Trivago è un’azienda molto giovane sotto tutti i punti di vista. Nasce nel 2005 a Düsseldorf, in Germania, dove tutt’ora si trova la sede centrale e ogni giorno circa 500 ragazzi dell’età media di 28 anni si ritrovano non solo per lavorare, ma anche per socializzare, innovare e divertirsi. Una piccola start-up, oggi motore di ricerca per hotel più grande al mondo, che nasce dall’ingegno di Rolf Schrömgens, Peter Vinnemeier e Malte Siewert.

Essendo Trivago un’azienda online, l’innovazione e i test sono all’ordine del giorno, a partire dagli spazi di lavoro: open space a tema, colori accesi e aree dedicate allo svago. Gli uffici di Trivago sono stati ideati per stimolare la creatività del dipendente e per permettere a ognuno di sentirsi se stesso. In un luogo di lavoro così pensato, dove vige la regola della meritocrazia, tutti sono stimolati a dare sempre il massimo e mettersi costantemente in gioco, in uno spazio di lavoro informale e amichevole.

Ogni piano è attrezzato con la propria cucina; frutta, cereali e bibite sono a disposizione di tutti. Gli spazi dell’ufficio rispondono a specifiche esigenze: la stanza con il biliardino o quella di arrampicata offrono momenti di svago e divertimento; la saletta yoga e quella con i grandi divani stimolano la concentrazione e la riflessione individuale; la struttura open space e le più grandi conference room permettono momenti di scambio costruttivo e vivace tra colleghi dello stesso team ma anche tra dipartimenti diversi.

L’ambiente ricreato negli uffici di Trivago vuole essere anche familiare per i suoi moltissimi dipendenti internazionali. Alcune delle meeting rooms e delle pareti degli uffici riportano i nomi dei paesi di provenienza dei ragazzi e nomi di luoghi a loro cari. Per maggiori informazioni o per cercare un Hotel, questo il sito ufficiale dell’azienda.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...