L’antichissima bellezza dei mosaici della Villa Romana del Casale

Come vivevano gli antichi Romani? È una domanda che ci siamo posti tutti almeno una volta nella vita, e cui gli archeologi cercano di dare una risposta. Se Pompei ci aiuta a ricostruire la vita sociale di una città romana, la Villa del Casale di Piazza Armerina (EN) ci mostra nei suoi stupefacenti mosaici come vivevano i patrizi nel tardo periodo imperiale. Scoperta nel 1950 da Gino Vinicio Gentili, la datazione più certa della villa si deve a Ranuccio Bianchi Bandinelli. La villa è stata costruita seguendo il modello della Villa Adriana di Tivoli, che ha ispirato un’altra villa nei pressi di Noto (SR) e diverse ville nordafricane.

La villa romana del Casale. Fotografia di Rino Porrovecchio condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia:

Ci sono varie ipotesi su chi potesse essere il proprietario della villa:

  • La più accreditata riguarda il governatore della Sicilia Lucio Aradio Valerio Proculo Populonio. Nel 320 è stato lui l’organizzatore dei giochi a Roma, che hanno riscosso un grande successo, e la loro rappresentazione in uno dei mosaici avvalora la tesi che il governatore sia il proprietario della villa;
  • Gaio Ceionio Rufio Volusiano, prefetto e console sotto Massenzio e Costantino;
  • Ceionio Lampadio, prefetto sotto Costanzo II;
  • Memmio VItrasio Orfito, governatore in Sicilia, a cui forse si deve la realizzazione dell’obelisco Lateranense nel Circo Massimo, forse raffigurato in uno dei mosaici;
  • Claudio Mamertino, retore vissuto al tempo dell’imperatore Giuliano;
  • Nicomaco Flaviano il Giovane, aristocratico romano;
  • Betizio Perpetuo Arzigio e Domizio Latroniano, governatori sotto Costantino.

Sicuramente, tra i mosaici presenti, il più grande per dimensioni e varietà di personaggi è quello che si trova nel cosiddetto “Corridoio della caccia”. Lungo 65,93 m e largo 5, può essere diviso, dal punto di vista tecnico, in due grandi gruppi: nella parte nord, si trovano tessere quadrate molto regolari e pochissima maiolica, e i colori usati sono circa venticinque; nella parte sud, le tessere sono più rozze, spesso affiancate a pezzi di roccia, e i colori usati sono solo una quindicina.

Fotografia di Jerzy Strzelecki condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

L’altra grande differenza riguarda lo stile: nella zona sud, le figure sono più statiche e stilizzate, fedeli allo stile occidentale e alla corrente artistica del III secolo; nella zona nord, le figure sono in movimento, elemento molto più vicino alla tradizione ellenistica. Il mosaico presenta la stessa struttura della Colonna Traiana, ovvero una sequenza di scene senza interruzioni. Agli antipodi della sala troviamo due figure femminili, una affiancata da un leone e un leopardo, quindi raffigurante l’Africa, l’altra affiancata da un elefante dalle orecchie piccole, da una tigre e da un’araba fenice, quindi raffigurante l’Asia. Più che un mosaico di caccia, si tratta però di un mosaico di cattura, in quanto le bestie catturate non vengono abbattute, bensì trasportate.

Fotografia di Jerzy Strzelecki condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Osservando attentamente le scene, si vede come le belve vengano catturate ai bordi del mosaico, per poi essere trasportate verso il centro del mosaico con l’ausilio delle navi. Ciò rappresenta la cattura di belve esotiche, come pantere, antilopi, leoni e rinoceronti, per essere portate incolumi a Roma ed esibiti nei circhi. Non mancano gli animali leggendari come il grifone, e forse troviamo anche una raffigurazione del proprietario della villa, probabilmente anche lui un commerciante di belve esotiche, nella figura del dominus anziano.

Questo mosaico è importante non solo per la sua imponente dimensione e le scene che raffigura, ma anche perché rappresenta il passaggio dall’arte romana all’arte bizantina, caratterizzata dalla staticità delle figure. Alla fine del corridoio si trova la basilica, sala da ricevimento usata dal padrone per ricevere personaggi pubblici. Il corridoio della “Grande Caccia” assume dunque la funzione di sala d’attesa, soluzione architettonica poi sfruttata in altre ville e palazzi in giro per l’Europa e dagli edifici di culto dell’area greco-egea.

Il mosaico pavimentale del secondo cubicolo. Immagine di pubblico dominio:

Dopo la basilica si trovano gli appartamenti padronali: quello a nord, più piccolo e meno decorato, forse apparteneva alla padrona o al figlio del padrone; quello a sud, più grande e finemente decorato, apparteneva di certo al padrone. Nell’appartamento settentrionale l’attenzione viene catturata dal mosaico raffigurante Ulisse che inganna Polifemo (scena ripresa anche in molte altre ville), mentre nella sala adiacente, la sala del triclinio, il motivo del mosaico è geometrico, con le Stagioni incorniciate in alcuni ovali e una coppia di amanti al centro del pavimento.

Il vestibolo di Polifemo. Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

Nell’appartamento meridionale troviamo più di un ambiente ben definito. Nel primo ambiente il mosaico raffigura degli Eroti (o amorini) intenti a pescare, in un mare raffigurato da linee a zig-zag e linee dritte e gli edifici sono divisi tra loro. In uno dei vani principali, molto probabilmente la biblioteca personale del padrone, è raffigurato il poeta Arione mentre incanta delle creature marine. È raffigurata anche la testa di Oceano, circondata da pesci. La struttura della raffigurazione richiama la scena di Orfeo, raffigurata in un’altra zona della casa. La zona a ferro di cavallo è divisa in due ambienti distinti:

  • Nell’anticamera c’è il combattimento tra Eros e Pan, a cui assistono, da sinistra, il padrone, un satiro e due Menadi, e, da destra, i familiari del padrone. Sullo sfondo si vede la vincita dello scontro: quattro corone con foglie di palma e due sacchi di monete. Lo stesso episodio viene raffigurato nella basilica paleocristiana di Aquileia;
  • Nel cubicolo gli Eroti vengono raffigurati mentre sono dediti alla caccia. La scena del fanciullo che fugge dal gallo rappresentata sullo sfondo viene ripresa dall’iconografia moralista medievale per raffigurare l’Accidia.

Sul lato opposto troviamo:

  • Il piccolo Circo, dove gareggiano quattro bighe;
  • L’Agone musicale, dove dei fanciulli sono dediti alla recitazione e al canto.
  • Subito accanto al corridoio della “Grande Caccia”, si trova uno dei mosaici più famosi, ovvero le ragazze in bikini. Questo mosaico raffigura la libertà di cui godevano le donne patrizie romane, in antitesi con i secoli a venire, dal Medioevo fino alle suffragette e alla minigonna di Mary Quant. Inoltre, erano libere di poter curare la loro forma fisica, eguagliando gli uomini e affermando il detto “Mens sana in corpore sano”.

Il gioco della palla. Immagine di pubblico dominio:

Accanto al corridoio della “Grande Caccia” e all’appartamento padronale si trova un altro complesso di ambienti, caratterizzato da un ninfeo, ovvero una fontana, e utilizzato come sala per i banchetti duranti i mesi invernali. Il portico di quest’ambiente è decorato con Eroti intenti a pescare o a vendemmiare. Nella coenatio, cioè l’ambiente dove effettivamente si cenava, vengono raffigurate le fatiche di Ercole. Vengono anche mostrate scene delle Metamorfosi: Dafne in alloro, Ciparisso in cipresso, Esione o Andromeda ed Endimione in stelle.

Una delle “fanciulle in bikini. Immagine di Pubblico dominio via Wikipedia:

Un altro ambiente sicuramente degno di nota è il complesso termale che si può raggiungere dall’ingresso. Come tutte le terme del periodo romano, anche questo complesso è suddiviso i tre ambienti: frigidarium, tepidarium e calidarium. Fra gli ambienti meglio conservati c’è il frigidarium, decorato da Eroti pescatori che interagiscono con Nereidi e Tritoni. Le nicchie che circondano l’ambiente raffigurano la mutatio vestis, ovvero personaggi che si vestono e si svestono, forse a indicare una loro probabile funzione di spogliatoio. Uno spazio all’esterno del frigidarium era forse usato per gli esercizi ginnici al coperto, e che raffigura delle scene del Circo Massimo, e da qui si intuisce che la famiglia potesse far parte della tifoseria dei verdi. Negli altri ambienti si trovano altri mosaici raffiguranti dei e scene mitologiche, oltre a motivi geometrici e naturali.

Il frigidarium delle terme. Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Ciò che più colpisce di questo posto è, oltre l’incredibile stato di conservazione dei mosaici (il tetto e le pareti sono crollati quasi del tutto, attorno è stata costruita una sovrastruttura in plexiglass e acciaio per preservare la bellezza dei mosaici e permettere ai turisti di goderne appieno), il fatto che gli archeologi abbiano scoperto sotto i mosaici un altro strato di tessere che formano dei mosaici più antichi, ma che, purtroppo, non saremo mai in grado di vedere.


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