“Ogni città lascia una traccia nell’animo, nel carattere e negli umori delle persone che la abitano.” Orhan Pamuk Istanbul.

Quando si abita una città, la dimensione più importante non è quella urbanistica né quella speculativa o dei piani politici dei governi, ma riguarda l’anima della città:

l’anima siamo noi che l’abitiamo

Più che mai la città di Venezia attraverso l’ architettura, le sequenze dei quartieri, i bacari di ritrovo, i giovani e gli anziani, lascia trasparire in filigrana il vissuto, le tensioni, i conflitti di chi l’ha abitata e modificata nei secoli; di chi la abita tutt’ora e combatte per lei.

Venezia si presta ad essere il simbolo della città storica, oltre ad essere straordinariamente bella, il suo tessuto urbano vive in simbiosi con la natura, con la Laguna. A Venezia la presenza della Laguna è molto forte ed è stato più che mai chiaro la notte del 12 novembre 2019: acqua alta di 187 cm (la seconda più alta dall’“Acqua granda” del 1966) pioggia e raffiche di vento di 100km/h.

Balaustre rotte, statue crollate, gondole e battelli scaraventati contro le rive e nelle calli, luoghi storici e simbolici amputati

La forza e la speranza, che contraddistinguono i Veneziani che affrontano il destino della città e le sue particolari condizioni naturali, rinascono questa volta un po’ ammaccate, un pò bruciate come è accaduto al palazzo seicentesco di Ca’ Pesaro, progettato da Baldassarre Longhena.

Sotto Ca’ Pesaro, fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Uno dei più importanti palazzi affacciati sul Canal Grande spicca per la sua mole, per la sua qualità decorativa e per la sua imponenza: affreschi, decorazioni barocche e sculture; oggi sede della Galleria internazionale d’arte moderna.

La notte del 12 novembre ha preso fuoco ed oggi continua a rimanere chiuso per il crollo di un solaio e altri danni dovuti al salso lagunare.

Sono gravi anche i danni provocati alla Basilica di San Marco, gioiello di Venezia. La cripta è stata sommersa e dentro la basilica si misuravano un metro e 10 di acqua, creando una forte preoccupazione da parte della Soprintendenza per i danni irreversibili e progressivi che causeranno il sale ai meravigliosi mosaici parietali.

Sotto, un mosaico raffigura “SANCTUS CESARIUS” (San Cesareo diacono e martire di Terracina), Basilica di San Marco a Venezia, sottarco inferiore della galleria sud. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Più che mai la durezza di questa marea eccezionale è visibile però nei luoghi cari ai Veneziani, nei luoghi quotidiani, che conferiscono identità alla città stessa.

Emblema del dispiacere, del pathos degli abitanti, è la libreria storica Acqua Alta in calle Lunga Santa Maria Formosa.

Fotografia di Matteo Rubboli:

La libreria è nata nel 2004 da un idea di Luigi Frizzo che ingegna un microcosmo veneziano all’interno della stessa città: una libreria che affronta l’acqua alta attraverso barchette, canoe e una meravigliosa gondola (che vengono usati al posto dei classici scaffali) contenenti migliaia di volumi.

Non esiste un catalogo digitale del fondo librario, esiste la voglia di passare personalmente a cercare i libri più originali, coccolare il loro gatto e farsi consigliare da Luigi, sempre gentile e preparatissimo nella materia.

Questa volta però non si è stati pronti all’acqua alta, anche la grande gondola che si incastra nelle nicchie della libreria è stata sommersa, dappertutto gli spazi si sono allagati non risparmiando quasi nulla. Chiara ci racconta a due giorni dall’eccezionale marea “Abbiamo perso metà della libreria, li stiamo accatastando e asciugando, ma sappiamo che sono irrecuperabili. Ci commuove e siamo infinitamente grati a tutti i numerosissimi volontari (studenti, giovani e cittadini) che ci stanno aiutando in questi giorni a pulire e riordinare, che con la loro solidarietà ci permettono di continuare a stare aperti”.

Sono tanti i bacari ed i negozi tipici che hanno perso macchinari e scorte e magazzini; la banca centrale di Intesa San Paolo vede tutti i suoi dipendenti intenti a pulire ed asciugare gli ambienti; i musei e le gallerie restano senza corrente e cercano di salvare le opere d’arte.

Grande è la forza, la dignità di volersi rialzare e ricominciare contando come sempre sulle proprie forze e sulla solidarietà di chi ha avuto meno danni: gruppi di giovani volontari si organizzano e si riuniscono per aiutare a sistemare le case private e i magazzini, per poi bere un goto di vino o uno spritz in una di quelle poche osterie che sono riuscite a riaprire anche solo parzialmente, con l’intento di dare speranza e di ritrovare un animo comune:

Un brindisi alla Serenissima, oggi lacerata

Forse proprio questa calamità ha più che mai messo in luce come la città di Venezia non sia solo bellezza e turismo, ma forza e speranza e volontà di volerla  continuare a vivere nella sua delicata e fragile dimensione.

“Dobbiamo ritrovare l’anima, rivendicare il diritto alla città” Salvatore Settis nel libro Se Venezia Muore:

Martina Manduca
Martina Manduca

Sono nata a Conegliano e vivo a Venezia. Ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Nella vita, per ora lavoro presso la Biennale di Venezia e sono appassionata di arte, letteratura e cucina.