L’agghiacciante mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi

Quando si parla di “misteri d’Italia” non si sa mai dove si andrà a parare. La nostra nazione è nata sotto l’ombra di diversi misteri e la sua storia si è svolta accumulando sempre nuovi misteri. Non di rado, purtroppo, questi misteri hanno finito per coinvolgere persone assolutamente comuni e del tutto ignare del gioco in cui erano cadute.

Potremmo raccontarne tanti, ma scegliamo uno dei più controversi, sul quale si è detto tutto e il contrario di tutto.

Mercoledì 22 giugno 1983, a Roma, è appena cominciata l’estate, ma sembra una giornata più primaverile che estiva. Ieri il solstizio si è presentato con un temporale, all’alba la periferia si è svegliata avvolta in un velo di nebbia, l’aria è un po’ ventilata, a mezzogiorno la temperatura non supera i 24 gradi. La città è in fermento perché domenica prossima devono svolgersi delle elezioni politiche molto sentite, elezioni anticipate come è consuetudine del periodo. Nei suoi quattro anni di esistenza, l’VIII legislatura del Parlamento italiano, eletta nel giugno del 1979, ha visto succedersi uno dopo l’altro ben sei governi, durante i quali si è passati per diverse formazioni politiche, fino a dare vita al Pentapartito che in seguito deterrà saldamente il potere fino allo scandalo di Tangentopoli.

La nascita del Pentapartito non ha impedito che i governi potessero cadere in situazioni non di rado imbarazzanti, come quella passata alla Storia come “lite delle comari” (un confronto a distanza sui mass media tra i ministri Andreatta e Formica riguardo la separazione tra Tesoro e Banca d’Italia) che è costata la fine del secondo governo Spadolini, nel novembre 1982. L’ultimo governo, presieduto da Fanfani, è stato affossato dal segretario socialista Craxi, convinto che sia il momento giusto per passare all’incasso in termini elettorali. I fatti gli daranno ragione, ma solo fino a un certo punto: dalle elezioni del 26 giugno 1983, Craxi uscirà abbastanza forte da guidare un governo che resisterà quasi tre anni; ma poi cadrà lo stesso, per il suo rifiuto di accettare il “patto della staffetta” secondo il quale avrebbe dovuto cedere la carica di primo ministro al leader dei suoi alleati democristiani, De Mita, a metà legislatura.

Ciriaco De Mita a un evento di partito:

Di tutto questo, in un clima economico in cui l’inflazione e la disoccupazione restano alte e uno politico di tensioni internazionali che vedono il nostro Paese in una situazione a rischio per la sua posizione al centro del Mediterraneo, importa a molti, ma a qualcuno no. I più giovani, soprattutto, una volta lasciate alle spalle le ubriacature contestatarie del ’68 e del ’77, sembrano sempre meno interessati all’impegno politico, al punto che hanno ormai smesso di occupare scuole e università.

Sicuramente, a pensare ad altro, è anche una ragazzina di quindici anni e mezzo, una ragazzina dall’aspetto talmente comune che potrebbe confondersi nella folla dovunque vada e che, nell’ultima immagine che ha lasciato di sé a chi la conosceva, sembra uscita da una canzone del suo cantautore preferito, Claudio Baglioni, intitolata “Lampada Osram”. Anche lì c’era un’adolescente sola per la strada che si svuota all’arrivo della sera, ma perché il ragazzo con cui ha appuntamento l’ha appesa. Purtroppo, invece, nel caso di Emanuela Orlandi, chi le aveva dato appuntamento si presentò regolarmente.

Emanuela ha trascorso il pomeriggio a lezione presso la scuola di musica della chiesa di Sant’Apollinare, che frequenta con più profitto del liceo scientifico, dato che in quest’ultimo è stata appena rimandata in due materie. È uscita dalla scuola di musica alle 18:45, in leggero anticipo rispetto al solito, e ha chiamato casa da un telefono pubblico, per chiedere alla madre il permesso di svolgere un lavoro che le è stato appena proposto. Non le ha risposto la madre, ma la sorella maggiore Federica, che le ha detto senza mezzi termini di lasciar perdere, perché non può essere altro che una fregatura. Ma, a quanto pare, l’idea di guadagnare 350.000 lire (una somma di tutto rispetto, ai tempi) presentando per mezza giornata prodotti cosmetici della Avon a una sfilata di moda delle sorelle Fontana, è qualcosa di troppo attraente per una ragazzina così giovane e inesperta.

Emanuela Orlandi:

Sembra strano, ma prima delle 19:00 una quantità di testimoni vede Emanuela dappertutto, mentre dopo le 19:00 non la vede più nessuno.

E nessuno la vedrà mai più

Le ultime a vederla sono quattro compagni della scuola di musica (tre ragazze e un ragazzo) che la notano alla fermata dell’autobus 70, insieme a un’altra ragazza, e tutte e due appaiono piuttosto impazienti. In precedenza, intorno alle 17:00, era stata vista nei dintorni di palazzo Madama da due poliziotti, ognuno per proprio conto e da punti diversi, mentre parlava con un giovane alto e biondo che le mostrava quello che sembrava essere un campionario, accanto a una BMW, che tra l’altro si trovava in divieto di sosta. Alle compagne della scuola di musica, Emanuela aveva detto di doverlo rivedere alle 19:00 per discutere con lui dell’offerta di lavoro.

La BMW rinvenuta da Parisi, verosimilmente utilizzata per il rapimento di Emanuela Orlandi. Fotografia di Eugenio Parisi via Wikipedia CC BY-SA 4.0:

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Emanuela e l’altra ragazza (che pare fosse una sua compagna di liceo) avrebbero seguito l’uomo dell’appuntamento fino alla BMW parcheggiata poco distante, dove ad aspettare c’era un altro uomo. Emanuela fu convinta a salire sull’auto dalla promessa di portarla dalla sorella Cristina, che la stava aspettando.

In seguito, sarebbe emerso che la sorella non aveva idea di nulla e non conosceva i due, ma nei giorni precedenti li aveva notati, insieme a delle amiche, mentre seguivano Emanuela, ma non ci aveva fatto molto caso, dato che sembravano semplici corteggiatori. Sarebbe poi emerso anche che un’altra compagna di scuola di Emanuela, Fabiana Valsecchi, era stata avvicinata dai due negli stessi giorni e con la stessa scusa del lavoro, ma aveva rifiutato.

La sera, Emanuela non torna a casa. Dopo una notte trascorsa in un frenetico giro di contatti diretti e telefonate tra tutti gli amici e i conoscenti della ragazza, i familiari di Emanuela si precipitano alla polizia a denunciarne la scomparsa.

Quando è evidente che si tratta di un rapimento, gli inquirenti restano sorpresi: in quel periodo i sequestri di persona sono frequenti ma non casuali e nulla autorizza a pensare che Emanuela possa essere un soggetto a rischio, data la sua appartenenza a una famiglia numerosa (cinque figli) e tutt’altro che facoltosa.

In realtà, però, un elemento di rischio c’è. Emanuela è cittadina vaticana e suo padre Ercole è un dipendente del Vaticano. In Vaticano deve esserci qualcosa di importante che bolle in pentola. Il 13 maggio 1981, un giovane turco, Mehmet Alì Agca, ha sparato al Papa Giovanni Paolo II durante un incontro pubblico con i fedeli, ferendolo abbastanza seriamente. Processato per direttissima, dopo due mesi è stato condannato all’ergastolo e non ha nemmeno presentato appello. Nel 1983 è detenuto a Rebibbia e sembra che stia cominciando a “cantare” su chi gli ha armato la mano. Si parla di una pista che condurrebbe ai servizi segreti bulgari e, da questi, direttamente al KGB, come già ipotizzato dai servizi segreti francesi.

Agca durante un’udienza del processo condotto da Severino Santiapichi:

In questo stesso periodo, sono cominciati degli avvistamenti di personaggi dall’aria troppo anonima per passare inosservati, che sembrano tenere a loro volta d’occhio i familiari di alcuni dipendenti vaticani. La cosa è talmente preoccupante che due importanti funzionari, Angelo Gugel e Camillo Cibin, hanno cambiato scuola alle proprie figlie, mettendole sotto sorveglianza, sempre dopo avvertimenti da parte dei servizi segreti francesi: che, a quanto pare, sanno più di quanto vogliono far credere.

Ma nessuno si è disturbato ad avvertire Ercole Orlandi e gli altri suoi colleghi della situazione.

Il problema, però, è che a quanto pare il Vaticano pullula di spie al soldo di servizi segreti dell’Est: sono talmente tante che si annidano dappertutto. Sembra che perfino il futuro capo delle Guardie Svizzere, Alois Estermann, destinato a essere vittima di un triplice omicidio-suicidio insieme alla moglie e a un sottoposto nel 1998, sia stato un agente della Stasi, la polizia segreta della Germania Est. Lo stesso Ercole Orlandi, consegnerà agli inquirenti un elenco di persone a suo dire sospette, comprendente molte guardie svizzere.

Alois Estermann:

Ci sono altri elementi che rendono la situazione ancora più confusa e incomprensibile. Il primo tra questi è che il 7 maggio 1983 è scomparsa un’altra ragazza romana, coetanea di Emanuela, Mirella Gregori, e che questa scomparsa è avvenuta secondo le stesse modalità di quella di Emanuela, dopo che è uscita di casa per incontrare un uomo che le aveva proposto di lavorare come presentatrice Avon.

È il caso di aggiungere che, come fu espressamente ribadito dall’azienda stessa durante le indagini, la Avon non ha mai impiegato personale maschile, a nessun livello.

Però Mirella Gregori è cittadina italiana e non vaticana. Anche se la madre riconoscerà in uno degli uomini della scorta del Papa la persona che vide intrattenersi con la figlia prima che questa sparisse. Va aggiunto che questo riconoscimento non è mai stato assolutamente certo e che le indagini al riguardo non sono approdate a nulla.

Mirella Gregori:

Come è purtroppo triste consuetudine, non appena la notizia della sparizione di Emanuela diventa di dominio pubblico la famiglia viene subissata dalle telefonate di mitomani e sciacalli. Tra queste, però, ce ne sono alcune che si rivelano degne di nota: il 25 giugno chiama un tale Pierluigi e racconta di aver incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, delle quali una, che suonava il flauto e aveva con sé dei prodotti Avon, corrisponde alla descrizione di Emanuela. Pierluigi chiama gli Orlandi altre due volte, fornendo ulteriori dettagli sulla ragazza, tutti riconducibili a Emanuela, ma rifiuta di incontrarli.

La versione di Pierluigi sarebbe confermata dalla chiamata, il 26 giugno, di un certo Mario, che però parla come se venisse imboccato da qualcun altro. Pierluigi e Mario sostengono che la ragazza si fa chiamare Barbara.

I familiari di Emanuela, attraverso delle amicizie, interessano al caso un agente del SISDE, Giulio Gangi. Questo riesce a rintracciare l’auto dell’uomo che è stato visto parlare con Emanuela dai due poliziotti, vicino palazzo Madama, e scopre che uno dei suoi cristalli è stato sostituto dopo essere stato rotto in seguito a un colpo inferto dall’interno. A portarla a riparare è stata una donna bionda: Gangi rintraccia anche lei, che però si rifiuta di collaborare. A quel punto, Gangi si rende conto di essere tenuto a sua volta sotto controllo.

La donna bionda potrebbe essere Sabrina Minardi, ex moglie del calciatore Bruno Giordano, ex amante del banchiere Roberto Calvi (responsabile del crack del Banco Ambrosiano, con cui la Santa Sede intratteneva molti affari, ucciso a Londra nel giugno 1982) e compagna di Enrico De Pedis, detto Renatino, il boss della Banda della Magliana.

Sabrina Minardi all’epoca del matrimonio con Bruno Giordano:

Già dal racconto di queste prime fasi si capisce subito quanto sia assurdamente ingarbugliata questa vicenda. Un momento clou è rappresentato dalla decisione di papa Giovanni Paolo II di lanciare un appello ai rapitori della ragazza, durante l’Angelus di domenica 3 luglio. Dal 5 luglio, comincia una serie di chiamate, alla sala stampa vaticana e alla famiglia Orlandi, da parte di un uomo che parla italiano ma si esprime come uno straniero (e per questo sarà chiamato l’Amerikano dai mass media): alla fine saranno sedici.

Afferma di essere in combutta con Pierluigi e Mario, autori di precedenti telefonate e dichiara che Emanuela è nelle sue mani. Fornisce anche delle cassette in cui si sente una voce che potrebbe essere quella della ragazza. L’Amerikano chiamerebbe per conto dei Lupi Grigi, l’organizzazione terroristica cui apparteneva Alì Agca. Il rapimento sarebbe un segnale rivolto ad Agca:

Non collaborare, perché ti tireremo fuori dalla galera in altri modi

In realtà, Agca, sul quale in Turchia pende anche una condanna capitale, non ha nessuna intenzione di essere tirato fuori dalle galere italiane, dove dichiara di essere trattato benissimo. A sostenere la teoria del rapimento ad opera dei Lupi Grigi è soprattutto uno dei suoi legali, l’ex giudice Ferdinando Imposimato. L’ipotesi sarà però sempre poco accreditata, anche quando saranno messi in circolazione dei comunicati firmati dai Lupi Grigi, che affermano di custodire sia Emanuela sia Mirella Gregori. E infatti, qualche anno dopo, l’ex funzionario della Stasi Gunther Bohnsack rivelerà che questi comunicati erano opera dei servizi segreti tedesco-orientali, con l’obiettivo di stornare i sospetti dalla Bulgaria indirizzandoli verso la Turchia.

L’identità dell’Amerikano è stata oggetto di molte speculazioni. Uno studio specialistico sul suo modo di esprimersi, divulgato solo nel 1995, sostiene che a giudicare da come si esprime, l’Amerikano è un uomo colto di madrelingua non italiana, che ha molta più confidenza con il Latino che con l’Italiano: l’identikit potrebbe corrispondere a un alto prelato, e il primo indiziato in tal senso è monsignor Paul Marcinkus, per lungo tempo presidente dello IOR (Istituto Opere Religiose: in realtà, una vera e propria banca). Lo IOR è stato legato a filo doppio al Banco Ambrosiano di Calvi e qualcuno ha ipotizzato che Calvi sia stato eliminato, per ordine di Marcinkus, proprio per punirlo dei danni subiti dallo IOR in seguito al crack della banca milanese. Lo scrittore inglese David Yallop, in un libro molto controverso intitolato “In nome di Dio” ha apertamente accusato Marcinkus di aver fatto uccidere il papa Giovanni Paolo I, che intendeva mettere fine ai loschi affari che il monsignore banchiere intratteneva con un altro squalo della finanza, a sua volta fortemente sospetto di collusione con la mafia, Michele Sindona.

Paul Casimir Marcinkus:

Marcinkus, nonostante un mandato di cattura emesso a suo carico nel 1987 dalla magistratura italiana, non è mai stato arrestato perché rifugiato all’interno del Vaticano e poi riuscito a scappare negli USA, da dove non è stato mai estradato, fino alla morte avvenuta nel 2006.

Marcinkus viene chiamato in causa anche dalle dichiarazioni rese da Sabrina Minardi nel 2008 alla giornalista Raffaella Notariale, che delineano un quadro ancora più complesso. La Minardi afferma di aver assistito all’occultamento del corpo di Emanuela e di Domenico Nicitra, figlio di un membro traditore della Banda della Magliana, qualche tempo dopo il sequestro, e che Emanuela sembrava drogata ed era stata tenuta prigioniera in un vasto sotterraneo in zona Gianicolense. Ma qualcosa non torna in questa versione, che pure ha ispirato parte del film “La verità sta in cielo” (2016), perché il Nicitra, che aveva solo undici anni, è sparito dieci anni dopo Emanuela, nel 1993.

Invece, il documentarista Alexander Bush sostiene che i due corpi che la Minardi vide chiusi in sacchi di plastica gettati in una betoniera di Torvaianica appartenevano a due pervertiti romani, rimasti sconosciuti, già responsabili del sequestro e dell’uccisione di Mirella Gregori. I due sarebbero stati scoperti e uccisi, dopo l’appello del Papa, dagli uomini della Banda della Magliana, che avrebbero prelevato Emanuela ancora viva per consegnarla a Marcinkus: quest’ultimo si sarebbe occupato di lei almeno fino al 1997. Secondo questa teoria, Emanuela potrebbe essere ancora viva ma chiusa in un ospedale psichiatrico, probabilmente all’estero.

Ad avvalorare l’ipotesi che Marcinkus si sia occupato direttamente della Orlandi ci sarebbe, se autentico, anche un report ottenuto dal giornalista Emiliano Fittipaldi, autore di due libri sugli affari nascosti del Vaticano. Secondo questo report dattiloscritto, la Santa Sede avrebbe speso per il caso Orlandi, fino al 1997, qualcosa come 483 milioni di lire. Nella vicenda sarebbero coinvolti, oltre a Marcinkus, anche i cardinali Poletti e Casaroli. Nonostante l’interessamento della famiglia Orlandi, i prelati che avrebbero potuto ordinare una verifica al riguardo (monsignor Becciu e il cardinale Re) si sono rifiutati di collaborare, affermando che non ci fosse nulla da verificare.

La teoria dei due pervertiti (che corrisponderebbero all’uomo con il campionario della Avon e al suo compagno, la sera che Emanuela scomparve, ma anche a Pierluigi e Mario delle telefonate) è presentata in un’altra forma dall’ex magistrato e scrittore Otello Lupacchini, che ha esposto la sua versione in un libro intitolato “Dodici donne un solo assassino” redatto a quattro mani con il giornalista Max Parisi. Secondo Lupacchini, Emanuela, come Mirella Gregori, fu sequestrata per ragioni di libidine ed eliminata poco dopo. Tutto ciò che avvenne successivamente fu solo una serie di speculazioni da parte di agenti segreti stranieri e di esponenti di bande criminali, allettati dal fatto che il papa ne avesse parlato all’Angelus, rivelando in tal modo che per il Vaticano Emanuela poteva essere importante.

Lupacchini e Parisi, dal confronto tra i casi, ipotizzano che i rapitori e assassini di Emanuela e Mirella abbiano fatto almeno altre dieci vittime nella zona di Roma, inclusa Simonetta Cesaroni protagonista suo malgrado di una caso irrisolto dalla grande rinomanza mediatica.

Simonetta Cesaroni:

Un ex membro della banda della Magliana, Antonio Mancini, ha dichiarato che la banda rapì direttamente Emanuela, per fare pressione sul Vaticano e quindi su Marcinkus. Infatti, una somma pari a oltre 20 miliardi di lire, composta da proventi delle attività criminali, per essere riciclata, era stata investita in attività dello IOR, che a sua volta l’aveva investita in attività del Banco Ambrosiano. Il crack di quest’ultimo avrebbe enormemente danneggiato De Pedis e i suoi compari, decisi a farsi restituire fino all’ultima lira con ogni mezzo.

Enrico De Pedis:

Da questa testimonianza era sorta l’ipotesi che i resti delle due ragazze fossero stati seppelliti nella basilica di sant’Apollinare, nello stesso sepolcro in cui era stata deposta l’urna di De Pedis dopo che il 2 febbraio era stato ucciso da alcuni suoi ex complici: ma, aperto il sepolcro, sono state trovate al suo interno solo ossa molto più antiche.

Padre Gabriele Amorth, più noto come esorcista, nel 2012 dichiarò che secondo lui Emanuela era stata reclutata per partecipare a un festino a base di sesso e droga, come molte altre ragazze, a beneficio di alti prelati, importanti funzionari vaticani e diplomatici, e sarebbe morta accidentalmente per overdose di qualche stupefacente. Anche secondo padre Amorth, Marcinkus c’era dentro fino al collo.

Padre Amorth:

Ancora adesso, arrivano segnalazioni per le quali Emanuela sarebbe sepolta in questa o in quell’altra tomba (nel 2019 ne sono state scavate due al cimitero teutonico, quelle della principessa Sofia di Hohenlohe-Waldenburg-Bartenstein e della principessa Carlotta Federica di Meclemburgo-Schwerin, ma senza risultato, ammesso che fossero quelle giuste) e sono annunciate ulteriori rivelazioni o riaperture di indagini. Tuttavia, dopo quasi quarant’anni dalla sparizione di Emanuela Orlandi il mistero rimane intatto, e la sola certezza è che molti sanno o hanno saputo, ma nessuno ha parlato, e il destino di quella quindicenne sparita a Roma nel 1983 è completamente sconosciuto.

Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.