La maestosa città di Persepoli veniva definita dallo storico Diodoro Siculo, in un tempo assai lontano, “la città più ricca sotto il sole”, rappresentazione della magnificenza e della forza dell’Impero Achemenide.

Le rovine di Persepoli

Fotografia di David Holt via Wikipedia:

Nel V secolo aC. i Persiani erano una potenza mondiale, in grado di dominare sul più vasto impero della storia antica, che dalla Valle dell’Indo arrivava fino in Europa, dal Mar Caspio all’Egitto, attraverso la Mesopotamia e i Monti Zagros.

Stranamente, la capitale Persepoli era collocata in mezzo al nulla, distante da ogni punto d’interesse politico o strategico: una grandiosa città costruita per impressionare sudditi e nemici, e sottolineare l’immenso potere dei Grandi Re persiani.

Rovine del Tachara, il Palazzo di Dario il Grande

Fotografia di Hansueli Kraft via Wikipedia:

Persepolis è il nome greco della città, che significa Città dei persiani (o Città di Persia), mentre per gli antichi persiani era Pārsa, la stessa parola che indica anche la “Persia”.

La Porta di tutte le Nazioni

Immagine di Alborzagros via Wikipedia

Maestosa quanto strana, la città sorgeva in una regione montuosa di difficile accesso, raggiungibile solo durante la primavera e l’estate, perché durante l’inverno le piogge rendevano le strade impraticabili. Nonostante ciò, Persepoli ospitava, oltre alla sede del governo, ogni festa o celebrazione reale.

Colonna persiana

Fotografia di Luis Argerich via Wikipedia:

Fu Dario I, che governò dal 522 al 486 aC, che diede inizio alla costruzione della città, in un luogo che aveva indicato Ciro il Grande, il fondatore dell’Impero Achemenide. Fu poi Serse, figlio di Dario, a completare l’opera, terminando la costruzione dei principali edifici monumentali, come l’Apadana (o Sala delle Udienze), la Sala del Consiglio, e quella del Tesoro Imperiale.

Sotto, Rovine del Palazzo di Artaserse:

Fotografia di Masoudkhalife, CC BY-SA 4.0.

I resti di Persepoli si trovano a circa 50 chilometri dalla città di Shiraz, in Iran, addossati al Monte Rahmet, che ha una funzione importante nell’organizzazione urbanistica di Persepoli: il sito fu meticolosamente progettato, non seguendo la naturale conformazione del terreno, ma realizzando una piattaforma pianeggiante che si appoggia, da un lato, alla montagna, mentre gli altri tre sono sostenuti da muri che seguono la pendenza del terreno.

Disegno di Gérad Jean-Baptiste – 1713

Era nell’area più alta della città, riservata alla famiglia reale, che sorgevano i magnifici edifici pubblici, come l’Apadana, la Sala del Trono, la Porta di tutte le Nazioni, il Tesoro e l’harem, oltre che i palazzi di Dario e Serse.

La Scala di Persepoli

Fotografia di A. Davey via Wikipedia:

Diodoro Siculo racconta che la città era circondata da tre cinta di mura: la prima alta sette metri, la seconda circa quattordici, e l’ultima trenta, tutte dotate di torri di guardia. Di queste fortificazioni non rimane però traccia. Resta invece quasi intatta la grande Scala di Persepoli, una doppia scalinata simmetrica che conduceva al terrazzamento, di fronte alla futuristica Porta di tutte le Nazioni: i rilievi lungo i parapetti della Scala raffigurano le processioni dei rappresenti di 23 nazioni sottomesse all’impero, che andavano a rendere omaggio al Grande Re.

Sudditi armeni portano il loro famoso vino al Grande Re

Fotografia di Philip Maiwald via Wikipedia:

Egiziani, indiani, assiri, sono facilmente identificabili dagli abiti e dai tratti somatici, mentre due grandi lamassu (divinità con il corpo di toro e testa umana) fanno da guardia agli ingressi nei due lati della Scala, dove è riportato, in tre lingue diverse, il nome di Serse, perché tutti sapessero chi aveva ordinato la sua costruzione

Iscrizioni in tre lingue diverse

Immagine di Davide Mauro via Wikipedia

Poi c’era la Sala del Trono, o Palazzo delle Cento Colonne: una grande sala decorata con rilievi che raffigurano scene regali e di aspri combattimenti. Nata come grandioso salone da ricevimento, divenne in seguito il luogo dove veniva custodito il tesoro imperiale.

Rovine del Palazzo Apadana

Fotografia via Wikipedia:

L’Apadana, ancora più grande della Sala del Trono, era il luogo dedicato alle udienze: settantadue colonne, sormontate da sculture di animali, sorreggevano il grande tetto dell’edificio, dove oro, argento, pietre preziose, avorio, dimostravano tangibilmente la ricchezza dell’impero.

Bassorilievo con simboli religiosi dello zoroastrismo

Fotografia via Wikipedia:

Ancora oggi Persepoli è il simbolo della forza e della gloriosa storia degli Achemenidi, nonostante la devastazione subita quando Alessandro Magno, nel 330 aC, invase la Persia e arrivò nella capitale. Pare che il grande condottiero greco, almeno secondo Diodoro Siculo, abbia ordinato di incendiare la città, per pareggiare i conti con i Persiani, che avevano bruciato Atene nel 480 aC, per ordine di Serse con il suo esercito composto anche dagli “Immortali”.

Un lamassu nella Porta di tutte le Nazioni

Fotografia di Hansueli Krapf via Wikipedia:

Tracce di un incendio sono ancora visibili nella rovine della città, che confermano i racconti delle fonti storiche. Plutarco afferma che Alessandro caricò tutto il tesoro dei persiani su 20.000 muli e 5.000 cammelli, ma nonostante il saccheggio, la devastazione e gli incendi, Persepoli non scomparve completamente: nel 316 era ancora la capitale della Persia, divenuta una provincia dell’impero macedone.

Fotografia di Diego Delso via Wikipedia:

Dal 1979 Persepoli fa parte dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.