Le Scarpette del Titanic: la commovente storia di Sidney Goodwin

Dopo l’affondamento del Titanic la nave MacKay-Bennet era stata incaricata, insieme ad altre, del recupero dei corpi delle vittime del naufragio. Fra tutte, fu quella che ne recuperò di più.

Moltissimi corpi vennero sepolti in mare dopo il riconoscimento (quando possibile), mentre 209 furono portati nel porto più vicino, ad Halifax. 150 di questi, non reclamati dalle famiglie, vennero sepolti nel cimitero dedicato al Titanic.

40 di questi non erano identificabili. Molti erano danneggiati dall’affondamento ma uno, in perfette condizioni, colpì profondamente l’equipaggio della nave recupero e venne nominato corpo #4.

Era quello di un bambino di circa due anni, la più giovane vittima ritrovata del naufragio, che pareva quasi addormentato, ancora con i suoi abitini e le scarpette. L’equipaggio della MacKay Bennet pagò i funerali e la tomba del piccolo che divenne il simbolo dei 50 bambini morti nel naufragio.

Dall’esame degli abiti si capì subito che era un passeggero della terza classe

Clarence Northover, sergente della polizia di Halifax, seguì le istruzioni dell’epoca di bruciare gli abiti delle vittime, ma non ebbe il coraggio di bruciare il piccolo paio di scarpe che indossava il bambino, e le conservò in un cassetto della sua scrivania. Alla morte, il nipote del sergente le donò al Museo Marittimo dell’Atlantico di Halifax.

Per anni il piccolo ignoto e le sue scarpette restarono nella mente e nella curiosità dei tanti visitatori che avrebbero voluto dargli un nome

Nel 2000 due storici canadesi ottennero il permesso di esumare i piccoli resti per effettuare dei test del DNA, e nel 2001 vennero prelevati un pezzo di osso e alcuni denti. Cominciò così il lavoro di ricerca dei parenti della giovanissima vittima del naufragio e il tentativo di identificarlo con un nome certo.

Fra i tanti nomi nelle liste del Titanic, si arrivò a 5 possibili candidati, ma 3 furono subito esclusi perché troppo piccoli per quella dentatura e perché il DNA non trovava corrispondenza.

Rimanevano 2 candidati:

 Eina Panula, finlandese di 13 mesi, e Sidney Goodwin, inglese di 19 mesi

Nel 2002 la scelta cadde sul piccolo Eina, ma le scarpette lunghe 14 centimetri parevano troppo grandi per un bimbo di 13 mesi.

Successivi esami del DNA del 2011 confermarono che al 98% i resti erano del piccolo Sidney Goodwin. Il corpo di Eina non venne mai ritrovato, così come nessuno della sua famiglia.

Sidney Goodwin viaggiava sul Titanic con i genitori e 5 fra fratelli e sorelle. Nessuno di loro si salvò, e apparentemente nessuno dei loro corpi venne recuperato e riconosciuto.

Si stavano trasferendo in America perché lo zio, che risiedeva vicino alle cascate del Niagara, aveva chiamato il fratello per un lavoro. La famiglia aveva prenotato sulla nave ‘New York’ ma, a causa di uno sciopero, la nave era in ritardo e vennero trasferiti sul Titanic.

Non si sa nulla del loro viaggio, probabilmente la famiglia era stata separata a bordo, padre e tre figli maschi in una cabina e madre, due figlie e il piccolo Sidney in un’altra, posizionate ai due lati opposti della nave, a prua e poppa. Dato che vigeva la separazione dei sessi nelle cabine di terza classe probabilmente saranno stati ben lontani durante il disastro senza poter passare insieme gli ultimi momenti della loro vita.

Molti passeggeri di terza classe riuscirono a raggiungere i ponti quando le scialuppe erano già tutte in mare

Quando Ballard trovò il relitto del Titanic, nel 1985, non venne notato alcun resto umano. Tutti i resti organici erano scomparsi, ossa, abiti e legno. Fra questi resti, le scarpe sono le uniche che resistono ancora: l’acido tannico utilizzato per il processo di conciatura della pelle le rende inattaccabili dai microrganismi marini.

Di scarpe ne furono trovate molte, e molte stranamente vicine, tanto da far pensare che fossero indossate in chissà quale tipo di circostanza di quegli ultimi drammatici momenti.

Alcuni, come Ballard, sono dell’idea che fosse scomparso il corpo dei proprietari ma che le calzature fossero il segno della presenza di una vittima. Altri sostengono che quasi tutte le vittime indossassero un salvagente e che quindi i corpi non fossero affondati insieme alla nave ma semplicemente dispersi dal movimento dell’acqua e alla fine affondati molto lontano. Secondo questi, le scarpe vengono probabilmente dai bagagli, che allora erano spesso in stoffa e non in pelle.

Le scarpe del piccolo Sidney Goodwin subirono un destino diverso. Hanno spinto i ricercatori a dare un nome al suo proprietario, consentendo, oltre 100 anni dopo il naufragio, di conoscere la storia di quella famiglia di migranti.


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