Secondo il racconto biblico fu a Babele (identificata con la città di Babilonia, in Mesopotamia, anche se qualche ricercatore moderno non è d’accordo) che gli uomini iniziarono a non comprendersi più tra loro. In quel caso non fu, per la verità, colpa degli uomini, ma per volere divino.

“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. (…) Poi (gli uomini) dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.

La Torre di Babele secondo Athanasius Kircher – 1679

Così gli uomini interruppero la grande costruzione, e si dispersero per tutta la Terra, secondo la volontà di Dio. Ma non solo la Bibbia menziona la Torre di Babele, ne parla ancora prima un antichissimo poema sumero, e successivamente Erodoto, e poi scrittori di epoca romana.

La leggendaria costruzione, che per gli ebrei era il simbolo dell’arroganza degli uomini, non era probabilmente solo leggenda

Confusione delle lingue di Gustave Doré

Il racconto biblico si ispirò, quasi certamente, alla più grande e importante ziqqurat di Babilonia, chiamata Etemenanki, una massiccia costruzione edificata dai babilonesi proprio per salire fino al cielo. Dal basso, Etemenanki poteva sembrare una scala che, arrampicandosi tra le nuvole, portava in paradiso, o perlomeno a 91 metri di altezza (per fare un paragone, la Torre Piacentini di Genova misura 108 metri, ed è stato il palazzo abitato più alto d’Italia dal 1940 al 1954).

Torre Piacentini di Genova


Arrivare vicino agli dei, questo era lo scopo della costruzione: i babilonesi la costruirono in un punto che loro consideravano il centro esatto dell’universo, lo stesso dove il dio Marduk aveva creato il mondo. Solo da lì, cielo e terra potevano entrare in comunicazione, ma come?

Costruendo una scala che fosse abbastanza alta: la possibilità di comunicare con la divinità, o forse l’aspirazione all’infinito, è evidentemente un’esigenza sentita sin dai tempi più antichi. Secondo alcuni fonti, fu il sovrano Hammurabi a iniziare la grande ziqqurat, nel secondo millennio a.C. Poi la grande piramide a gradoni fu distrutta e ricostruita diverse volte.

Ricostruzione dell’Etemenanki

Il Motel degli Dei

Il piano più alto dell’Etemenanki era suddiviso in lussuose camere da letto destinate agli dei, ognuna con il nome della divinità a cui era destinata, e tutte arredate lussuosamente con comodi divani e letti sontuosi. Una era per Marduk e la moglie Sarpanitum, una per Nabu e la consorte Tashmetu, e poi altre ancora per le divinità dell’acqua, della luce e del cielo, stanze mai usate dagli uomini perché destinate agli dei, che le utilizzavano per le loro vacanze, almeno secondo i sacerdoti babilonesi.

Ancora più in alto c’era un tempio, con una camera centrale destinata alle nozze sacre: all’interno solo un divano e un tavolo tutto d’oro. Poteva entrarci solo una donna, scelta dallo stesso Marduk, per consumare le nozze. Erano i sacerdoti a informare una delle donne di Babilonia dell’attenzione ricevuta dal dio. La prescelta saliva fino al tempio, vicino al cielo, e aspettava Marduk. Nessuno può dire cosa succedesse lassù, tra le nuvole, ma la prescelta era sicura, al suo ritorno a terra, di aver fatto l’amore con il dio.

Modello dell’Etemenanki

La costruzione dell’Etemenanki fu una grande impresa, ripetuta più volte, perché fu più volte abbattuta. Anche Alessandro Magno, che rimase folgorato dalla bellezza di Babilonia, rase al suolo la ziqqurat, che doveva già essere in rovina, con la promessa di ricostruirla. Non fece in tempo, perché morì proprio a Babilonia, a soli 33 anni.

La Torre di Babele secondo Pieter Brueghel il Vecchio

Così, per due millenni, i resti della ziqqurat sono rimasti sepolti, mentre la Torre di Babele era ormai solo una leggenda sulla collera di Dio e dell’arroganza degli uomini.

Poi gli archeologi hanno trovato la base della Torre, un quadrato di 91×91 metri, posto al centro di un’area di 500 metri, esattamente come la descrivevano gli antichi.

L’area dell’Entemenanki a Babilonia

Fonte immagine: Archivio Centro Scavi di Torino

Oggi non rimangono fisicamente che pochi mattoni d’argilla coperti di terra, ma il mito della creazione delle diverse lingue e la dispersione degli uomini sulla terra rimarrà vivo per l’eternità.

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Appassionata di arte, romanzi gialli e storia, ha scoperto che scrivere può far viaggiare tutto il mondo da una sedia!