Le Impronte del Diavolo: il Mistero del Massacro della Fattoria Hinterkaifeck

In un piccolo villaggio bavarese, a circa 70 chilometri di distanza da Monaco di Baviera, il sessantatreenne Andreas Gruber vive con la moglie Cäzilia, che ha 10 anni più di lui, insieme alla figlia rimasta vedova Viktoria Gabriel e ai figli di Viktoria, Cäzilia e Josef. Pochi giorni prima dei terribili fatti che consegnano alla storia queste sei persone, Andreas parla coi vicini e gli dice di aver scoperto alcune impronte sulla neve che conducevano dal bordo del bosco fino alla casa, ma di queste nessuna tornava indietro. E continua, preoccupato, di aver sentito dei passi nella soffitta e di aver trovato anche un giornale lì alla sua fattoria, il che ovviamente è strano visto che nessuno alla fattoria acquista giornali, sono tutti semi-analfabeti.

E’ un gelido Marzo del 1922

Le stranezze sono iniziate 6 mesi prima. La cameriera, Kresenz Rieger, lascia la famiglia terrorizzata. Dice che la casa è infestata da una presenza paranormale. Dopo mesi di ricerca, e con grande difficoltà, i Gruber riescono ad assumere una nuova lavorante, Maria Baumgartner, che entra in servizio poche ore prima dei terribili fatti della fattoria Hinterkaifeck. La accompagna la sorella, che sarà l’ultima persona a vedere vivi gli abitanti di Hinterkaifeck.

Prima di spiegare uno dei casi irrisolti più strani in cui mi sia imbattuto, vi faccio un riepilogo con alcuni dei fatti che sono accertati:

  • Andreas Gruber trova delle impronte sulla neve e le segue nel mezzo del bosco, ma queste si interrompono fra gli alberi, senza portare a nulla
  • Alcuni giorni prima dei delitti, dal cassetto di una scrivania scompare il mazzo di chiavi di casa, che non sarà mai più ritrovato
  • Alla fattoria viene ritrovato un quotidiano di Monaco, mai comprato dai contadini né dai contadini delle fattorie limitrofe
  • Gruber riporta con certezza di aver udito dei passi sul soffitto
  • La serratura della stalla era stata forzata, e da quella stanza si accede alla casa vera e propria

E poi c’è il racconto di una bambina, una compagna di scuola della piccola Cäzilia Gabriel, che racconta alla madre che Viktoria era fuggita dalla fattoria la notte prima del massacro dopo una violenta lite, e solo alcune ore dopo era stata ritrovata nel bosco. Ma questi sono racconti di bambini, chissà quanto c’è di vero, anche se, dopo quel che successe, questo racconto assume tutta un’altra luce.

Il Massacro

Quel che accade quel maledetto Venerdì 31 Marzo è difficile a dirsi. Si ritiene che la coppia di adulti, così come la figlia Viktoria e sua figlia Cäzilia, vengono in qualche modo attirati nella stalla, entrando uno ad uno, dove poi vengono uccisi a colpi di piccone. E’ un massacro spietato, premeditato e non casuale. L’omicida raggiunge poi la casa, dove uccide anche il bambino di due anni, Josef, che dorme nella culla in camera da letto di sua madre, così come la cameriera, Maria Baumgartner.

Poi, tutto tace.

Passano i giorni, ma a quell’epoca non si è in contatto con persone di altre case, nella Germania rurale non ci sono telefoni e gli scambi sono meno frequenti rispetto a oggi. Tra gli omicidi e la scoperta dei corpi passano quattro giorni. Qualche ora dopo il massacro, il 1° aprile, i venditori di caffè Hans ed Eduard Schirovsky arrivano a Hinterkaifeck per prendere l’ordine. Chiamano ad alta voce, guardano un po’ in giro ma nessuno risponde, e così se ne vanno. Il cancello della rimessa è aperto, ma decidono comunque di andarsene. Cäzilia Gabriel è assente da scuola senza apparenti giustificazioni e il 2 aprile la famiglia non va a messa, ma nessuno si prende la briga di andare a vedere alla fattoria.

Tale Albert Hofner, un meccanico, va ad Hinterkaifeck la mattina del 4 aprile per riparare un motore. Non vede nessuno in giro, né in cortile né in casa, sente i rumori degli animali della fattoria, ripara un motore in circa quattro ore e mezza e poi se ne va. Anche lui non si accorge dei corpi.

Sono le 15:30 del 4 aprile, e un vicino, Lorenz Schlittenbauer, manda il figlio Johann di 16 anni e il figliastro Josef che ne ha 9 a Hinterkaifeck, per vedere se riescono a mettersi in contatto con la famiglia. I ragazzi tornano a casa e dicono di non aver visto nessuno, così Lorenz va alla fattoria con Michael Pöll e Jakob Sigl. I tre arrivano, non vedono persone in giro e iniziano a entrare negli ambienti. Alla fine guardano nel fienile e trovano i corpi di Andreas Gruber, di sua moglie Cäzilia Gruber, di sua figlia Viktoria Gabriel e della nipote Cäzilia. Passa pochissimo e aprono anche la casa dove trovano la cameriera, Maria Baumgartner, e il piccolo Josef.

Il giorno seguente il ritrovamento, il 5 aprile, il medico Johann Baptist Aumüller esegue le autopsie. Viene stabilito che l’arma del delitto è un piccone, e che la giovane Cäzilia era stata uccisa diverso tempo dopo gli altri, a causa dei capelli strappati che tiene ancora fra le mani. I cadaveri vengono decapitati dai poliziotti, e i teschi inviati a Monaco di Baviera, dove alcune chiaroveggenti tentano di mettersi in contatto con i morti (ovviamente) senza risultato.

La comunità rurale di Monaco è sconvolta, chi ha potuto compiere un delitto tanto efferato, prendendosela anche con dei bambini?

L’ispettore Georg Reingruber, insieme ai colleghi del dipartimento di polizia di Monaco, tentano di raccogliere quanti più indizi per spiegare un delitto tanto orrendo. Nel corso degli anni vengono vagliati oltre 100 sospetti, e l’ultimo interrogatorio ha luogo addirittura nel 1986, 64 anni dopo i fatti.

Le ipotesi sul Killer

La polizia prima ipotizza che il movente possa essere la rapina, e indaga su molti abitanti dei villaggi circostanti, così come i vagabondi della zona. La teoria della rapina viene però abbandonata, in casa non manca praticamente nulla, e in più si trova anche una grossa quantità di denaro lasciata intonsa. L’assassino non è un ladro comune, questo è certo.

Ma quindi, chi è stato ad uccidere gli abitanti di Hinterkaifeck?

Il Marito non-Morto

Il marito di Viktoria, Karl Gabriel, erano stato dato per morto nelle trincee francesi, ucciso ad Arras nel Dicembre del 1914, ma viene comunque sospettato dell’omicidio, a causa della sparizione del suo corpo in guerra, che non è mai stato ritrovato. Questa oggi è una circostanza che può sembrarci strana ma a quell’epoca i dispersi di cui non si trovavano i corpi sono tantissimi, quindi non è un’eventualità tanto remota. Karl avrebbe potuto raggiungere la fattoria in modo furtivo, per poi scoprire di Josef, frutto dell’incesto fra Andreas e Viktoria o della relazione con un vicino, uccidendo poi tutta la famiglia.

Quella del marito non-morto in guerra e dell’incesto non è un’ipotesi campata per aria perché la relazione fra padre e figlia era più che documentata in paese, e naturalmente viene riportato tutto quanto all’ispettore che segue le indagini. C’è anche chi ha avvalorato la tesi del colpevole Karl Gabriel. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, alcuni prigionieri di guerra della regione di Schrobenhausen, rilasciati dalla prigionia sovietica, affermarono di essere stati rimandati a casa da un ufficiale sovietico di lingua tedesca, che sosteneva di essere l’assassino di Hinterkaifeck. Molti hanno ipotizzato che l’ufficiale sovietico in questione potesse essere proprio Gabriel, perché coloro che hanno affermato di averlo visto dopo la sua morte hanno testimoniato che volesse andare in Russia. Insomma c’è il fantasma di Karl che aleggia sul massacro, ma la certezza sul fatto che non fosse morto in guerra non è verificata.

Il Padre legittimo di Josef

La pista dell’amante di Viktoria è quella che viene seguita come buona. La paternità di Josef è tutt’altro che chiara, non è detto che fosse di Andreas, ma anzi c’è un altro candidato, il più probabile, Lorenz Schlittenbauer. Il vicino aveva avuto una relazione con Viktoria Gabriel, ed è il primo che viene sospettato di essere l’omicida della fattoria. E’ lui che scopre i corpi, e si comporta in modo strano quando arriva ad Hinterkaifeck. Quando il gruppo di tre uomini arrivano devono rompere un cancello per entrare nel fienile perché tutte le porte sono chiuse a chiave. Ma dopo aver trovato i quattro corpi nel fienile, Schlittenbauer pare che apra la porta di casa con una chiave e che entri in casa da solo. Come abbiamo detto prima la chiave della casa era sparita diversi giorni prima degli omicidi, ma è anche possibile che Schlittenbauer, vicino di casa e forse amante di Viktoria, avesse una propria chiave. Gli amici però gli chiedono perché sia entrato in casa, non si sapeva se l’assassino fosse ancora lì, e  Schlittenbauer risponde di essere andato a cercare suo figlio Josef.

E poi ci sono tante altre circostanze che portano il paese a indicarlo come “l’assassino di Hiterkaifeck”. Quando è in casa muove i corpi, altera la scena del delitto, e qualche anno dopo, nel 1925, lo trovano alla fattoria demolita, con lui che spiega come l’assassino non fosse riuscito a seppellire i corpi perché il terreno era ghiacciato. Poi c’era la richiesta di Viktoria di denaro: voleva essere aiutata per tirare su il piccolo Josef. Insomma il paese ha già il suo colpevole, ma la polizia non trova prove sufficienti e Lorenz rimane a piede libero, fra l’altro vincendo alcune cause per diffamazione contro persone che lo definiscono “l’assassino di Hinterkaifeck”.

Rapina e Vagabondi

Poi vengono interrogate e sospettate tantissime altre persone. Si cerca fra coloro i quali potrebbero aver commesso crimini simili. Finiscono di fronte all’ispettore un rapinatore seriale, Josef Bartl, e due fratelli, Paul e Ludwing Blunder. E poi vengono accusati Paul Mueller, i fratelli Thaler, i fratelli Bichler e Georg Siegl, Peter Weber , Adolf Gump e molti altri. Tutte persone potenzialmente connesse al massacro, ma di cui l’accusa di colpevolezza è basata solo su prove indiziarie.

I Passi del Diavolo

Tutto quello che aveva detto Andreas Gruber, il giornale, i passi verso il bosco, la stalla e altro, diventa la base di partenza per la polizia, che viene forse fuorviata nelle sue indagini proprio dalla stranezza degli elementi in suo possesso. Quelle impronte senza ritorno, quelle tracce che si interrompevano nella neve, vengono definite “le impronte del diavolo”, sinistro presagio dei fatti che sarebbero seguiti. Anche fra gli agenti di polizia l’ipotesi paranormale prende sempre più piede, ma oggi possiamo dire con certezza che , con il paranormale, le 6 persone uccise a picconate c’entrano ben poco.

Nel 2007 gli studenti della Polizeifachhochschule di Fürstenfeldbruck (semplicemente, l’Accademia di polizia) si impegnano a riaprire il caso con moderne tecniche di indagine penale. I ragazzi arrivano alla conclusione che non è possibile risolvere il crimine a causa del tempo che è trascorso dai fatti, sia per la mancanza di prove sia per le indagini effettuate all’epoca, condotte con metodi poco scientifici. Ma gli studenti identificano comunque una persona come principale sospettato, e non pubblicano il suo nome per rispetto dei parenti ancora in vita.

Dopo i tremendi fatti la fattoria viene completamente distrutta, è il 1923, e al suo posto viene posizionata una lapide commemorativa che però è stata rimossa poco tempo fa, nel 2022. I corpi delle sei vittime vengono sepolti nel cimitero di Waidhofen, mentre i loro teschi, usati dalla polizia per l’indagine con le medium, vengono perduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Inutile dire che oggi risalire con certezza all’assassino è praticamente impossibile, ma un’idea ce la si può fare. Secondo voi chi è stato l’autore di quel massacro?


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