Sono state diverse nei secoli le teorie sulle quali si baserebbe il significato dell’opera più famosa del mondo: La Gioconda. Altrettanto numerosi sono stati gli studi per arrivare a capire chi si celasse dietro al volto di questa incantevole donna che Leonardo iniziò a dipingere agli inizi del 1500. Da tradizione si sa che la donna ritratta sarebbe Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, altri la identificherebbero in Caterina Sforza, o nella madre stessa di Leonardo, Caterina Buti del Vacca, o ancora in Isabella d’Aragona, o in Bianca Giovanna Sforza e infine in Pacifica Brandani, di cui non si conosce il reale volto e che fu, secondo alcune fonti storiche, amante del duca Giuliano de Medici.

Altra ipotesi sarebbe quella di riconoscere in questo volto l’autoritratto di Leonardo da Vinci

Ho scritto due libri sulla Gioconda, dove racconto un Leonardo diverso, e un significato dell’opera riconducibile al mondo delle idee platoniche, è come se Leonardo ci dicesse: “guardate l’opera con occhi platonici, in questa tavola frutto di una mia idea, è racchiusa la mia vita”. La figura di Leonardo veniva spesso associata dagli uomini del suo tempo a quella di Platone, e considerato dunque un sommo, un filosofo, un divino e un’ideale da seguire, come lo fu Platone al suo tempo, per arrivare a quella perfezione assoluta di cui ci parla il filosofo greco in tutte le arti e le discipline. Ecco il motivo per cui Raffaello lo effigia nei panni di Platone nell’affresco della Scuola di Atene, perché Leonardo nel Rinascimento rappresentava il gradino più alto raggiunto dalla mente umana: un illuminato dalla luce divina posto dunque al vertice del tempio della conoscenza e della pittura.

Era dunque Leonardo il più eccelso rappresentante del movimento artistico culturale che prendeva il nome di Neoplatonismo e che prese vita a Firenze grazie a Cosimo il Vecchio, che fece fondare da Marsilio Ficino l’Accademia Neoplatonica, luogo dove si discuteva tutta la conoscenza e la cultura universale e che faceva rinascere a Firenze, simbolo del suo tempo, quella che fu l’Accademia fondata da Platone ad Atene nel 387 a.c. Era dal Corpus Hermeticum e dalle parole del profeta Ermete che nasceva la filosofia platonica, la quale basava la conoscenza in un viaggio che l’uomo deve compiere con sé stesso; ecco che torna il concetto umanista della figura dell’uomo durante il Rinascimento, un uomo posto al centro dell’universo, al centro di tutto come egli stesso essere divino, divenendo così la congiunzione tra la terra e il cielo. Quell’uomo illuminato come Leonardo che diviene l’anello che congiunge il divino attraverso la sua arte e che raggiunge l’idea di artista di cui ci parlava Platone: l’arte e l’artista sono il tramite per raggiungere attraverso la bellezza delle loro opere il divino: “uomo conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei che in esso dimorano” (scritta nel tempio di Delfi).

L’arte di Leonardo da Vinci è una forma di filosofia, in cui scienza e spiritualità si uniscono creando un momento di infinito. La Gioconda rappresenta dunque la vita di Leonardo e le sue tre fasi, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia (che erano poi anche le ripartizioni degli scritti platonici) secondo i canoni idealizzati di bellezza assoluta, un mix delle tre età della vita, volte a dare all’opera una bellezza perfetta ed eterna.

In effetti guardando la Gioconda non si riesce a darle un’età precisa ma restituisce il senso di una eterna giovinezza. Potrebbe dunque essere Leonardo la persona ritratta nell’opera, sé stesso in un pensiero umanista. Rappresentando la sua idea di rinascita, infatti, i tratti anatomici del volto della Gioconda con quelli di Leonardo combacerebbero alla perfezione. La Gioconda, la sua donna perfetta, idealizzata, l’artista al femminile, il suo autoritratto in una nuova vita nella sua idea platonica della rinascita e dell’immortalità dell’anima. L’esperienza tanto cara a Leonardo, la sua filosofia, rendono questa tavola un momento della creazione divina, è l’opera in cui immortalò non soltanto se stesso ma anche la bellezza eterna dell’arte.