Recandosi in visita alla Concattedrale di San Giovanni, a Malta, è facile rimanere abbagliati dalle pareti e dai soffitti riccamente decorati, capolavoro del barocco del XVI e XVII secolo patrimonio UNESCO, ornati con soffitti ornati, affreschi e foglie in oro. A livello del terreno c’è però un altro tesoro, le tombe dei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, comunemente conosciuti come Cavalieri di Malta, che difesero l’arcipelago di Malta dagli assalti dei pirati e poi dalla brama di conquista dell’Impero Ottomano.

Fotografia di Myriam Thyes condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Fu proprio l’ordine dei Cavalieri a volere l’edificazione della Concattedrale, quando ormai le loro imprese militari erano diventate celebri in tutta Europa. Nel 1578, qualche anno dopo la minaccia scampata della conquista ottomana, fu inaugurata la Concattedrale di San Giovanni, nella quale furono traslati i circa 400 cavalieri caduti durante il Grande Assedio.

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La battaglia era infatti meritevole di essere ricordata nei secoli a venire. Nel 1565 Solimano il Magnifico inviò una forza di circa 48.000 uomini a invadere e conquistare l’isola. I Cavalieri erano infinitamente inferiori come numero, potendo contare su circa 550 cavalieri e 5.000 soldati. La tenacia con cui i Cavalieri difesero l’isola entrò nella leggenda della storia militare, e i 400 Cavalieri caduti furono sepolti con tutti gli onori.

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Dopo aver combattuto anche nella gigantesca battaglia navale di Lepanto, nel 1571, l’Ordine dei Cavalieri di Malta commissionò la costruzione della Concattedrale, che venne edificata in brevissimo tempo.

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Sul pavimento rimane la testimonianza dei Cavalieri e delle loro epiche imprese militari. Le loro pietre tombali sono caratterizzate da scheletri, uno dei memento mori maggiormente ricorrenti di tutta l’antichità.

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Se vi recate in visita presso la cattedrale non dimenticate di rivolgere il vostro sguardo anche verso il terreno. Troverete la testimonianza di guerrieri che vinsero un’epica battaglia.

Fotografia di Myriam Thyes condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...