Tra i paesaggi aridi e quelli nevosi dello sconfinato territorio della Mongolia passa un bruco di ferro il cui nome riconduce alla più celebre e raccontata Transiberiana: è la Transmongolica, il treno che rappresenta il trait d’union tra Russia e Cina.

Oceano di steppe desolate e deserti di venti,

foreste secolari e alte montagne innevate,

la Mongolia si offre incontaminata all’occhio del viaggiatore.

[Borjigin Natsagdorj]

Terra resa mitica dalle narrazioni di Marco Polo, la Mongolia è il diciannovesimo paese al mondo per superficie – il doppio della Francia, addirittura cinque volte più grande dell’Italia – ma è pure uno tra i meno popolati: nello stato asiatico vivono poco più di tre milioni di abitanti, dati che portano la densità di popolazione del territorio ad appena 1,94 abitanti per km² (tra le più basse del mondo).

Lo stato collocato come cuscinetto tra Russia e Cina è tagliato nel mezzo, da nord a sud, da una virgola d’acciaio che ne fa un ideale ponte tra le due superpotenze mondiali: la Transmongolica.

Sotto, una fotografia mostra un treno che passa attraverso il deserto di Gobi. Fotografia di Enzymes condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La stazione tradizionalmente di partenza della Transmongolica è Ulan-Udė, grosso centro (gli abitanti superano le 400 000 unità) e capitale della Repubblica autonoma della Buriazia, situata nella Siberia meridionale. Ulan-Udė è stata raggiunta dalla Transiberiana nel 1900, grazie ai massicci lavori ordinati dallo zar Nicola II, e nel corso dei quattro decenni seguenti ha visto la sua popolazione decuplicarsi: se nel 1880 gli abitanti della città erano circa 3.500, nel 1939 salirono a 125.700.

Il monumento a Lenin di Ulan Ude:

Ulan-Udė diviene importantissimo punto di incontro tra la leggendaria Transiberiana e la Transmongolica nel 1955 quando viene inaugurata la fermata cittadina della linea mongola. La costruzione della Transmongolica, però, era partita già dal 1947 e si sarebbe conclusa nel 1961, rivoluzionando i trasporti della terra di Gengis Khan che passa dai miseri 43 km ferrati della prima metà del Novecento ai 2.215 della nuova linea ferroviaria.

Mappa della Trans Mongolica e della Trans Siberiana:

La Transmongolica è una linea a binario unico non elettrificata. Dato che i binari russi sono a scartamento di 1.520 millimetri, il treno deve effettuare puntualmente una sosta a Erenhot (o Erlian), in territorio cinese, dove avviene il cambio dei carrelli del convoglio e il passaggio dallo scartamento russo a quello cinese di 1.435 millimetri. Per compiere questa delicata operazione, in cui vengono anche controllati i passaporti e si attuano gli usuali controlli doganali, il treno compie una sosta di circa quattro ore. Al fine di ridurre i lunghi tempi dell’intervento, è in programma l’avvento di un sistema di cambio automatico dello scartamento.

Sotto, due sauropodi si toccano nella città “dei dinosauri” di Erenhot. fotografia di Phil McDonald condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Gli oltre duemila km della ferrovia attraversano diversi paesaggi: dai boschi di betulle e gli innumerevoli fiumi che fanno da affluente al lago Bajkal in territorio russo, alle colline brulle, le greggi e le cime innevate della Mongolia fino alle zone aride del deserto del Gobi (dalla parola mongola gobi, che significa, appunto, luogo senza acqua), sul confine sudorientale con la Cina, decisamente uno dei punti più affascinanti dell’intero viaggio.

Sotto, il lago Bajkal ghiacciato, fotografia di Sergey Pesterev condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Chiaramente la Transmongolica ha uno stop a Ulan Bator (o Ulaanbaatar in mongolo), capitale della Mongolia, inaugurato nel 1950. La capitale più fredda del mondo – in inverno si possono raggiungere anche i quaranta gradi sotto zero – nonché tra le più inquinate del globo, è un miscuglio di modernità, con gli altissimi grattaceli e i ristoranti di lusso, e la tradizione più antica con le migliaia di yurte (o gher) che ne incorniciano il centro. A Ulan Bator oltre mezzo milione del milione di abitanti vive nelle yurte bianche che punteggiano le basse colline ai confini della città. Dalla capitale la linea raggiunge Ulanqab, termine della tratta, e si collega alla rete cinese giungendo a Pechino. Altre importanti fermate sono Sùhbaatar, Darhan, terza città della nazione, e Čojr.

Sotto, Ulanqab, fotografia di Fanghong condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

A differenza della mitica Transiberiana, che seppur quattro volte più lunga (9.289 km) non esce mai dai confini russi, la Transmongolica passa attraverso tre paesi: Russia, Mongolia e Cina.

La Transmongolica è inoltre cruciale per l’economia locale. Sulla via ferrata si muove oltre l’80% della merce e delle risorse prodotte nel paese, perciò il governo è intento continuamente ad allungare la linea e ha annunciato la costruzione di nuove tratte come la Ukhaa Khudag – Oyu Tolgoi – Gashuun Sukhait, 260 km che collegherà le miniere di oro, carbone e rame mongole al confine cinese.

Per conoscere meglio la linea Transmongolica e la repubblica dell’Asia orientale, consigliamo la lettura de Il leopardo e lo sciamano. In viaggio tra i misteri della Mongolia (Sperling & Kupfer) di Federico Pistone, Mongolia in viaggio (Alpine Studio) di Irene Cabiati, Sui binari dello zar. La Transmongolica da Mosca a Pechino (Polaris) di Fabio Fogu e Sulla Transmongolica. Oltre 9000 km in treno da Mosca a Pechino sulle orme di Gengis Khan (Ediciclo) di Mauro Buffa.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".