Nonostante siano stati in molti, nel corso degli anni, a non tornare più indietro, ci sono centinaia di persone che vanno a cercar guai in una zona ancora veramente selvaggia del leggendario West degli Stati Uniti, in Arizona. Sono le Superstition Mountains, non lontane dalla capitale Phoenix, “un’area selvaggia con un terreno aspro e improvvisi sbalzi di temperatura” dove escursionisti poco attrezzati possono morire di ipotermia quando il tempo cambia bruscamente, e dove comunque d’estate il caldo è infernale e d’inverno il freddo taglia le ossa.

Uno scorcio delle Superstition Mountains

Cosa cerca chi decide di sfidare la sorte addentrandosi nelle Superstition Mountain?

Insegue un sogno, una leggenda vecchia addirittura di secoli se si risale proprio alle origini della storia, quella della Lost Dutchman Mine, la Miniera Perduta dell’Olandese.
Una ricchissima miniera d’oro, da qualche parte là nelle “Montagne delle Superstizione” (il nome la dice lunga sul luogo…) aspetta solo di essere trovata da chi ha il coraggio di andare a cercarla.

La Miniera potrebbe essere solo un mito, o meglio un insieme di diverse leggende, ma c’è più di qualcuno che crede alla sua esistenza.

Francisco Vasquez de Coronado

Partendo da lontano, pare che la storia nasca nel 1540, quando Francisco Vasquez de Coronado conduce una spedizione alla ricerca delle “Sette città d’oro di Cibola”. Gli spagnoli raggiungono (ma bisognerebbe usare il condizionale) l’area delle Superstition Mountain, abitata da nativi Apache, che raccontano di tutto quell’oro nascosto nelle viscere della montagna. Nessuno però è disposto ad accompagnarli, perché le montagne sono per loro la dimora del dio del tuono, un terreno sacro che non si può violare.
Gli spagnoli non ascoltano gli ammonimenti degli Apache, ma durante l’esplorazione iniziano a scomparire uno a uno, e quelli che vengono ritrovati sono morti e con i corpi mutilati. I sopravvissuti scappano e danno al luogo il nome “Monte Supersticion”.

Padre Eusebio Kini

La storia prosegue con il gesuita Padre Eusebio Francisco Kino (che in realtà si chiama Eusebio Francesco Chini), che arriva in quella zona all’incirca 150 anni dopo De Coronado. Kino va lì per evangelizzare i nativi – e fa un enorme lavoro a loro favore – ma lui è anche un geografo, cartografo, esploratore, astronomo, che viaggia a cavallo per 130.000 chilometri quadrati, e pare che si sia lasciato affascinare dalla leggenda della miniera d’oro. Forse trova davvero dell’oro, ma non è assolutamente certo che provenisse dalla leggendaria miniera.

Famiglia Peralta

La leggenda prosegue con la famiglia Peralta, sulla quale ci sono notizie molto contraddittorie, molte delle quali forse totalmente false. Pare comunque che, intorno al 1840, i Peralta fossero la famiglia più influente di Sonora, con grandi interessi in Arizona, che all’epoca apparteneva al Messico. Sembra che Don Miguel Peralta e i suoi figli abbiano scoperto “Las minas de la Sombreras” (le Miniere del Sombrero), che erano proprio nei Monti Superstition, in territorio Apache. La loro ultima spedizione, nel 1847, si scontra con i nativi, che non tollerano l’invasione del loro territorio sacro e per questo uccidono tutti. Tutti meno Gonzalez Peralta, che incide su delle pietre la mappa per arrivare alle miniere, che poi passa al figlio Miguel, che a sua volta la cede a due soci tedeschi, Jacob Waltz e Jacob Weisner, che gli hanno salvato la vita.

Dottor Abraham Thorne

Sembra che gli Apache in realtà sapessero dove fosse l’ubicazione della miniera. Per sdebitarsi con il dottor Thorne che aveva curato qualcuno di loro, lo portano, bendato però, proprio nella famosa miniera, dove gli consentono di prendere tutto l’oro che può portare con sé. Qualche anno dopo il dottore torna da solo a cercare la miniera e la trova, perché riconosce una formazione rocciosa che ha visto quando gli era stata tolta la benda. Gli Apache però puniscono la sua avidità e lo uccidono.

Ingresso al Lost Dutchman State Park

Jacob Walz, l’olandese

Verso la fine degli ’60 dell’800 un cercatore d’oro tedesco (detto olandese perché all’epoca il termine dutchman si usava indifferentemente) è in Arizona insieme al suo socio Jacob Weisner. Forse trovano l’oro da soli, o forse grazie alle indicazioni del fantomatico Peralta, comunque sia i due scoprono la miniera e iniziano a sfruttarla. Un giorno Waltz va a fare provviste e quando torna trova Weisner morto. Allora decide di caricare tutto l’oro che può e se torna a Phoenix, senza mai più avventurarsi nelle Superstition Mountain. Muore nel 1891 o 1892 senza mai rivelare il segreto della miniera. Lui è l’unico personaggio di cui è certa l’esistenza, ma della sua vita non si sa molto altro.

La tomba di Jacob Waltz a Phoenix

immagine condivisa via Wikipedia -licenza CC BY-SA 3.0

Da allora la miniera viene chiamata appunto “miniera perduta dell’olandese”, e in questi cento e passa anni c’è sempre stato qualcuno (circa 8000 persone l’anno) che è andato a cercarla, nonostante la sua storia sia un intreccio basato su racconti inaffidabili derivati da altre narrazioni (esiste più di una miniera perduta negli Stati Uniti).

In parecchi sono rimasti lassù, nelle Superstition Mountain, morti proprio a causa della natura selvaggia del territorio, o per il caldo o per il freddo, o forse chissà, per un’antica maledizione Apache.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.