Nelle leggende medievali irlandesi venivano chiamate “Banduri o Bandorai”, e la loro esistenza è confermata dagli antichi scrittori greci e romani. Ma chi erano le druidesse, intellettuali e predicatrici donne nel mondo dei Celti?

I druidi erano gli antichi capi religiosi, scienziati e ricercatori della società celtica. Per lungo tempo si è pensato comunemente che i druidi fossero soltanto uomini, ma numerosi racconti storici attestano la presenza di donne con lo stesso ruolo.

“La druidessa”, olio su tela del pittore francese Alexandre Cabanel (1823–1890):

I saggi della società celtica

I druidi rappresentavano l’élite intellettuale dei popoli celtici. Essere un druido aveva una funzione tribale, ma fra loro vi erano anche poeti, astronomi, maghi e astrologi. Per acquisire le conoscenze e le competenze necessarie a diventare druido, fra cui nozioni di alchimia, medicina, legge, scienza e altro, era necessario un lungo percorso di quasi 20 anni di studio, dopo i quali era possibile organizzare la vita intellettuale, giuridica e militare delle comunità, oltre a svolgere la funzione di medici del villaggio.

I racconti romani delle druidesse

Giulio Cesare fu molto affascinato dai Druidi. Scrisse che erano scienziati, teologi e filosofi, e di loro parlò nel “De Bello Gallico”, trasmettendoci informazioni preziose, anche se di difficile interpretazione perché scritte con un fine politico. Oltre a Cesare, lo storico greco Strabone scrisse di un gruppo di religiose che vivevano su un’isola nei pressi della Loira. Tacito menzionò le druidesse durante il massacro dei Druidi da parte dei Romani sull’isola di Mona in Galles. Secondo la sua descrizione c’erano donne conosciute come Banduri (druidi femminili), che difendevano l’isola e maledivano gli invasori, e lo storico osserva come non vi fosse alcuna distinzione tra druidi uomini e donne.

Strabone in un disegno del XV secolo:

Secondo Plutarco le donne dei celti non assomigliavano affatto a quelle romane o greche. Esse erano attive nella negoziazione dei trattati, nella pianificazione delle strategie di guerra e partecipavano alle assemblee o alle dispute pubbliche. Secondo il geografo Pomponio Mela, le sacerdotesse vergini che potevano predire il futuro vivevano sull’isola di Sena, in Bretagna.

Cassio Dione menziona una druidessa di nome Ganna. La donna fece un viaggio ufficiale a Roma e venne ricevuta da Domiziano, figlio di Vespasiano.

Masio, re dei Semnoni, e Ganna (che era una vergine sacerdotessa che in Germania era succeduta a Velleda), si presentarono a Domiziano, e dopo aver ricevuti gli onori da parte dell’imperatore, ripartirono

(Svetonio, Vite dei Cesari, Domiziano, 5, 3).

Secondo la descrizione della Battaglia di Moytura, due Druidesse incantarono le rocce e gli alberi al fine di sostenere l’esercito celtico.

Sotto, la Mappa dell’isola di Mona, nel 1607:

Druidesse famose

Secondo la tradizione irlandese i nomi con cui venivano chiamate le druidesse erano baduri e banfilid, che hanno il significato di poetesse. La stragrande maggioranza dei nomi delle sacerdotesse sono ormai dimenticati, ma è giunto sino a noi “Fedelma”, registrato in antichi testi celtici, appartenente a una druidessa che visse alla corte della regina Medb di Connacht, nel X secolo d.C. in Irlanda.

La regina Medb di J. C. Leyendecker

La discendente più famosa di una sacerdotessa celtica fu la regina Boudicca, la cui madre era una banduri. Boudicca fu la regina britannica che guidò una rivolta contro l’invasione dei romani nel I secolo d.C., di cui abbiamo descritto le gesta nell’articolo dedicato.

Le druidesse festeggiavano gli dei in diversi mesi e stagioni. Una delle divinità che adoravano, la dea Brigid, parte del popolo dei Tuatha Dé Danann, fu successivamente implementata nella religione cristiana con il nome di “Santa Brigida d’Irlanda”, considerata, dopo san Patrizio, l’evangelizzatrice del suo paese.

Sotto, Santa Brigida d’Irlanda dipinta da Patrick Joseph Tuohy:

Le orme archeologiche delle druidesse

Oltre ai racconti degli storici greco-romani e a quelli celti esistono diverse prove archeologiche che testimoniano l’esistenza delle druidesse. Fra i fiumi Reno e Mosella, in Germania, sono state rinvenute numerose sepolture femminili risalenti al IV secolo a.C., donne seppellite con diversi tesori come gioielli e oggetti preziosi, fra cui preziosi collari in metallo che rappresentavano il loro elevato status sociale.

Secondo i ricercatori solo un druido poteva avere uno status sociale abbastanza prestigioso da poter ricevere una sepoltura tanto preziosa

Il cratere di Vix, trovato nel sepolcro di una principessa celta risalente alla fine del VI secolo a.C.:

Altre sepolture sono state trovate a Vix, in Borgogna, e a Reinham, in Germania, risalenti al VI secolo a.C. A Rue de Récollets, a Metz, in Francia, è stata scoperta un’iscrizione dedicata da una druidessa in onore del dio Sylvanus. È difficile essere certi di quale delle nobili donne celtiche fossero davvero delle druidesse, ma si ritiene che la maggior parte delle donne ben istruite le cui tombe contenessero beni di lusso fossero l’élite delle loro tribù e molto probabilmente avessero il ruolo di druidi.

L’eredità delle antiche druidesse

I romani uccisero molti druidi e distrussero gran parte della loro produzione letteraria. I decreti degli imperatori limitarono via via il druidismo sino a renderlo completamente illegale. Dopo la cristianizzazione dell’Europa del Nord, in particolare quella di San Patrizio in Irlanda, i druidi e la loro religione scomparvero quasi del tutto dalla storia, per riemergere soltanto nel XVIII secolo sotto forma di “Druidismo Moderno”.

Come i loro colleghi uomini anche le druidesse lasciarono una traccia poco leggibile nella storia, ma l’importanza della parità fra i sessi in un mondo antico che, come ad esempio in Grecia, considerava la donna un essere del tutto assoggettato al volere dell’uomo, è fondamentale per comprendere meglio l’evoluzione del ruolo della donna nelle antiche società europee.

 

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...