Sono trascosri ormai cento anni dalla battaglia di Verdun, in Francia, ma i suoi devastanti effetti perdurano ancor oggi. L’area che vide contrapposti gli eserciti di Germania e Francia è da allora definita Zone Rouge, la Zona Rossa, formata inizialmente da 1200 chilometri quadrati di un territorio diventato troppo pericoloso per essere attraversato da essere umano.

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Munizioni accatastate in aeree off-limits

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Con il passare degli anni, grazie alle bonifiche che sono state effettuate, e che richiederanno altri settecento anni per essere completate, le restrizioni alla zona rossa si sono notevolmente ridotte, ma rimangono ancora alcune aree totalmente off-limits, perché probabilmente nessuno potrebbe uscirne vivo, o per lo meno integro.

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La battaglia di Verdun fu una delle più cruente della Prima Guerra Mondiale, sul fronte occidentale, e fu scatenata, nel febbraio del 1916, dalla 5° armata tedesca, che voleva obbligare i francesi a radunare gran parte del suo esercito in un solo luogo, per “dissanguarlo goccia a goccia“, e infine distruggerlo con un imponente attacco di artiglieria.

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Verdun era considerata dai francesi quasi inattaccabile, perché protetta da ripide colline e da numerose fortificazioni, 20 grandi e 40 più piccole, nonché da una linea di profonde trincee, che la rendevano il punto di difesa più importante del fronte francese. Proprio perché considerata quasi inespugnabile, Verdun fu lasciata sguarnita sia di armi sia di soldati, mandati su altri campi di battaglia, diventando così un punto debole del fronte.

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Le cose non si svolsero però così velocemente come avevano sperato i tedeschi, che alla fine uscirono sconfitti, e “dissanguati” quanto i francesi: la battaglia si trasformò in un lungo conflitto, che terminò solo nel dicembre del 1916, provocando 377.231 morti tra i soldati francesi, e 337.000 tra quelli tedeschi. Dati più recenti suggeriscono un numero di vittime molto più alto: circa 976.000 morti e 1.250.000 feriti, includendo anche i civili.

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L’enorme quantità di armi utilizzate, granate, conchiglie di gas velenosi, proiettili di artiglieria ad alto tasso esplosivo, cambiarono per sempre il territorio di Verdun

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Alla fine della guerra, nel 1918, i francesi si resero conto che sarebbero occorsi molti secoli per bonificare totalmente la zona: tutti i villaggi agricoli che costellavano l’area furono spostati altrove, e oggi rimangono abbandonati, spettrale ricordo di una regione devastata dalla follia della guerra.

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Anche se oggi è possibile effettuare dei “tour della battaglia di Verdun” all’interno della Zone Rouge, dove è stato appositamente ricreato un villaggio completo di trincea, il luogo rimane molto pericoloso. Il governo francese ha istituito un Département du déminage (Dipartimento di sminamento), ma finora, hanno solo scalfito la superficie del problema.

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Alcune aree appaiono come una foresta incontaminata, ma al loro interno si nascondono milioni di munizioni, sia esplose sia inesplose. Oltre a esse, vengono ancora ritrovati armi, caschi, e frammenti di scheletri, ma ciò che rende l’area ancora inabitabile per gli uomini è l’inquinamento provocato dalle armi chimiche, dal piombo, e dalla decomposizione di uomini e animali.

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Le tonnellate di gas velenosi usati, concentrati in un’area ristretta, hanno avuto un impatto devastante sul terreno e sulle acque della regione. Purtroppo, anziché migliorare, pare che le cose peggiorino con il corso del tempo. Nel 2004, le analisi del suolo hanno rilevato livelli di arsenico fino al 17%, infinitamente superiori a quelli dei decenni precedenti. Ciò significa che le sostanze chimiche, anziché precipitare nel terreno, salgono verso l’alto. L’acqua contiene arsenico fino a un livello 300 volte superiore a quello considerato tollerabile, ma anche il piombo non biodegradabile, proveniente dai frammenti di munizioni, è in aumento, e contamina anche alcuni animali, sopratutto i cinghiali, che quindi non possono più essere cacciati.

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Secondo gli scienziati la situazione può solo peggiorare, considerati anche gli alti livelli di zinco e mercurio. Il problema non può essere risolto né a breve né a medio né a lungo termine:

Queste sostanze possono contaminare l’acqua e il suolo ancora per 10.000 anni

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Il governo francese e l’Unione Europea monitorano i prodotti agricoli provenienti dalla regione, ma per alcuni ciò non è sufficiente né efficace: controlli più accurati potrebbero compromettere l’economia locale. In realtà, coloro che rischiano molto sono gli agricoltori, che talvolta incappano con i loro trattori su munizioni inesplose, ma ancora di più i tecnici che devono rimuovere le armi chimiche: nonostante controlli regolari, l’accumulo di tossine nel corpo potrebbe essere rilevato solo quando ormai è troppo tardi.

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Il desiderio di recuperare la zona rossa costituisce un altro pericolo: subito dopo la guerra gli sforzi di bonifica furono abbastanza superficiali, perché l’economia francese era devastata. Alcune comunità furono autorizzate troppo presto a rioccupare parti di territorio ancora contaminato, decisione che ha provocato perdite umane sia a causa degli esplosivi sia delle sostanze chimiche velenose.

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Per sfruttare il turismo di guerra, molti ristoranti e negozi sono stati aperti in aree ritenute sicure, ma che successivamente non sono risultate esserlo.

A oltre un secolo dalla battaglia di Verdun, l’offensiva tedesca continua a mietere vittime.

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.