matilda Urrutia, che era nota per i suoi selvaggi capelli rossi e ricci, e così, quando Neruda iniziò a progettare una casa per i loro appuntamenti segreti, la chiamò “La Chascona “: quella con i capelli arruffati.

Le case di Pablo Neruda 12Fonte immagine: maddiefern via Flickr – licenza CC BY 2.0

Immersa nel tranquillo quartiere Bellavista della capitale, La Chascona è una spruzzata di blu in una strada senza uscita. Anche in questa casa le camere sono ingombre delle collezioni di Neruda: posacenere, bambole polacche, mappe, vecchie bussole di navigazione, e maschere tradizionali. C’è una foto di Walt Whitman su un tavolo, ma ciò che maggiormente attira l’attenzione è un dipinto del pittore messicano Diego Rivera, un ritratto di Matilda stessa.

Ritratto di Matilda di Diego Rivera

Le case di Pablo Neruda 16Immagine d’archivio via Wikiexplora

Il ritratto mostra Matilda con due facce, come una sorta di mitico mostro-regina, il rosso della chioma si stempera su un fresco sfondo verde. Da un lato, i riccioli dei suoi capelli formano un disegno col profilo di Neruda. Si tratta di un dipinto strano e non particolarmente pregevole, ma il ritratto di certo dimostra l’entusiasmo del poeta per colei che fu la musa dell’ultima fase della sua carriera.

Le case di Pablo Neruda 06Fonte immagine: Arturo Rinaldi Villegas via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Le case di Pablo Neruda 11Immagine di Marcelo Ois Lagarde via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Matilda ha ispirato diversi volumi di poesie del premio Nobel, e alla fine è diventata la sua terza moglie. I due sono ora sepolti insieme a Isla Negra, la casa più amata dal poeta.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.