Caterina de’ Medici è un personaggio storico che incuriosisce, che riempie di meraviglia, ma le sue ombre non mancano di inquietare chi le si avvicina. La cosa contribuisce ad incrementare in modo ulteriore la sua aurea di fascino e di mistero.

Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici nasce a Firenze nel 1519. È l’unica figlia di Lorenzo de Medici duca d’Urbino, rimane orfana e molto presto si trova a dover gestire l’immenso potere politico che le spetta. Gli eventi si susseguono uno dopo l’altro nella vita decisamente poco comune, tanto da ritrovarsi presa come ostaggio dai suoi concittadini fiorentini. Per volere di suo zio, papa Clemente VII, verrà data in sposa ad Enrico II, il secondogenito del Francesco I di Francia.

Il trasferimento di Caterina de Medici in Francia rappresenta la conferma di un antichissimo e fortunato rapporto tra Firenze e la Francia, nonché un punto di svolta molto importante per il futuro della monarchia francese.

Tantissimi sono i documenti che attestano l’insediamento di Caterina a Parigi, ma ancora di più sono le leggende e i racconti che la riguardano.

Fotografia di BBC Your Paintings

La regina viene descritta come una donna estremamente elegante, sebbene non particolarmente bella. Si dice che fosse bassina e piuttosto robusta, con degli occhi molto grandi e sporgenti, umidi e molto espressivi. Caterina è molto colta, passa molto tempo sui libri, è abile e brillante nella conversazione, capisce bene come funzionano le cose di mondo e ama dedicarsi ai piaceri della bella vita. Sin da subito porta molte novità nelle cucine del palazzo reale. In primo luogo modifica il galateo di corte e impone a tavola l’uso della forchetta per consumare i pasti, secondo l’uso veneto. La tavola viene apparecchiata con sontuose tovaglie damascate, si cambia il piatto tra una portata e l’altra. Vengono introdotti in Francia gli spaghetti, dolci alla frutta e lo zabaione, verdure come gli asparagi, i piselli, i pomodori, i carciofi e i broccoli.

Le cucine reali iniziano a preparare la zuppa di cipolle, il fegato farcito, la lingua in dolce e forte, la nota “anitra con il melangolo”, nota anche come “papero al melarancio”. Si introduce la “salsa colla” che prenderà poi il nome di béchamelle in onore del cuoco Louis Béchameil, cuoco di Luigi XIV.

Si associa a Caterina anche l’introduzione nel menù di corte del gelato. I gelati e i sorbetti trovano la loro remota origine nello sherbet arabo, che i siciliani ben conoscevano. Col tempo giunsero anche alla corte fiorentina e pare che Caterina ne andasse ghiotta.

Tra le sue passioni vi erano anche l’arte e l’architettura, divenendo promotrice della costruzione di grandi palazzi come l’Hôtel de la Rein o il palazzo delle Tuileries. Fa progettare e realizzare splendidi giardini all’italiana. Adora le grandi feste in maschera, i giochi, le carte e la musica.

Nipote del grande Lorenzo il Magnifico, ama la vita politica e si dimostra estremamente abile in materia. L’influsso della figura di Lorenzo il Magnifico sarà molto forte su di lei, tanto da vederlo sempre come un grande punto di riferimento. Hanno molto in comune i due, ma anche grandi differenze. Lorenzo aveva una grande passione per i giochi di carte, ma non amava gli esoteristi, personaggi dei quali invece Caterina amava circondarsi.

Caterina si guadagna presto la fama della misteriosa “regina nera”. Dopo la morte di Enrico II questa decise infatti di vestire sempre di nero, colore del lutto, tuttavia improprio per un membro della famiglia reale, poiché all’epoca vigeva l’usanza che il lutto di un reale si esprimesse indossando il bianco. Pare che la morte di Enrico II le fosse stata predetta proprio da Nostradamus, indovino che la regina consultava assai di frequente. Nonostante la sua educazione fortemente tradizionale e rigida, Caterina si interessava moltissimo di magia, di alchimia e di occultismo. Grande è il mistero che resta sull’argomento, perché poche sono le fonti storiche affidabili, molti i rimandi oscuri e i pettegolezzi di corte sul tema.

Con ogni certezza però Caterina ha affascinato e continua ad ammaliare con la sua forza, la sua arguzia e le sue preziosissime finezze.

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Antonio Pinza

Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha detto che bisogna avere un piano preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.