Merlino il Mago: dimenticate la bonaria figura del protettore/tutore di Artù tratteggiata nel film Disney “La spada nella roccia”.

Merlino era ben altro: figlio di un demone e di una donna mortale, era uno stregone, un mago benevolo, un maestro di vita, un poeta. Oppure anche un aedo impazzito che si era ritirato a vivere nella foresta insieme agli animali, Merlino il Selvaggio, che incarna uno sciamano celtico o l’ultimo druido, custode di arcani segreti.

Ne parlò per primo lo storico gallese Nennio, che nel 9° secolo raccontò nella sua Historia Brittonum (Storia dei Brittonici), basandosi su storie precedenti, cosa era accaduto in Inghilterra dopo che legioni romane avevano abbandonato l’isola. Nella Historia di Nennio compaiono per la prima volta le figure di Artù, vincitore dei Sassoni, e di un giovane ragazzo dotato di capacità profetiche, chiamato Ambrosius.

Ambrosio Aureliano, talvolta identificato con Artù

Poi arrivò Goffredo di Monmouth, un monaco (forse) che intorno al 1136 pensò di scrivere una ponderosa opera storica, la Historia Regum Britanniae (Storia dei Re di Britannia, i quali avrebbero avuto come capostipite addirittura un diretto discendente di Enea), dove in realtà miti e leggende sono di gran lunga preponderanti rispetto agli avvenimenti storici.

Monmouth, per mettersi dalla parte del sicuro, disse di aver semplicemente tradotto un non ben definito liber vetustissimus, scritto in gallese

Secondo Monmouth, Merlino era figlio di un demone e di una donna mortale che, nata principessa, aveva poi scelto la vita monacale. Ecco perché Merlino poteva avere tante facce: aveva un legame sia con il demonio sia con Dio. Lo storico aveva riunito nella figura del suo Merlino Ambrosio i tratti di Merlino il Selvaggio e di Ambrosius, ragazzo con capacità profetiche citato da Nennio.

Merlino e Vortigern

La storia di Merlino, ancora ragazzo, si intreccia con quella del re britannico Vortigern, al quale svela il motivo del continuo crollo del castello che stava edificando: sotto al terreno c’era un lago dove dormivano due draghi, metaforica rappresentazioni di sassoni e bretoni. Non si era inventato nulla Monmouth, aveva ripreso il racconto di Nennio, che però aveva messo in bocca quelle parole profetiche al giovane Ambrosius. Come venirne a capo? Semplicemente sostenendo che Merlino si chiamava, per intero, Merlino Ambrosio…

Merlino costruisce Stonehenge con l’aiuto di un gigante

Oltre ad aver costruito Stonehenge come degna sepoltura per Aureliano Ambrosio – il condottiero romano-britannico del V secolo talvolta identificato con Artù – trasportando dei megaliti dall’Irlanda al Galles, Merlino si insinua nelle leggende arturiane quando, sempre secondo Monmouth, riesce a far assumere le sembianze del duca Gorlois di Cornovaglia a Uther Pendragon, per consentirgli di giacere con Ygrayne, la moglie del duca, della quale si era invaghito. In una notte d’amore “maledetto” al castello di Tintagel, sarà concepito Artù.

Uther Pendragon e Ygraine giacciono insieme a Tintagel

Neanche a dirlo, Ygrayne sposerà poi Uther Pendragon, re di Britannia, dopo la provvidenziale morte (nella stessa notte del concepimento di Artù) del duca. Nella sua Historia, Monmouth si dilunga molto su tutte le profezie di Merlino, ma mai parla di lui come del tutore o maestro di Artù.

Merlino detta le sue profezie


Ci pensò Robert de Boron, anni dopo, a comporre un poema interamente dedicato a Merlino, del quale rimangono pochi frammenti. Fortunatamente qualcuno ne fece una versione in prosa, dove Merlino acquista poteri magici ancora maggiori e viene collegato, per la prima volta, al mitico Santo Graal.

Nel corso dei secoli Merlino è comparso, nelle storie che compongono il ciclo arturiano, come una figura positiva e talvolta il suo contrario, un malvagio stregone. Poi addirittura si trasforma in un uomo innamorato che si perderà per la bella e astuta Vivienne.

Merlino e Vivienne

Questa sua capacità di trasformarsi, di esercitare una magia naturale, che comunque gli consentiva di spostarsi a piacimento nel tempo e nello spazio (indimenticabile la battuta “Honolulu arrivo”, nel film Disney) divennero doti inquietanti nel tardo Medioevo: in anni dove si cominciavano a vedere streghe ovunque, riuscire a invocare a piacimento i venti poteva sembrare una dote non esattamente innocua.

Ci pensò Sir Thomas Malory, (forse prete, forse cavaliere, certamente un tipo poco raccomandabile, che scrisse gran parte della sua opera in prigione) a metà del 1400, a mettere fine alle imprese di Merlino: nel suo libro “La morte di Artù”, Vivienne, con l’inganno, riesce a intrappolare Merlino sotto un macigno, che nel corso del tempo si trasformerà in una più eterea Torre di Vetro…

Dalla sua figura nasceranno tutta la serie di maghi di moltissime altre opere letterarie, su tutte i maghi de “Il Signore degli Anelli”, che contribuiranno a rendere ancora più conosciuta la storia del Mago inglese.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.