Nel 1908 Bertha Boronda venne condannata a 5 anni di carcere per “Lesioni permanenti”. Nel caso di Bertha, le lesioni furono assai gravi, e comportarono il taglio del pene del marito con un rasoio da barbiere e la successiva fuga in bicicletta camuffata da uomo. Bertha e il marito, Frank Boronda, erano sposati da circa 6 anni quando la donna assalì l’uomo. Per meglio comprendere un caso tanto strano nell’America di inizio ‘900 è bene partire dall’inizio.

Frank nacque Mario Narcisso Boronda nel 1863, da una grande famiglia di origini messicane che viveva in California da diverse generazioni. All’epoca dell’attacco Frank aveva 43 anni, era un capitano dei pompieri del dipartimento dei vigili del fuoco di San Jose, nel nord della California.

Bertha Zettle nacque nel 1877 da genitori immigrati tedeschi nel Minnesota. Si trasferì in California intorno al 1900, dove sposò Frank l’anno seguente.

Poco dopo la mezzanotte di venerdì 30 maggio 1907, Bertha tagliò il pene di Frank con un rasoio, un episodio che avvenne nella loro casa di San José. Frank riuscì a raggiungere la sua caserma dei pompieri, vicino a casa, e da lì venne portato all’Ospedale dove fu medicato.

Il taglio era tanto grave che si temette per la sua vita

Nonostante il dolore, riuscì a dichiarare che la moglie lo aveva assalito dal nulla. Lui e Bertha stavano chiacchierando e lei lo aveva assaltato, amputandogli i genitali.

Nel frattempo Bertha era scomparsa dalla scena del crimine, e non fu scovata sino alle prime ore della notte seguente. Si trovava nei pressi della Ferrovia di San José, vestita con abiti da uomo. Arrestata dagli agenti di polizia, ammise l’attacco a Frank e affermò che in realtà la colpa era dell’uomo, che l’aveva minacciata di abbandonarla e di trasferirsi in Messico.

Quello che segue è l’articolo del Santa Cruz Sentinel del 2 giugno 1907, pochi giorni dopo l’evento:

“Intervistato nella sua branda all’Ospedale poco dopo mezzogiorno, il Capitano dei Vigili del Fuoco Frank Boronda ha promesso di sporgere denuncia prima che il giudice Brown accusasse la moglie, Bertha Boronda, del crimine di lesioni personali. Sebbene il mutilato sia ancora debole per le ferite, i medici dicono che vivrà. L’unico pericolo che deve affrontare è il rischio d’infezione e setticemia.

Il reato di cui viene accusata la signora Boronda è un crimine definito dal codice penale come segue: “Ogni persona che illegalmente e maliziosamente priva un essere umano di un membro del suo corpo o lo renda inutilizzabile, tagli la lingua, il naso, un orecchio o le labbra è colpevole di lesioni personali“.

La sezione 204 del codice afferma che “Le lesioni personali sono punibili con la reclusione nella prigione di stato per un periodo non superiore a quattordici anni“.

Poco dopo la mezzanotte, giovedì mattina, la signora Boronda ha attaccato senza preavviso il marito, al buio con un rasoio, mutilandolo terribilmente. L’uomo è corso urlando alla caserma dei pompieri di San Pedro, a pochi passi da casa propria, mentre la moglie scappava per la strada con il suo abito da notte fino a North End, dove si era procurata un abito da uomo.

Boronda è stato portato all’Ospedale dov’è stato medicato. Per diverse ore la polizia ha cercato la donna, trovandola infine nei pressi del deposito di Broadgauge mentre era in sella a una bicicletta su cui sperava di scappare. E’ stata portata nella prigione della città, dov’è ancora detenuta. La signora Boronda ha ammesso alla polizia che ha mutilato il marito, ma non ha espresso rimpianti per aver compiuto questo gesto terribile. La sua unica scusa è che voleva vendicarsi di Boronda, che pensava che volesse lasciarla per partire per il Messico. La signora Boronda non ha ancora assunto un avvocato. Probabilmente verrà sottoposta al giudizio del Giudice Brown lunedì”.

In seguito, Frank Boronda si riprese dalle ferite. Bertha venne accusata di lesioni personali e venne giudicata colpevole a condannata a cinque anni di reclusione nel carcere di San Quintino nel 1908.

Perché Bertha assaltò il marito in modo tanto brutale?

La ricostruzione dei fatti è interessante, anche se sono passati ormai oltre 110 anni dagli avvenimenti. Frank era stato incarcerato qualche mese prima dell’assalto insieme a un altro capitano dei vigili del fuoco. L’accusa era che gli uomini fossero coinvolti in una frode elettorale, e probabilmente sarebbero seguiti altri arresti. Risulta plausibile credere che Frank stesse contemplando una fuga in Messico (dove aveva dei parenti) almeno finché le acque non si fossero calmate.

Inoltre, le voci volevano Frank un marito infedele, e che lei lo avesse mutilato in preda alla gelosia. Alle spalle l’uomo aveva un’altra storia di problemi coniugali. La precedente moglie, Belle Doane, aveva lasciato il marito per sposare Frank, tentando di suicidarsi senza successo un paio d’anni dopo.

Belle affermò di aver tentato il suicidio perché Frank l’aveva abbandonata

La coppia divorziò nel 1895, e l’uomo sposò qualche anno più tardi Bertha.

Bertha riuscì a sbarazzarsi del pene del marito?

Il pene di Frank divenne un oggetto leggendario nell’ambiente del tribunale californiano. Le voci volevano che l’organo fosse conservato in un barattolo di formaldeide, nascosto in uno sgabuzzino del tribunale. Nonostante il taglio al pene fu una circostanza accertata durante il dibattimento, è improbabile che fosse stato interamente reciso, perché ciò avrebbe causato la morte per dissanguamento o infezioni dell’uomo.

Bertha fu infine rilasciata in libertà il 20 dicembre 1909, dopo aver scontato meno di due anni della sua condanna. Lei e Frank non si riconciliarono, ed entrambi si risposarono. Frank sposò una donna di 33 anni più giovane di nome Josie Warburton, mentre Bertha lavorò come cameriera in un albergo di San Francisco. Sposò un vecchio vedovo, Alexander Patterson, nel 1921 a Los Angeles, ma anche quel matrimonio finì con il divorzio.

Frank visse fino a 77 anni e morì nel 1940. Bertha morì nel 1950 all’età di 72 anni.

Categorie: Misteri

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...