Nell’isola indonesiana di Sulawesi, vicino alla città di Maros, ci sono delle spettacolari colline carsiche, le cui grotte conservano testimonianze di un passato molto remoto: impronte di mani e disegni di animali sorprendono per la vivacità dei colori e l’attenzione ai dettagli, nonostante siano state realizzate circa 40.000 anni fa: un centinaio di grotte furono decorate dagli uomini del pleistocene, con “stencil” di mani e pitture rupestri di animali selvatici, dipinti così bene che si può capirne anche il genere, come nel caso di un babirusa (una specie di cinghiale) femmina.

Le grotte di Maros non sono una scoperta recente: due naturalisti svizzeri, già nel 1906, ne avevano parlato, menzionando anche i dipinti. Nel 1950 l’archeologo olandese HR van Heereken descrisse per la prima volta le pitture rupestri, che però non furono considerate significative. Fino al 2014 mai nessuno si era preoccupate di datarle con metodi scientifici: il clima tropicale e l’erosione delle rocce facevano pensare che non potessero essere più vecchie di 10.000 anni.

Fotografia di Cahyo Ramadhani condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Oggi rimangono solo alcuni frammenti di queste opere, ma il dato significativo è il periodo a cui risalgono. La ricerca congiunta di un team australiano-indonesiano ha stabilito, grazie a test con uranio radioattivo, che le impronte delle mani risalgono approssimativamente a 39.900 anni fa, e sono quindi coeve, o di poco antecedenti, a quelle trovate in Europa a El Castillo, in Spagna, (40.800 anni fa); a quelle di Gorham (39.000 anni fa) a Gibilterra, e a quelle di Fumane (fra 36.000-41.000 anni fa), vicino a Verona. Un’altra analogia temporale riguarda la raffigurazione di animali che, sia in Indonesia sia in Europa, furono realizzate in un arco temporale che va dai 38.000 ai 20.000 anni fa. Fino alla datazione dei dipinti delle grotte di Maros, era convinzione comune che la creatività umana – che implica coscienza di sé e capacità di elaborare pensieri astratti – e in particolare l’arte rupestre, fosse nata in Europa, e solo molto dopo in altri continenti.

Gli scienziati hanno sempre creduto che gli esseri umani abbiano cominciato ad esprimersi artisticamente dopo la migrazione dall’Africa in Europa. Le popolazioni che dal vecchio continente si spostarono in tutto il mondo avrebbero poi diffuso nel globo la capacità di creare arte.

“E’ una prospettiva eurocentrica del mondo” dice il professore australiano Aubert, ma le ricerche nelle grotte di Maros dimostrano che in Asia gli artisti rupestri realizzavano le loro opere contemporaneamente ai loro “colleghi” europei: ciò significa che questa espressione artistica si sviluppò in aree distinte, nello stesso periodo.

Un’altra ipotesi suggerisce che gli esseri umani che lasciarono l’Africa 70.000 anni fa, avessero già le conoscenze necessarie alla realizzazione di opere d’arte rupestre. Se così fosse, prima o poi, qualche grotta africana non ancora esplorata potrebbe riservare delle sorprese, con pitture murali molto più antiche. Secondo Aubert è possibile: “E’ solo che non le abbiamo ancora trovate, o che non sono state datate. Penso che sia una questione di tempo.”

Sotto, il babirusa ricostruito in computer grafica, dove vengono evidenziati i punti che sono stati utilizzati per determinare l’età della pittura rupestre:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.