Il coccodrillo Lacoste non ha bisogno di presentazioni, e rappresenta uno dei pochissimi loghi al mondo ad esser rimasto invariato nel corso dei decenni. Il piccolo simbolo nacque dal soprannome di René Lacoste “The Crocodile”, un soprannome vinto per una scommessa e perfettamente adatto al modo in cui affrontava gli avversari sul campo da tennis. Dal 1933, anno in cui il tennista fondò l’azienda, il coccodrillo identifica le polo di qualità francesi, e non ha mai lasciato il lato sinistro dell’abbigliamento della casa, sino a oggi.

E’ del Febbraio 2019 la linea “Save Our Species”, una serie di polo bianche con un logo diverso dal coccodrillo, rimpiazzato da 10 diversi animali che rappresentano una specie che sta affrontando l’estinzione. La linea segna l’inizio della partenership fra Lacoste e l’International Union for Conservation of Nature (IUCN), cui sono destinati i ricavi dell’iniziativa.

Ciascuno dei 10 disegni è stato prodotto in numero limitato, corrispondente al numero di animali residui della popolazione di ciascuna specie in natura. Ad esempio, le polo con la Tigre di Sumatra sono solo 350, il numero di animali presenti in natura oggi minacciati dal bracconaggio e dalla deforestazione. Il lotto più piccolo, di soli 30 pezzi, è rappresentato dalla focena della California, che a causa della pesca eccessiva è ormai prossima all’estinzione.

Altre specie sono la tartaruga birmana, il maki nordico (una piccola donnola), il rinoceronte di Giava, il gibbone nero crestato orientale, il kakapo, il condor della California, la saola e l’iguana di Anegada. Ogni polo di Save Our Species è stata venduta a 185 dollari e le 1775 unità sono già state esaurite, con i profitti delle vendite devoluti alla IUCN, ma sono ancora aperte le donazioni per “Save Our Species” sul sito dell’organizzazione.

La Focena californiana:

Il rinoceronte di Java:

La tigra di Sumatra:

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Sotto, il video di presentazione della campagna:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...