La tremenda esecuzione di Anthony Babington e il complotto fallito contro Elisabetta I

20 settembre 1586. Il corpo di Anthony Babington è squartato in pezzi, si trova ai quattro angoli della città. Anthony aveva 24 anni, era un giovanotto acculturato dell’aristocrazia inglese e fino a pochi mesi prima era stato uno ragazzi più ammirati dalle signorine inglesi. Ma quel 20 settembre è finito prima trainato dai cavalli, poi soffocato dal cappio dell’impiccagione – ma non ucciso – poi sventrato e squartato, la classica – atroce – condanna a morte per i traditori comminata dalla corona d’Inghilterra. Come ha fatto il bell’Anthony a finire fra le grinfie del boia? Torniamo a pochi mesi prima, era luglio.

Sotto, il video sul canale di Vanilla Magazine:

Anthony Babington

Anthony nasce a Dethick Manor nel Derbyshire in una famiglia di nobili, figlio di Sir Henry Babington e Mary Darcy, nipote di Thomas Darcy, primo barone Darcy, in Inghilterra, terzo figlio di buona famiglia. Suo padre muore nel 1571 quando Anthony ha nove anni, e sua madre si risposa con Henry Foljambe, un aristocratico inglese. Anthony è quindi sotto la tutela di sua madre, del suo secondo marito e di Philip Draycot di Paynsley Hall, suo futuro suocero. La famiglia aderisce pubblicamente al protestantesimo, ma rimane segretamente cattolica.

Anthony, come tutti i figli cadetti, non dispone di grandi risorse né ha prospettive di ereditare chissà quali proprietà. E’ impiegato come paggio presso George Talbot, VI conte di Shrewsbury, che in quel momento è anche il carceriere di Maria Stuarda, regina di Scozia.

Non sappiamo cosa accade in quegli anni di servizio presso Shrewsbury, ma è probabile che sia in quel periodo che maturi il sentimento di ribellione verso Elisabetta I di Babington. Il ragazzo nel 1579 si sposa o era già sposato con Margery Draycot, e siamo sicuri che non venga ordinato cavaliere dato che non compare nell’elenco dei The Knights of England.

Nel 1580 fa un viaggio in Europa e conosce il cospiratore Thomas Morgan, che lo convince a fare da corriere per le lettere di Maria Stuarda durante la sua prigionia presso il conte di Shrewsbury. Maria teneva una corrispondenza fitta proprio con Morgan per tentare di rovesciare il potere di Elisabetta e diventare Regina inglese con il supporto della Francia e della Spagna.

Il motivo del fermento di Anthony è religioso. La sua famiglia è cattolica mentre Elisabetta I è protestante. La regina ha restaurato la confessione anglicana dopo che sua sorella, Maria la Sanguinaria, aveva ripristinato il cattolicesimo. Anthony si dà da fare come può, e sicuramente aiuta i sacerdoti cattolici nelle Midlands a fuggire alle persecuzioni.

Nel 1586 Maria Stuarda viene trasferita al regime di carcere duro nel castello di Tutbury, sotto la sorveglianza del puritano Amyas Paulet, che la detesta, e la corrispondenza con l’esterno cessa del tutto.

All’inizio del 1586 Anthony riceve altre due lettere da far avere a Maria Stuarda, ma si rifiuta categoricamente di effettuare qualsiasi tentativo di consegna. Non vuole più avere a che fare con simili questioni. Da questo possiamo capire che il ragazzo non ha nessuna intenzione di fare rivolte, ma le cose cambiano velocemente.

In questo preciso momento bisogna introdurre la figura di Francis Walsingham, senza la quale non si capirebbe nulla dei motivi per cui Anthony Babington finisce sulla forca.

Walsingham è uno dei politici più influenti alla corte inglese, ma soprattutto è a capo del servizio di spionaggio di Elisabetta I. Sta tentando in tutti i modi di trovare una scusa per far finire sulla forca Maria Stuarda, “decapitare la testa del drago scozzese”, e quindi cerca di incastrarla facendola finire nel mezzo di un complotto contro la corona. Sta cercando una scusa e la trova. Quella scusa prende forma in Anthony Babington.

Il complotto

Anthony in quel 1586 sta pensando a tutto tranne che a complotti contro Elisabetta I. E’ un figlio terzogenito, non ha grandi proprietà e sta pensando di emigrare in Francia, dove forse potrebbe trovare migliori opportunità. Con un amico, tale Thomas Salisbury, sta cercando di ottenere un passaporto, e i due si fanno presentare a Robert Poley, un uomo che ha ottimi contatti politici e che potrebbe far ottenere loro una licenza per espatriare.

Ma Poley è tutto tranne quello che sembra. Anthony non lo può sapere, ma è un agente al soldo di Francis Walsingham. Il ragazzo si fida di questo signore con tanti agganci, gli parla dei suoi progetti e gli chiede di ottenere una licenza di espatrio, che però non arriva. Sicuramente Poley non cerca in alcun modo di far partire Antony. A lui serve lì, in Inghilterra, e gli serve che sia il più possibile vicino a Maria Stuarda, la cattolica.

Walsingham aveva arrestato da poco un sovversivo, tale Gilbert Gifford, che viene interrogato e minacciato di esecuzione capitale. Gifford accetta una proposta che non si può rifiutare: farsi passare da cospiratore contro Elisabetta I per fornire il pretesto all’uccisione di Mary Stuart. E’ Gifford che assicura a Walsingham l’accesso e la decifrazione delle lettere che in qualche modo Maria Stuarda riesce a spedire e a ricevere dall’esterno, tentando di farle scrivere qualcosa che sia di pretesto per la sua condanna a morte.

Il 6 luglio del 1586 Babington scrive a Mary Stuart, dicendole che lui e un gruppo di amici stavano progettando di assassinare Elisabetta, alla quale lei (la regina di Scozia) sarebbe succeduta. Babington fa esattamente ciò che Walsingham ha previsto: chiede a Maria il benestare per l’uccisione di sua cugina, la Regina Elisabetta I.

Mary solitamente non risponde a lettere simili, sa che dietro si possono nascondere complotti e macchinazioni, ma questa volta risponde a Babington, forse lo conosce da tempo e vuol fargli sapere qualcosa. Gli dice che è cruciale trovare un aiuto straniero nel caso di riuscita del complotto, ma lascia alla sua coscienza la questione dell’assassinio della Regina. Lei non può saperlo ma sta firmando la propria condanna a morte.

Tutte queste macchinazioni vengono riferite a Walsingham da Poley mentre Babington non sospetta nulla, anche se Poley viene scoperto mentre copia alcuni documenti per farli avere al capo dello spionaggio. Insomma il ragazzo cade ingenuamente nelle trame dell’esperto Walsingham, e paga cara la fiducia che ha riposto in Robert Poley.

L’arresto e la condanna

Walsingham ha le lettere di Babington, ha la risposta di Maria Stuarda e decide di procedere. Il 3 Settembre fa arrestare Anthony e i suoi tredici seguaci, lo sbatte nella Torre di Londra e gli fa sequestrare tutte le proprietà. Quando gli agenti raggiungono casa sua, a Dethinck, trovano le due sorelle, Madeleine ed Ellen, e sua figlia di due anni. Curiosamente la moglie era fuggita, forse aveva capito prima di tutti che aria tirava da quelle parti.

Anthony Babington viene condannato a morte con la pena riservata ai traditori della corona:

Impiccato, sventrato e squartato

Il supplizio più tremendo di quel periodo, un calvario che poteva durare ore. Anthony forse capisce la sua ingenuità, tenta di corrompere la Regina con l’offerta di 1.000 sterline per il suo perdono, ma è tutto inutile. Il 20 Settembre lui, John Ballard e Chidiock Tichborne, oltre ad altri quattro cospiratori, conoscono il loro atroce destino.

Partono dalla Torre di Londra e vengono condotti fuori dalle celle, legati a dei cavalli e trascinati per le strade della città, fino a St. Giles ‘Field, vicino a Holborn, dove è stato allestito un patibolo per l’occasione. Vengono tutti soffocati con il cappio, ma il boia fa attenzione a non spezzar loro il collo. Mezzi morti – ma ancora vivi – vengono tirati giù e sventrati, uno dopo l’altro, finché la morte per il dolore non consente loro di chiudere gli occhi per sempre.

Il boia squarta i loro corpi che vengono appesi come monito ai quattro angoli della città, ovviamente un avvertimento per tutti i cospiratori contro la regina.

E Robert Poley?

Il doppiogiochista che era riuscito a far cadere nella trappola l’ingenuo Anthony viene arrestato per non creare sospetti, e riceve un’ultima lettere dal ragazzo, il quale gli dice: “Farewell sweet Robyn, if as I take thee, true to me. If not adieu, omnius bipedum nequissimus [di tutti i bipedi il più vile].” “Ti saluto (stammi bene) dolce Robyn, se, come credo, mi sei fedele. Altrimenti addio, più vile delle creature bipedi (If not adieu, omnius bipedum nequissimus [di tutti i bipedi il più vile])“.

Poley trascorre altri due anni nella torre di Londra fino a quando Maria Stuarda non viene condannata a morte, proprio con il pretesto della lettera a Babington. Ma questa, in effetti, è un’altra storia.


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