Le “Camere dell’Eco” dei Social Network: un Tunnel dal quale è (quasi) impossibile Uscire

In inglese di chiamano Eco Chambers – “Camere dell’Eco” – una metafora che descrive un complesso sistema di situazioni che rendono la frequentazione dei social network, ma anche la fruizione delle notizie online, simile all’essere in una stanza che riproduce continuamente il nostro pensiero, come se si stesse parlando con un’eco perenne. Le conseguenze più eclatanti di queste camere? L’Indipendent, autorevolissima testata inglese, le identifica nell’elezione di Donald Trump e nella Brexit, due eventi politici destinati a cambiare la storia.

Ma a cosa sono dovute le Camere dell’Eco?

  • In primo luogo alla scelta personale di iscriversi soltanto a luoghi online affini alle proprie idee come Gruppi Facebook, Google Plus, Forum, ma anche all’iscrizione di newsfeed, come Google News, provenienti soltanto da fonti di idee simili alle proprie.
  • All’algoritmo di Facebook (in particolar modo in Italia dove l’utilizzo del social è enorme), ma più in genere a quelli che regolano la diffusione delle notizie, che proporranno soltanto i post dei gruppi/persone con le quali si interagisce. Ad esempio, chiunque abbia amici cui piace il mare/montagna vedrà solo post di una o dell’altra parte, in base alle proprie interazioni, che saranno proposte sulla base di coloro con i quali si interagisce più frequentemente.
  • Alla crisi dell’editoria, che fa pubblicare titoloni sensazionalistici per catturare persone di idee estremiste.
  • All’impossibilità dell’uscita da una “Camera”, dalla quale non si verrà più fuori se non per una scelta personale di uscirne, iniziando ad interagire con frequenza con persone/contenuti di “segno” opposto al proprio.

L’effetto delle camere dell’eco è esattamente contrario alla democratizzazione dell’informazione, che fu uno dei pilastri della diffusione di internet nel mondo. Leggendo notizie sempre identiche ed affini al proprio pensiero ci si convincerà, con una pervicacia innaturale, delle proprie idee, lasciando poco spazio all’apertura verso opinioni differenti. Le camere dell’eco vengono anche identificate con l’effetto “Tunnel”, metafora che esemplifica l’impossibilità di prendere vie diverse da quella già imboccata.

Crisi dell’Editoria e Bufale

Uno dei fattori della diffusione delle camere dell’eco sono le fake news, in italiano “Bufale”, scritte per acchiappare quanti più clic possibili da visitatori sprovveduti. Tipicamente di segno politico, sia di destra sia di sinistra, ma sovente anche razziste od omofobe, le notizie pubblicate da proprietari di siti web alla ricerca di facili guadagni sono uno dei “motori” principali del riverbero delle camere dell’eco, ma non solo.

Un titolo Bufala da Clickbait (invoglia il clic) pubblicato da Libero Quotidiano che definisce il faraone Tutankhamon un “Alieno”:

Ci sono anche Meme ridicoli (vedi immagine su Donald Trump sotto), a volte volutamente falsi, pubblicati sui social da fanpage o gruppi alla ricerca di iscrizioni e clic. Ci sono poi le testate giornalistiche in crisi di guadagni che cercano visitatori alla disperata, pubblicando titoli palesemente falsi per invogliare clic e condivisioni.

Chi ha la soluzione?

La risposta, per quanto possa sembrare difficile, è subito identificabile nell’algoritmo (o più algoritmi) che gestisce il flusso delle informazioni. Questo è l’unico responsabile della proposizioni di notizie sempre simili fra loro, il selezionatore automatico delle informazioni più rilevanti per ogni persona.

Un titolo che incita la condivisione per chi fomenta l’odio razziale:

Perché l’Algoritmo non viene cambiato?

Probabilmente bisognerebbe chiedersi perché si creino queste camere dell’eco in modo tanto netto. Il motivo è prima di tutto economico. Un amante della montagna condividerà volentieri fotografie, notizie e informazioni riguardanti la propria passione, viceversa condividerà meno volentieri contenuti riguardanti il mare. Ad ogni N-mila condivisioni il social network, il giornale o il sito di riferimento guadagnano danaro.

C’è una soluzione?

La soluzione, semplice quanto bere un bicchier d’acqua, è quella di modificare l’algoritmo, obbligandolo a proporre anche notizie non in accordo con i gusti del lettore. Questo significa, molto banalmente, ridurre i guadagni di Facebook, Google e degli altri distributori di contenuti, ma anche degli editori, che vedrebbero diminuire le condivisioni nel breve periodo in favore di un’informazione plurale e maggiormente completa fornita all’utente.

Sotto, altro titolo palesemente falso che invoglia alla condivisione:

Nonostante sia altamente improbabile che Facebook o Google operino una scelta drastica nella condivisione di informazioni differenti, è probabile che la campagna anti-bufale recentemente annunciata da Zuckerberg sortisca un effetto di riduzione della creazione delle camere dell’eco più pericolose, come ad esempio quelle legate a temi socio politici e di discriminazione razziale. Per ora le “Bufale” sono state identificate soltanto nelle notizie false riportate su link esterni. A breve, è probabile, verranno considerate “fake” anche le immagini meme o gli stati personali, fatti da profili spesso interessati alla diffusione dell’una o dell’altra idea.

Sotto, un titolo bufala di un’immagine che ha girato moltissimo su Facebook, dove Trump definirebbe gli elettori Repubblicani degli “Asini”.

Leggere diverse testate e verificare le informazioni!

E’ bene ricordare che, ognuno di noi, può deliberatamente uscire dalle camere dell’eco leggendo testate diverse dai propri orientamenti politici, oppure testate neutre (ad esempio le care vecchie agenzie di stampa). E’ poi importante, prima di condividere un’informazione, verificarne la veridicità su siti come Ansa.it, AGI o Adnkronos, agenzie di stampa che, a meno di comprensibili errori umani, riportano soltanto news verificate.

E’ un metodo “all’antica”, ma è ancora validissimo…

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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