Le perversioni e gli scandali del Marchese de Sade

C’è stato un tempo in cui il marchese de Sade aveva gli occhi azzurri, i capelli biondi e uno spiccato fascino aristocratico. Si dilettava nell’ingaggiare prostitute, sedurre donne e appagare i suoi gusti sessuali attraverso il dolore. Le ferite, le sevizie e le urla, che col piacere tradizionale avevano ben poco a che fare, lo eccitavano. L’opinione pubblica lo considerava un apostolo del male, ma a lui non importava.

Il marchese de Sade da giovane – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Poi iniziarono gli arresti; le detenzioni divennero sempre più lunghe e, sul finire della sua vita, ciò che restava di lui era un’ombra rispetto alla leggenda che lo avvolgeva. È il 1814 e uno studente di medicina del manicomio di Charenton lo descrive con queste parole:

Spesso l’ho trovato camminare da solo, con passo lento e pesante, vestito con negligenza. Non l’ho mai sorpreso a parlare con qualcuno. Mentre gli passavo davanti lo salutavo e lui rispondeva al mio saluto con quella gelida cortesia che fa scartare ogni idea di iniziare una conversazione. […] L’unico effetto che ha avuto su di me è stato quello di un vecchio signore altezzoso e taciturno”.

Il marchese de Sade – Immagine di Mary Evans condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il paziente più illustre è proprio de Sade, ma solo di nome. È obeso, afflitto dalla cecità e dall’inesorabile scorrere del tempo. Muore il 2 dicembre del 1814, all’età di 74 anni. Lascia in eredità al mondo i suoi scritti e la sua biografia; la biografia di un uomo che, fra il XVIII e il XIX secolo, ha scandalizzato l’Europa intera.

Il conte Jean Baptiste François Joseph de Sade, padre del marchese – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Donatien Alphonse François de Sade nasce il 2 giugno del 1740 a Parigi. È il discendente di una delle più antiche dinastie della Provenza, figlio del conte Jean Baptiste François Joseph de Sade e di sua moglie, Marie Eléonore de Maillé de Carman, nipote del Cardinal Richelieu e dama di compagnia di Carolina d’Assia-Rotenburg, principessa di Condé.

Marie Eléonore de Maillé de Carman, madre del marchese – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La madre partorisce nell’Hôtel de Condé di Parigi, dove trascorse la prima infanzia. Suo padre, un diplomatico al servizio del principe elettore di Colonia, è sempre in viaggio e, nel 1744, Marie Eléonore parte per accompagnarlo.

L’Hôtel de Condé dove nacque il marchese – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il piccolo de Sade ha solo quattro anni quando i genitori lo affidano alla nonna paterna e a suo zio Jacque François Paul Alphonse de Sade, abate di Saint-Léger d’Ebreuil, noto libertino e celebre letterato, che ha il merito di individuare in Laura de Noves, moglie di Hugues III de Sade, la Laura cantata dal Petrarca.

Laura de Noves, antenata del marchese – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Lo zio si occupa della sua educazione fino ai 10 anni, poi lo manda a Parigi per studiare nel prestigioso Liceo Louis-le-Grand, dove il ragazzo si appassiona alla letteratura, alla filosofia e al teatro.

Il Liceo Louis-le-Grand – Immagine di Pline condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Entra nell’Accademia militare e, poco più che sedicenne, ottiene il grado di sottotenente del Reggimento di Cavalleria Leggera della Guardia del Re. Allo scoppio della Guerra dei Sette Anni presta servizio sul fronte prussiano e inizia a condurre una vita dissoluta, caratterizzata dalla costante ricerca di nuove fantasie da appagare.

Alcuni momenti salienti della Guerra dei Sette Anni – Immagine di Blaue Max condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Finita la guerra, il 10 febbraio del 1763, si congeda e torna al castello di famiglia di Lacoste, dove inizia una relazione con una giovane donna della nobiltà locale, Laure Victoire Adeline de Lauris, e si dà alla mondanità. In quegli anni sperpera grosse somme di denaro, frequenta case di piacere e camerini delle attrici, e tutti lo riconoscono come un aristocratico scapestrato. Per salvare la reputazione della famiglia il padre organizza un matrimonio combinato con Renée Pelagie Cordier de Launay de Montreuil, figlia di un ricco magistrato della nuova nobiltà francese. I due si sposano il 17 maggio del 1763 nella chiesa di Saint-Roch di Parigi, e vanno ad abitare nel castello normanno di Échauffour, di proprietà dei Montreuil. Ma dopo cinque mesi iniziano i problemi.

Renée Pelagie Cordier de Launay de Montreuil – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

A ottobre de Sade va a Parigi e paga delle prostitute per trascorrere qualche giorno all’insegna dei piaceri. Una di loro, tale Jeanne Testard, rimane tanto scandalizzata dalle sue perversioni che lo denuncia. Il 29 ottobre viene arrestato e incarcerato, per poi essere liberato grazie all’intervento dei suoceri, che chiedono al re di rilasciarlo. L’accordo prevede che il marchese torni al castello di Échauffour e non lo lasci senza autorizzazione della corte, ma l’aprile successivo, siamo nel 1764, ottiene il permesso di soggiornare a Parigi, dove diventa amante di mademoiselle Colette, un’attrice di teatro. La relazione è innocua – all’epoca tutti i nobiluomini avevano amanti e avventure – ma l’anno dopo la suocera lo persuade a troncare. Colette a parte, non fa parlare troppo di sé, e l’11 settembre Luigi XV revoca l’ordine di confinamento. De Sade ricomincia a frequentare case di piacere e donne disposte a soddisfare le sue curiose esigenze sotto le lenzuola.

Luigi XV – Immagine di Louis-Michel van Loo condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Ma in pratica:

Cosa piace al Marchese De Sade?

Il marchese gioca con il dolore, frustando e umiliando le sue amanti, e le voci si scatenano. Il suo nome finisce sul taccuino dell’ispettore Marais, incaricato da Luigi XV di controllare e documentare le abitudini sessuali della corte, ma a de Sade sembra non importino le conseguenze delle sue azioni spregiudicate. Nel 1765 si innamora della ventiduenne mademoiselle de Beauvoisin, una nota cortigiana. Con lei si trasferisce per alcuni mesi a Lacoste e la porta con sé agli eventi mondani a cui presenzia. La suocera scopre tutto e gli ordina di tornare da Renée, ma, fra alti e bassi, continua a frequentare la mademoiselle per altri due anni. Nel frattempo, il 24 gennaio del 1767, suo padre muore, quindi De Sade eredita i titoli nobiliari e diventa il capofamiglia, con moglie e tre figli, una responsabilità che però non lo frena dal continuare a divertirsi in modo spregiudicato.

Panoramica della città di Lacoste – Immagine di ArjenW condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Nel 1768 ha luogo il primo dei due scandali che lo trasformano in una leggenda nera del Settecento. Il 3 aprile è a Parigi e in Place des Victoires incontra una mendicante, la trentaseienne Rose Keller.

Place des Victoires a fine XIX secolo – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Stando al racconto della donna, de Sade le propone un lavoro da governante, la porta nel suo alloggio nella vicina Arcueil e la rinchiude in uno sgabuzzino, dove la costringe a spogliarsi e la sottopone a diversi giochi erotici, fra cui la fustigazione e il versamento di cera ardente sulle ferite. Quando il marchese è stanco, Rose si cala da una finestra e corre alla gendarmeria della città per denunciare l’accaduto.

La casa di Arcueil dove de Sade condusse Rose Keller – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Le voci sul sadismo del Marchese si spargono in tutta Europa e Luigi XV ordina immediatamente l’arresto. De Sade viene catturato, ma davanti al giudice contesta la testimonianza di Rose e spiega che la donna è in realtà una prostituta, consapevole dei giochini a cui sarebbe stata sottoposta. I giudici non lo ascoltano e lo riconoscono colpevole di torture e sevizie. Anche se la vicenda è di pubblico dominio, la suocera convince il sovrano a rilasciare una lettre de cachet, un ordine reale al di sopra della legge, in favore del genero. Alla fine poi comunque Rose ritira le accuse (ovviamente dietro lauto compenso) e il marchese se la cava con una semplice ammenda.

Un esempio di lettre de cachet firmata da Luigi XV nel 1759 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Ma il marchese è tutto fuorché pentito delle sue azioni. Continua con la sua vita sopra le righe, e nell’estate del 1772 rimane coinvolto in un secondo scandalo: l’affaire di Marsiglia. Il 25 giugno adesca tre prostitute ventenni, offre loro quelli che poi definisce dei “confetti afrodisiaci” e appaga le sue perversioni in un’orgia sadica. Sulla via di casa le ragazze si sentono male e una di loro, Marguerite Coste, denuncia l’accaduto alla polizia. Secondo i rapporti dell’epoca, il marchese cerca di avvelenarle con la cantaridina, una sostanza estratta da un coleottero, la Lytta vesicatoria, ritenuta un afrodisiaco o un veleno.

La Lytta vesicatoria, il coleottero che produce la cantaridina – Immagine di Franco christophe condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Ancora una volta lo scandalo dilaga e il marchese scappa in Italia, ma prima seduce la cognata, Anne Prospère de Launay, che lo segue nella fuga. In Francia viene riconosciuto colpevole di avvelenamento e sodomia, condannato a morte in contumacia e giustiziato in effigie, una sorta di esecuzione simbolica.

Anne-Prospère de Launay de Montreuil, cognata e amante del marchese – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

In Italia si sposta di città in città per evitare che gli agenti francesi lo rintraccino, ma ormai si è fatto un nemico potente: la suocera. La donna non gli perdona di aver disonorato Renée e coinvolto anche l’altra sua figlia, e quindi convince Carlo Emanuele III di Savoia, sovrano del Regno di Sardegna, a braccare il marchese, che viene arrestato a Chambéry l’8 dicembre del 1772 e rinchiuso nel castello di Miolans.

Il castello di Miolans – Immagine di Florian Pépellin condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

La moglie cerca in tutti i modi di vederlo, arriva addirittura a travestirsi da uomo per raggiungere la sua cella, e il 30 aprile del 1773 corrompe le guardie carcerarie e lo fa evadere. La suocera però non si dà per vinta e ottiene una nuova lettre de cachet, nella quale il re ordina la caccia all’uomo. La moglie Renée si oppone alla madre e cerca di trascinarla in tribunale con l’accusa di persecuzione nei confronti dello sposo. Per qualche anno il marchese rimane a piede libero, deciso ad appagare le sue perversioni. Nel 1776 si trasferisce a Lione insieme alla moglie e assume cinque domestiche, con le quali naturalmente organizza un’orgia in una stanza segreta del castello.

Il marchese de Sade in prigione – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nel 1777 viene a sapere che la madre è in punto di morte e raggiunge in incognito Parigi. La suocera scopre lo spostamento, informa le autorità e lo fa arrestare il 13 febbraio.

Di tutti i mezzi possibili che la vendetta e la crudeltà potrebbero scegliere, […] hai scelto il più orribile di tutti. Sono andato a Parigi per raccogliere gli ultimi sospiri di mia madre. Non avevo altro scopo che vederla e baciarla per l’ultima volta, se esisteva ancora, o piangerla, se aveva già cessato di esistere. E quel momento è stato quello che hai scelto per fare di me, ancora una volta, la tua vittima”.

Il castello di Vincennes – Immagine di ignis condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Ha così inizio un lungo periodo di reclusione nel castello di Vincennes. I primi quattro anni li trascorre in isolamento, ma ha qualche privilegio, in fondo è un nobile. In tutto quel tempo il suo unico contatto umano è con la guardia che gli porta il cibo; per il resto, il marchese si circonda di libri e inizia la stesura di alcuni manoscritti.

L’interno della cella di De Sade a Vincennes – Immagine di Chatsam condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Ma la moglie Renée è tutt’altro che rassegnata a perdere il marito per colpa della madre, e intraprende una crociata personale per ottenere la sua libertà. Nel 1778 riesce a far riaprire il caso di Marsiglia. Il processo in cui lo si era riconosciuto colpevole viene annullato per le numerose irregolarità, ma sulla sua testa pende ancora la lettre del re e il marchese non viene scarcerato. La suocera è sempre in prima linea contro il genero, e pur di convincere la figlia ad abbandonare il marito le toglie tutti i fondi e la lascia in stato di indigenza.

Una delle lettere che il marchese scrisse alla moglie durante la prigionia – Immagine di Chatsam condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Il 29 febbraio del 1784 de Sade viene trasferito alla Bastiglia, dove intensifica la sua attività letteraria clandestina. Per l’opinione pubblica le sue opere sono solo un compendio di oscenità e Bernard-René Jourdan, marchese de Launay e governatore della fortezza, lo tiene sotto stretta sorveglianza.

La Bastiglia prima del 1789 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il marchese sa che quel che scrive viene sottoposto a censura, e si adegua a scrivere con una calligrafia minuscola su di un rotolo di carta facilmente occultabile. Nel frattempo, l’eco della rivoluzione raggiunge la sua cella e il 2 luglio afferra il tubo adibito all’evacuazione delle feci e lo usa come megafono per incitare la folla attraverso la finestra. Quel gesto gli costa il trasferimento al manicomio di Charenton il 12 luglio, due giorni prima della presa della Bastiglia.

Bernard-René Jourdan, marchese de Launay e ultimo governatore della Bastiglia – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

De Launay ha così tanta fretta di sbarazzarsi di quel prigioniero che non gli dà nemmeno l’opportunità di raccogliere le sue cose e, nella cella della Bastiglia, de Sade lascia un’ingente quantità di libri e molti dei suoi manoscritti, incluso quello de Le 120 giornate di Sodoma, poi ritrovato e pubblicato.

Il manoscritto originale de Le 120 giornate di Sodoma – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 13 marzo del 1790 l’Assemblea Rivoluzionaria sopprime il valore esecutivo delle lettres de cachet. Dopo 13 anni di prigionia, il 1° aprile il Marchese de Sade torna in libertà e raggiunge la moglie, la quale ormai vive in un convento. La donna non vuole più vederlo, e il successivo 9 giugno chiede e ottiene la separazione. I motivi del voltafaccia non sono certi, ma probabilmente Renée si è arresa al volere della madre per riottenere un sostegno economico per sé e per i figli.

In quel periodo le scrive una lettera:

«Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino».

Una delle illustrazioni erotiche presenti nel romanzo Juliette di de Sade – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il fallimento del suo matrimonio non demoralizza il marchese, e ad agosto incontra Constance Quesnet, un’attrice quarantenne abbandonata dal marito. Nel giro di qualche mese trova una certa stabilità economica e il 1° novembre si trasferisce a rue des Mathurins insieme alla nuova compagna. In quegli anni cerca in tutti i modi di lasciarsi il passato alle spalle: assume il nome di Louis Sade, per nascondere le sue origini nobiliari, e svolge diversi incarichi per conto del governo rivoluzionario. Ma l’8 dicembre del 1793 la polizia parigina lo arresta in qualità di nemico della Repubblica.

Il marchese de Sade interrogato dalla polizia – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Non sappiamo cosa sia successo realmente, ma de Sade viene condannato a morte e, fino all’estate del 1794, rimbalza da una prigione all’altra. Quando la sentenza contro lui e altri 28 imputati diventa esecutiva, l’usciere va per prelevarlo dalla cella e condurlo alla ghigliottina, ma non riesce a trovarlo. Il marchese si è salvato per miracolo e, dopo la morte di Robespierre, la fine del Regime del Terrore gli consente di esser scarcerato. A partire dal 1795 lui e Constance vivono in totale povertà, e pur di guadagnare qualcosa pubblica clandestinamente alcuni romanzi, incluso il suo celebre Justine. Questo libro scandalizza la Francia, Napoleone lo definisce: “il libro più abominevole mai generato dall’immaginazione più depravata”.

Raffigurazione di Napoleone che getta una copia di Justine nel fuoco – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il motivo è semplice. Justine è la storia di un’adolescente, orfana e devota cristiana, che, nell’arco di quindici anni, rimane coinvolta in stupri, orge e giochi perversi d’ogni genere. Sul finale sta per essere condannata a morte, ma viene soccorsa dalla sorella Juliette, in seguito protagonista di un romanzo tutto incentrato su di lei, che le salva la vita. A differenza sua, Juliette ha ceduto ai piaceri di una vita dissoluta, si è guadagnata una posizione di tutto rispetto e amicizie molto influenti che le hanno permesso di sottrarre Justine a un tragico destino.

Una delle edizioni clandestine di Justine – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nei primi anni dell’Ottocento la polizia parigina si ritrova a investigare sul misterioso autore del romanzo e nel 1801 riesce a risalire a de Sade, che viene arrestato insieme al suo editore, Nicolas Massé. Non c’è alcun processo e i giudici lo condannano a marcire nel manicomio di Charenton, dove i medici gli diagnosticarono “un perpetuo stato di demenza libertina”. Fa ridere pensare che essere libertini fosse considerata una malattia all’epoca, ma questa era la realtà dei fatti. Constance continua a stargli vicino: si spaccia per sua figlia e, con la scusa di accudirlo, si trasferisce nella struttura. Ma il lupo perde il pelo, non il vizio. A più di sessant’anni seduce e porta a letto Magdeleine Leclerc, la figlia tredicenne di un’infermiera, all’epoca comunque da considerare una donna, e quindi si vede rifiutate le continue richieste di scarcerazione.

Ingresso del manicomio di Charenton, oggi Hôpital Esquirol – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Jean-Pierre Bachasson, conte di Montalivet e ministro dell’interno chiamato a decidere sul suo destino, scrive: “È affetto dalla più pericolosa forma di pazzia. […] I suoi scritti sono parimenti folli così come la sua parola e la sua condotta”.

Jean-Pierre Bachasson, ministro dell’interno dal 1809 al 1814 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 14 giugno del 1808, de Sade viene a sapere che suo figlio Louis Marie ha ricevuto una menzione d’onore nei dispacci militari della battaglia di Friedland dell’anno prima. Intuisce il potenziale della notizia e scrive una lettera a Napoleone, dove si presenta come il padre di un valoroso soldato francese in cerca di libertà. Ma l’Imperatore conosce fin troppo bene la fama del marchese e ignora la richiesta. Nel 1814 le sue condizioni si aggravano e, il 2 dicembre, suo figlio Claude Armand gli fa visita mentre Constance era fuori città per sbrigare delle faccende. Quella stessa notte de Sade muore in seguito a una crisi respiratoria. Armand, presente al capezzale del padre, legge il suo testamento, redatto nel 1806. Il marchese ha lasciato tutto a Constance, disponendo delle ultime volontà coerenti con la sua biografia.

Estratto finale con firma del testamento del marchese de Sade – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Ha chiesto che il suo cadavere sia lasciato senza vestiti, messo in una semplice cassa e sepolto in un luogo non riconoscibile. Il figlio ignora la richiesta e brucia tutti i manoscritti inediti del padre. Il marchese era un ateo convinto, ma viene sepolto nel cimitero di Charenton sotto una croce cristiana senza nome. Nel 1818 gli addetti al manicomio lo esumano per rimuoverne il cranio e donarlo alle ricerche della scienza frenologica. Il corpo viene poi risepolto in un’altra posizione del cimitero, ma la tomba finisce perduta. Ironia della sorte, le ultime volontà del marchese sono quindi state esaudite: oggi nessuno sa dove sia sepolto, né che fine abbia fatto il suo cranio.

Il marchese de Sade – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Così si chiuse il grande romanzo di Donatien Alphonse François de Sade; colui che prestò il nome a una parafilia, il sadismo, e scandalizzò tutta l’Europa con le sue opere immorali e la sua vita da libertino.


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