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Le “Radium Girls” e i Prodotti Radioattivi Tossici commercializzati negli Anni ’20

Se si passasse con un contatore Geiger sopra una tomba di una delle “Ragazze Radioattive”, i livelli di radiazione sarebbero ancora così alti che farebbero saltare gli aghi sulla scala quasi 90 anni più tardi. La storia dei prodotti radioattivi che conquistarono il mercato durante gli anni ’20 è curiosa e assurda, ma non sono in molti a conoscerla, oscurata da un’informazione che, oggi, non tratta più il caso.

Tutto comincia nel New Jersey qualche anno dopo le scoperte dei coniugi Curie riguardanti la radioattività, poco prima degli anni ’20. Una fabbrica locale è dedita alla pittura dei quadranti degli “orologi luminosi”, l’ultimo gadget dell’esercito statunitense che utilizzava una vernice radioattiva che si illuminava di notte. Le ragazze che pitturavano i quadranti guadagnavano 0,27 dollari a pezzo, ed erano in grado di realizzarne circa 250 ogni giorno, con un guadagno, per l’epoca, da dirigente di fabbrica. Tra il 1917 e il 1926, la U.S. Radium Corporation assunse circa 70 donne di Essex County e, nel 1927, oltre 50 di quelle donne erano morte per l’avvelenamento da vernice radioattiva che le mangiava le ossa dall’interno. Gli orologi “UnDark” andavano a ruba, e quindi il lavoro e il guadagno non mancava. Nei tempi morti alcune di queste ragazze si dipingevano le unghie con la vernice radioattiva, aumentando la propria esposizione in modo significativo.

All’inizio degli anni ’20 per dipingere gli orologi lavoravano, fra gli Stati Uniti e il Canada, circa 4.000 persone. L’inventore della vernice, il dottor von Sochocky, morì nel 1928 a causa dell’esposizione al materiale radioattivo. A oggi risulta sconosciuto il numero di morti per esposizione alle radiazioni.

D’altronde il periodo storico non consentiva ancora di comprendere i pericoli delle radiazioni e il Radio veniva visto come un nuovo “ingrediente” miracoloso da associare a qualsiasi prodotto. I prodotti commerciali a base di radio erano diventati la norma, dai dentifrici alla lana per neonati, dai giocattoli per i bambini all’acqua potabile. Tutto doveva essere radioattivo per essere più qualitativo. Anche i prodotti che in realtà non contenevano Radio venivano marcati con gli slogan “Radioattivi”, in modo da essere più facilmente commercializzabili.

A Parigi venne creata una linea cosmetica chiamata Tho-Radia, che divenne di moda e fu sviluppata dal Dottor Alfred Curie (che non aveva alcuna relazione con Pierre e Marie Curie, ma il suo nome vendette alle donne francesi l’idea di un make-up radioattivo). La linea comprendeva rossetti, creme per il viso, sapone, polveri e dentifrici contenenti torio e radio. Come metallo radioattivo fu utilizzato il Torio, che potrebbe essere utilizzato all’interno delle centrali nucleari.

La cosa più sconcertante dei prodotti radioattivi che vennero messi in commercio non fu la mancata conoscenza da parte del grande pubblico degli effetti mortali della radioattività, ma la perfetta consapevolezza di un avvelenamento di massa da parte della U.S. Radium Corporation e dei suoi scienziati.

Le alte sfere della U.S. Radium Corporation sapevano degli effetti della radioattività, e operarono un avvelenamento di massa volontario

Gli scienziati e i dirigenti dell’azienda evitarono qualsiasi esposizione all’UnDark e alle radiazioni. Mentre le giovani operaie appena uscite dal liceo leccavano le punte dei pennelli e ingoiavano radio ogni giorno, i chimici e i proprietari dell’azienda trattavano la sostanza dietro schermi al piombo, con maschere e pinze protettive.

La US Radium Corporation aveva distribuito una serie di pubblicazioni alla comunità medica per descrivere gli effetti negativi legati alle radiazioni ma, incredibilmente, i medici in quel periodo prescrivevano il radio per tutto, sia per curare un banale raffreddore sia per curare il cancro.

La parola “Radioattivo” era la chiave per vendere ogni prodotto, persino i medicinali

Nei primi anni ’20 le ragazze che dipinsero i quadranti iniziarono a mostrare i primi sintomi da avvelenamento. Le mascelle si gonfiarono e i denti caddero senza alcuna ragione apparente. Una di queste operaie si recò da un dentista per asportare un dente ma, incredibilmente, con il dente venne via un pezzo di mascella.

Quando le operaie cominciarono a sospettare che fosse l’ambiente lavorativo ad aver causato questi problemi, furono chiamati degli specialisti ad analizzarle. Famoso è il caso di Grazia Fryer, che fu dichiarata in buona salute da due medici esperti. I due furono però poi riconosciuti come un tossicologo a libro paga della U.S. Radium Corporation e uno dei vice presidenti della stessa compagnia.

Con l’aiuto di medici e dentisti a libro paga, la società respinse le accuse e fece apparire l’ambiente come idilliaco, un luogo di lavoro ideale senza alcun tipo di rischio per la salute. Inspiegabilmente la comunità medica fu connivente con l’azienda, che quindi operò indisturbata ancora a lungo.

Grazia Fryer impiegò due anni a trovare un avvocato disposto ad andare contro la U.S. Radium e il processo si trascinò per mesi. Alla donna si unirono altre quattro operaie, e i media ribattezzarono la causa “Radium Girls“. Alla prima apparizione in tribunale la loro salute era così deteriorata che nessuna poté alzare le braccia per il giuramento. Durante la seconda udienza erano tutte così malate da non poter presenziare, e quindi la causa fu sospeta per diversi mesi. Le donne infine raggiunsero un accordo extra-giudiziale che comprendeva 100.000 dollari di indennizzo, spese legali e mediche pagate e un assegno di 600 dollari annui durante tutta la loro (poca) rimanente vita. Se oggi possono sembrare poca cosa ai tempi la somma era enorme, paragonabile a diversi milioni di euro odierni.

Le donne morirono quasi tutte in breve tempo, ma segnarono un passaggio fondamentale per i diritti dei lavoratori all’interno degli ambienti di lavoro. Prima era impensabile per un singolo lavoratore citare in giudizio un’azienda per la poca sicurezza, ma dopo le “Radium Girls” divenne una pratica comune di controllo da parte degli impiegati.

La U.S. Radium continuò a produrre gli orologi luminosi e altri oggetti con la vernice radioattiva, ma dopo l’introduzione delle nuove leggi sulla sicurezza dei lavoratori non si registrarono casi di avvelenamento da radiazioni. La vita di quelle ragazze era stata sacrificata, ma non fu un sacrificio vano, e tutti i lavoratori del mondo occidentale devono qualcosa a quelle ragazze morte di avvelenamento radioattivo.

Il fiume vicino alla fabbrica:

Negli anni ’80 la fabbrica abbandonata fu oggetto di decontaminazione, e furono trovate circa 1.600 tonnellate di materiale di scarto radioattivo. Sotto trovate il documentario “Radium City” del 1987, l’unica opera cinematografica- che racconti la storia di questa incredibile parentesi venefica della storia.