Ai giorni nostri siamo ormai abituati a notizie riguardanti la “guerra santa” (jihad) dei popoli musulmani contro gli infedeli, ma va ricordato che la tipologia di questa guerra è antichissima. Infatti, prima gli ebrei e poi i cristiani hanno usufruito del concetto di guerra voluta da Dio per giustificare le varie conquiste con l’opera di conversione dei popoli vinti o, anche, per dimostrare la potenza della propria divinità davanti alle altre. Di certo se parliamo di “guerra santa” ci viene in mente l’immagine della crociata: la guerra indetta dal papa che vede le potenze occidentali cristiane contro la minaccia musulmana per la liberazione di Gerusalemme. Ecco diciamo che questa è una visione riduttiva e semplificata.

Cos’erano in principio queste crociate?

Andiamo con ordine. Siamo verso la fine dell’anno mille, l’Europa è formata da tanti piccoli signori feudali che con, o addirittura senza, il permesso imperiale creano dei micro-stati indipendenti dall’autorità, con possedimenti di varia ampiezza e con interessi diversi: questo comporta varie lotte per impossessarsi delle zone limitrofe al fine di affermarsi a livello territoriale, generando un’ampia ondata di violenza; inoltre, si passa dalla tradizionale spartizione in parti uguali dell’eredità ai figli all’affidamento dell’intero patrimonio al primogenito, in quanto si voleva proteggere l’integrità del lascito già di per sé esiguo, forzando i figli cadetti (i non primogeniti) a cercare fortuna nel mestiere delle armi, generando di conseguenza altra violenza.

In questa situazione il papato era al centro dell’attenzione sia per una sempre più ampia richiesta di riforma della chiesa, a livello gerarchico e spirituale, sia per la lotta alle investiture, che aveva portato con Gregorio VII alla volontà di affermare la supremazia del potere spirituale su quello temporale, provocando inevitabilmente vari scontri con l’imperatore. Ecco che Urbano II, il nuovo papa, tenta una mediazione con la parte avversa, al fine di scongiurare uno sconvolgimento dell’organizzazione ecclesiastica, ma tiene sempre in mente la riorganizzazione morale. Dopo questa ampia premessa ora si può capire l’intento del papa Urbano II che, nel 1095 a Clermont (luogo strategico in quanto posto su una via di pellegrinaggio), indice un concilio dove esorta i cavalieri cristiani d’Occidente ad intraprendere un iter (pellegrinaggio) armato verso Gerusalemme per l’espiazione dei peccati. Probabilmente l’intento di Urbano II era quello di convogliare il turbolento mondo cristiano fuori dall’Europa al fine di ridurre la violenza nel continente, e non di una vera e propria “liberazione” del santo sepolcro, insieme all’impresa collettiva di testimonianza di fede e di penitenza, alla luce del nuovo fervore spirituale che la riforma stessa era al contempo conseguenza e stimolo.

Sulla questione del perché i pellegrini avessero le armi la risposta è molto semplice: essendo la zona controllata dai musulmani molto pericolosa, queste sarebbero servite in caso di pericolo per difendersi. Certamente la posizione incerta del papato, da questa situazione inaspettata, ne uscì rafforzata, e vide la crociata come strumento di affermazione del proprio ruolo di guida della società di cristiana.  Ovviamente vennero anche presentati degli “incentivi” alla partenza come l’indulgenza plenaria a chi fosse partito e il riconoscimento delle varie terre conquistate, ma sicuramente sappiamo che questo appello ebbe un effetto maggiore di quello sperato dal papa.

Ecco che, in seguito, il papato, il quale aveva da tempo fatti propria la teoria di Sant’Agostino della “guerra giusta” se tesa a tutelare ed espandere la cristianità, seppe elaborare il concetto di crociata estendendolo dal conflitto contro l’islam (anche nella penisola iberica dove si stava attuando la Reconquista) alla persecuzione di qualsiasi forma di dissenso religioso; ne sono un esempio lampante la crociata contro gli albigesi (eretici catari di Alby) e la 4^a crociata del 1202-04 verso i cristiani ortodossi, emblematica in quanto responsabile del declino dell’impero bizantino. Si può notare quindi come il concetto di iter armato venga stravolto e cambiato in quella che diverrà la “guerra santa” contro gli infedeli.

Giulio Montanari
Giulio Montanari

Sono un ragazzo di 19 anni con una grande passione per la storia, la quale mi ha condotto ad intraprendere lo studio di questa materia all'università. Sono interessato allo sviluppo dell'istituzione chiesa nel corso dei secoli, alla storia medievale europea, in particolare a quella dei paesi del nord, anche da un punto di vista antropologico e socio-culturale.