Bettisia Gozzadini, Costanza Calenda ed Elena Lucrezia Cornaro sono nomi che forse non dicono molto ai più:

Furono le prime tre donne a conseguire una laurea in Italia

La prima si laureò in giurisprudenza nel 1236, all’Università di Bologna, la seconda in medicina intorno al 1422, all’Università di Napoli, la terza in filosofia nel 1678, a Padova, ed è in realtà considerata la prima donna laureata della storia perché delle prime due non è rimasta una documentazione ufficiale.

Laura Bassi

Quella che fa veramente la differenza nella storia delle prime erudite italiane è però Laura Bassi, nata a Bologna in una famiglia “illuminata”, che le consente di compiere studi non previsti per le donne. Siamo d’altronde proprio nel “secolo dei lumi”, a Bologna, dove ha sede l’università più antica del mondo occidentale, e dove si era laureata cinquecento anni prima, quando l’istituto ancora era chiamato Studium, Bettisia Gozzadini.

Laura nasce nel 1711, e sta per concludere i suoi studi quando viene nominato arcivescovo di Bologna Prospero Lambertini, altro personaggio illuminato che avrà grande peso nella carriera di Laura.

La bambina ha un’intelligenza pronta e vivace e dimostra fin da piccola una forte propensione allo studio. Se ne accorge un parente che frequenta la casa, don Lorenzo Stegani, che le insegna, oltre alla grammatica italiana, anche latino e francese. Poi capita che il medico di famiglia, Gaetano Tacconi, intuisca le straordinarie capacità di Laura e chieda alla famiglia il permesso di insegnarle quelle materie precluse alle ragazze, che non possono frequentare né collegi né università: logica, fisica, psicologia, metafisica.

Nel 1732 Luisa è pronta e può affrontare una commissione di insegnanti e influenti cittadini bolognesi, tra i quali c’è anche il cardinale Lambertini, che riconoscono il suo talento e la sua preparazione. Nel giro di qualche mese Laura Bassi diviene membro onorario dell’Accademia delle scienze dell’Istituto, dottore in filosofia, ottiene un lettorato in filosofia naturale e in Philosophia universa, che prevede un compenso annuale di 500 lire bolognesi. Il 17 dicembre 1732 tiene la sua prima lezione nell’Archiginnasio su un tema emblematico:

La modestia in filosofia

Laura diventa famosa, non solo a Bologna, ma in tutta Europa: la notizia di una donna laureata e per giunta professore retribuito è una cosa fuori dal comune. La Bassi però non smette di studiare e approfondisce materie come fisica e matematica. Poi nel 1738 si sposa, e sono in molti a pensare che carriera e famiglia siano incompatibili, esprimendo giudizi del tipo:

Sta sondando i segreti della natura con il suo corpo anziché con la sua mente

Lei invece mette al mondo otto figli mentre condivide con il marito medico, Giuseppe Veratti, la passione per la filosofia naturale di Newton. Non le viene meno neanche l’appoggio del cardinale Lambertini, diventato papa Benedetto XIV nel 1740. E’ proprio lui ad ammetterla, come soprannumeraria e contro il parere degli altri membri, all’Accademia benedettina delle scienze.

La donna non ha diritto di voto e non può partecipare alle riunioni, ma nonostante queste limitazioni quell’ammissione è una vittoria che ha anche delle conseguenze: vengono accettate dall’Accademia, come membri onorari, altre donne, come ad esempio la matematica milanese Maria Gaetana Agnesi, e la francese Émilie du Châtelet, amatissima da Voltaire. Bologna è, in questo, una città all’avanguardia: a quel tempo né la Royal Society di Londra né l’Accademia delle Scienze di Parigi si sognavano di ammettere delle donne.


A quel punto le ricerche di Laura Bassi, che spaziano dalla chimica alla fisica, la inseriscono di diritto nella comunità scientifica bolognese, e il suo lavoro è talmente conosciuto che anche Voltaire le scrive: “Non c’è una Bassi a Londra, e sarei molto più felice di essere aggiunto alla tua Accademia di Bologna che a quella degli inglesi, anche se ha prodotto un Newton“.

Nonostante il costante lavoro sperimentale, che produce una trentina di memorie lette nelle sedute accademiche, Laura non può regolarmente insegnare nelle aule universitarie, causa sexus, per via del suo sesso. Di fatto tiene delle lezioni regolari che si svolgono a casa sua, una pratica diffusa e accettata dall’Università (che le aumenta anche lo stipendio), frequentate da studenti italiani e stranieri.

E sono lezioni che entusiasmano gli allievi, perché combinano elementi teorici e sperimentali. La casa dei coniugi Veratti-Bassi si riempie di strumenti adatti allo studio di medicina, fisiologia, elettricità animale e soprattutto alla fisica newtoniana. La scienziata raggiunge l’apice della carriera quando le viene assegnata, nel 1776, la cattedra di fisica sperimentale all’Istituto di Scienza di Marsili.

Quando muore, nel 1778, è una delle donne più famose di Bologna, la sua bara viene portata a spalla dai colleghi in una solenne processione. Oggi il suo nome non è ricordato come dovrebbe, ma ancora molto tempo dopo la sua morte i suoi studenti più brillanti (basta ricordare Lazzaro Spallanzani) erano orgogliosi di dire:

Sono andato alla scuola della Dottoressa Laura Bassi

Viene spontaneo chiedersi perché il suo contributo alla scienza non sia molto conosciuto. La risposta potrebbe essere che Bassi ha pubblicato poco dei studi: di 33 articoli di ricerca, conservati all’Accademia, solo quattro furono stampati, perché Laura pensava di poter aggiungere sempre qualcosa di nuovo, e la morte arrivò improvvisa.


L’Università di Bologna la ricorda così: “Laura Bassi ha lottato continuamente per ottenere pari condizioni nell’insegnamento perseguendo una carriera intellettuale e professionale in istituti di insegnamento e ricerca pubblici in un momento in cui, in Italia e nel mondo, le università e il mondo accademico erano esclusivamente ambienti maschili. I numerosi studi condotti negli ultimi anni nella sua vita hanno messo in luce l’importante ruolo che ha svolto in Italia nella diffusione della fisica newtoniana e nella ricerca pionieristica sull’elettricità“.

Allora forse, per dare il giusto credito a Laura Bassi, bisognerebbe ricordarla come una donna appassionata, figlia di quel secolo dei lumi dove una nuova scienza sembrava portare a scoperte entusiasmanti, ma consapevole che qualsiasi sperimentazione dovesse partire da una solida base matematica e filosofica. Tutto nasce e si conclude lì: dalla filosofia ovvero dall’amore della sapienza.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.