Una leggenda narra di un giovane samurai che, smarritosi mentre vagava tra le montagne del Giappone, incontrò un vecchio, il quale si offrì di invitarlo nella propria abitazione. Giunti a casa dell’anziano, il giovane iniziò a vantarsi delle proprie doti da combattente, ma questo suo atteggiamento non suscitò altro se non grasse risate. Il giovane samurai sentendosi offeso rispose all’onta attaccando il suo ospite. Tuttavia, il vecchio si rivelò pronto nel rispondere all’attacco, dimostrando un’abilità impeccabile. La sua maestrìa era tale che questi combatteva utilizzando solamente il coperchio di una pentola.

Fotografia di copertina: stampa ukiyo-e raffigurante l’incontro tra Tsukahara Bokuden e il leggendario spadaccino Miyamoto Musashi.

Immagine di: txarli san   (CC BY 2.0)

Questo è solo uno dei tanti racconti che ruotano intorno al nome di Tsukhara Bokuden, forse uno dei più famosi samurai del Giappone, noto per aver combattuto centinaia di battaglie senza subire mai una sconfitta. Figura di spicco nipponica del XVI secolo, in una delle sue fasi più combattive, Bokuden era ritenuto indomabile, in grado di superare tutti i migliori maestri giapponesi di arti marziali. Anche se, nella parte conclusiva della sua vita, Bokuden iniziò a sviluppare una diversa filosofia, la quale suggeriva ai samurai di evitare il combattimento e di risparmiare la vita dei propri avversari. Egli riteneva che ricorrere alla violenza non fosse la soluzione migliore e, anche se oggi sembra un assunto del tutto scontato per i cultori delle arti marziali, così non era all’epoca di Bokuden.

Immagine di: wackystuff (CC BY-NC 2.0)

Pare che Bokuden scrisse un libro in merito, il quale per molti anni fu tramandato a una sola persona per generazione. Il libro non solo forniva al giovane samurai consigli su come prepararsi alla prima battaglia, ma era meticolosamente dettagliato, fino a suggerire quale cibo e quanto alcol consumare nei giorni che precedevano la lotta.

Il libro va oltre le sole regole di combattimento e cerca di rispondere alle domande relative allo stile di vita di un guerriero.

Quali competenze sono richieste a un samurai oltre al saper combattere?

Contiene anche idee per dare il nome a un bambino qualora lo si voglia indirizzare verso il cammino del samurai. The Hundred Rules of War, questo il titolo del manoscritto, ha atteso circa 450 anni per la sua traduzione in inglese. La maggior parte del materiale al suo interno è composto da filastrocche che i giovani samurai possono cantare per aiutarsi a memorizzare le regole fissate maestro.

Bokuden terminò il libro 1571, poco prima di morire. Era nato nel 1489 e aveva trascorso la maggior parte della propria vita sull’isola di Honshu.

Immagine del libro The Hundred Rules of War disponibile su Amazon:

“Una recente traduzione del testo”, riporta Live Science, “è stata resa possibile grazie agli sforzi di Eric Shahan” esperto di testi sulle arti marziali giapponesi. Il libro stampato The Hundred Rules of War ha una storia di grande interesse. La prima copia uscì nel 1840, e da allora fu ristampato più volte. Anche se molti testi sostengono che fu Bokuden l’artefice di tale manoscritto, va comunque reso noto che questi scritti furono ricopiati un paio di volte per intero nel corso dei secoli precedenti. Pertanto non possiamo essere sicuri che questi ci giungano proprio dal maestro Bokuden.

Le regole contenute nel testo ci trasmettono un’accurata fotografia di come i samurai si comportassero, e cosa ci si aspettasse da loro. Ad esempio, non si limitavano solo ad un utilizzo perfetto nel tiro con l’arco o nel brandire una spada, ma dal libro si evince anche che dovevano possedere spiccate doti equestri. Spesso le regole venivano accompagnate allo stesso tempo da commenti di incitamento e rimprovero, ad esempio:

Coloro che non trascorrono del tempo per imparare a conoscere l’equitazione sono codardi

Immagine di: Lorianne DiSabato (CC BY-NC-ND 2.0)

Oltre a questi “commenti diretti” che fanno leva sui sentimenti di vergogna e colpa, cosa frequente nella cultura tradizionale giapponese, i testi fanno luce su quello che si potrebbe definire il più cruciale scopo perseguito da un samurai.

Un samurai studia tante cose; tuttavia, l’unico focus del loro apprendimento è la morte

Alcune delle regole in conclusione dicono che non importa quale strumento o arma il samurai porti in battaglia purché esso riesca a obnubilare qualsiasi pensiero, sia sulla vita sia sulla morte.

I samurai non dovrebbero mai essere preoccupati di vivere o morire

Per quel che riguarda l’aspetto più leggero del volume, il lettore può conoscere quali sono i nomi preferiti per un bambino nato in una “casta” samurai. Tra i vari, l’autore loda “Yuki”, nome che significa “arco”.

Una regola dice che prima di una battaglia: “è saggio evitare di mangiare nient’altro che l’acqua calda versata sul riso”.

Immagine che raffigura i principali alimenti adatti ad un samurai. (CC BY-NC-ND 2.0)

Ai giovani samurai era anche consigliato di sorseggiare regolarmente alcol nei giorni che precedevano la battaglia, a sottolinearlo un altro commento precisava che:

Coloro che non consumano alcool sono dei vigliacchi

Svariati suggerimenti alimentari dicono che le prugne secche o i fagioli arrosto sono due elementi che un samurai dovrebbe portare con sé in battaglia. In un primo momento, potrebbe sembrare difficile capire i vantaggi delle prugne o dei fagioli, ma si ipotizza che una prugna secca avrebbe aiutato un guerriero a calmarsi la gola qualora la si sentisse “bruciare” prima del combattimento.

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Antonio Pinza

Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha detto che bisogna avere un piano preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.