La Vergine di Norimberga o “di ferro”, è uno degli strumenti di tortura ed esecuzione più famosi nell’immaginario collettivo mondiale. Immedesimarsi nella vittima che entra all’interno dell’armadio di morte e viene trafitta dalle lance interne alla cassa è terrificante soltanto al pensiero, ma la storia della Vergine è tutt’altro che scontata e di facile ricostruzione. La prima descrizione scritta di una Vergine di Ferro fu data Johann Philipp Siebenkees, un filosofo e archeologo tedesco, nel 1793.

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Il nome stesso dello strumento di morte deriva dalla storia raccontata da Siebenkees, il quale raccontò che un falsario venne ucciso lentamente dagli spuntoni di ferro della macchina nella città di Norimberga, datando l’esecuzione il 14 Agosto del 1515. Siebenkees afferma che la Vergine fu utilizzata come strumento di esecuzione durante tutto il medioevo e nei secoli successivi per i processi alle streghe e persone che avevano compiuto particolari crimini come, appunto, falsificare monete.

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Lo strumento di tortura fu probabilmente realizzato a scopo commerciale, e non si trovano fonti storiche che parlino di un suo impiego prima del XX Secolo. L’invenzione risale forse all’epoca medievale, ma più probabilmente fu solo un falso successivo, impiegata come oggetto da esposizione, non essendo realmente utilizzata per le esecuzioni (fonte: Wikipedia Inglese).

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Il meccanismo di funzionamento della Vergine di Ferro, come immaginata dai suoi creatori e mai sperimentato, era abbastanza semplice. Una volta all’interno, le porte venivano chiuse come in un sarcofago egizio, con le punte che avrebbero perforato diversi organi del corpo, ferendo ma non uccidendo all’istante, in modo da provocare una morte più lenta e dolorosa possibile.

Nella testa erano inoltre posizionati due chiodi ad altezza occhi che accecavano immediatamente la vittima. Vista la differenza di altezza delle persone, risulta difficile pensare che un uomo di origine nordica potesse essere di altezza paragonabile ad una “strega” della Baviera.

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Nel XIX secolo diversi spettacoli e musei della tortura si dotarono di Vergini di Norimberga, suscitando il terrore dei visitatori (e arricchendo le proprie casse). L’originale dal quale la storia prese inizio, conservata al museo di Norimberga e costruita agli inizi dell’800, andò distrutta durante un bombardamento alleato del 1944.

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Oggi copie di questo strumento di tortura si trovano fra gli altri al Castello di Peschici, al Museo della Tortura di Siena ed in numerosi musei della tortura di tutta Europa.

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Sotto: La Vergine di ferro del castello di Chillingham in Northumberland, Inghilterra.

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Sotto, la Vergine di Ferro nella città di Norimberga:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...