La vita di Sharon Tate prima della Strage della setta di Charles Manson

Sharon Tate: bella, bellissima e, purtroppo, conosciuta per la sua orribile fine più che per la sua breve carriera di attrice.

Il suo nome sarà per sempre legato a quello di Charles Manson, capo indiscusso di un gruppo di pseudo-hippie chiamato “The Family”, la famiglia, che viveva nel fatiscente Spahn ranch.

Dopo la morte, l’affascinante e dolce Sharon è diventata una nota a piè di pagina nell’orribile storia della famiglia Manson, e in pochi la ricordano per la sua vita, come se tutto il sangue che in quella notte di agosto del 1969 aveva imbrattato le stanze del 10050 di Cielo Drive, a Bel Air, avesse nascosto tutto ciò che era avvenuto prima.

Perché la strage di Bel Air (e quella della notte successiva a Waverly Drive, dove furono trucidati i coniugi LaBianca) è considerata l’evento simbolo della fine dell’utopia hippie, una sorta di collasso spirituale di un’intera generazione.

Generazione alla quale apparteneva anche Sharon, nata in Texas nel 1943, talmente bella da essere incoronata, a sei mesi, Miss Tiny Tot di Dallas. Seguendo in giro per il paese il padre, colonnello dell’esercito, Sharon colleziona titoli da reginetta di bellezza, finché l’intera famiglia non si trasferisce in una base americana in Veneto.

La ragazza è popolarissima tra i giovani soldati americani, appare sulla copertina di un quotidiano militare, recita in uno spettacolo girato a Venezia da Pat Boone, e poi partecipa come comparsa al film storico “Barabba”.

Quella del ’61 è l’ultima estate italiana di Sharon, che è felice della nuova destinazione del padre: San Pedro in California, vicinissima a Los Angeles. I primi anni ’60 in California: un’ubriacatura di Pace e Amore, culminati con la Summer of love del 1967 a San Francisco, che vede Sharon fare lentamente carriera nel mondo del cinema, dai piccoli ruoli nelle serie televisive a qualche comparsata nei film. Finché, nel 1967, la sua carriera esplode grazie a quattro film, tanto che il settimanale Playboy scrive “Questo è l’anno di Sharon Tate”.

Intanto, Sharon Tate conosce il regista Roman Polanski, e insieme formano una coppia non convenzionale, anche se poi si sposano a Londra, nel gennaio 1968.

Lui non era pronto per la monogamia, ma lei, come poi dice Polanski “era un fottuto angelo, un personaggio unico che non incontrerò mai più nella mia vita”. Sharon rimane incinta alla fine del 1968, e forse aspetta un po’ per dirlo al marito (almeno secondo il racconto di alcuni amici), temendo forse che lui volesse farla abortire. Con gli occhi ben aperti sulla realtà, un giorno confessa: “Credo di vivere in un mondo da favola. Abbiamo un buon accordo: Roman mente e io fingo di credergli”.

Nel febbraio del 1969, la coppia prende in affitto la “casa dell’amore” a Cielo Drive.
Prima di loro ci aveva abitato Terry Melcher, importante produttore cinematografico (figlio di Doris Day) che poco tempo prima aveva stroncato ogni velleità di successo all’aspirante cantante Charles Manson.

Sharon e Roman sono in Europa nei primi mesi del ’69, poi l’attrice, ormai in avanzato stato di gravidanza, torna da sola a Los Angeles, perché il marito rimane a Londra per motivi di lavoro. E’ il 20 luglio del 1969. Nella casa di Cielo Drive ci sono gli amici Wojciech Frykowski e Abigail Folger a farle compagnia, in attesa del rientro di Polanski, che sarebbe dovuto tornare il 12 agosto, un paio di settimane prima della nascita del figlio.

La serata dell’8 di agosto passa come tante altre: i tre amici, insieme a Jay Sebring, vanno a cena fuori, e poi rientrano a casa abbastanza presto, verso le 22.30, ognuno con i propri progetti per il domani.

Ma il destino aveva deciso che non ci sarebbe stato alcun domani, per nessuno di loro. Sharon Tate era molto fatalista, e proprio alla fine di luglio aveva dichiarato in un’intervista: “Tutta la mia vita è stata decisa dal destino. Penso che qualcosa di più potente di noi decida i nostri destini per noi.” Quella notte, il destino prende le sembianze di quattro persone, tre donne e un uomo, che agiscono per ordine del loro capo carismatico, Charles Manson, non presente all’eccidio.

Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian hanno l’ordine di “uccidere tutti in quella casa, nel modo più macabro possibile”. E infatti massacrano cinque persone, più il bambino non ancora nato di Tate e Polanski. Oltre all’attrice e ai suoi amici, muore un ragazzo diciottenne, Steven Parent, passato a salutare il custode della villa: ha la sfortuna di incrociare i suoi assassini mentre lui esce dalla villa e loro entrano.

I corpi delle vittime sono devastati da coltellate e colpi di pistola ma, come se non bastasse, Sharon viene “impiccata” a una trave (anche se cinque delle sedici pugnalate l’avevano già uccisa). Atkins traccia con il sangue dell’attrice la scritta PIG sulla porta di casa, e sorprendentemente, quando Polanski rientra, accetta che la scena del crimine sia fotografata dalla rivista Life. Addirittura, lui si fa immortalare a fianco alla porta, mentre ancora era ben visibile la scritta tracciata con il sangue della moglie. Il 13 agosto ci sono i funerali delle vittime, e Sharon viene seppellita con il suo bambino mai nato tra le braccia.

La polizia impiega tre mesi a imboccare la pista giusta, mentre Polanski, forse preda di sensi colpa per aver lasciato la moglie da sola, e forse inquietato dal tema satanico del film che aveva appena finito di girare, Rosemary’s Baby (il protagonista raggiunge il successo facendo concepire alla propria moglie un figlio, addirittura con Satana stesso), si sente in obbligo di dichiarare che “gli ultimi anni trascorsi con lei sono stati l’unico momento di vera felicità nella mia vita”.

Gli assassini vengono tutti condannati a morte, ma poi la California abolisce la pena capitale, e finiscono per scontare l’ergastolo. Manson e Atkins muoiono, rispettivamente nel 2017 e 2009, mentre gli altri sono ancora dietro le sbarre: nessun governatore della California si è mai sentito di concedere la libertà condizionale…

Nel 2019 è uscito il film di Quentin Tarantino “C’era una volta a Hollywood”,  un omaggio nostalgico a un cinema che non esiste più, mentre sullo sfondo i delitti della famiglia Manson sanciscono la fine dell’innocenza e dell’utopia dei figli dei fiori.


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