La Tomba di Seti I: la Mummia scomparsa, il Tunnel segreto e un Toro imbalsamato

Correva l’anno 1817. L’esploratore e pioniere dell’archeologia Giovanni Belzoni rinviene un piccolo avvallamento nei pressi dell’ingresso della tomba di Ramses I, da lui scoperta appena sei giorni prima. Il giorno successivo si avventura nel sito per circa 50 metri e si trova di fronte a un pozzo con una corda lasciata secoli addietro da qualche ladro.

Immagini isometriche della tomba di Seti I a Luxor, Egitto – Immagine di R.F.Morgan condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

E’ il pomeriggio del 17 ottobre. Fra una mummia che non si trova, un toro imbalsamato, un tunnel misterioso, pareti interamente ricoperte di splendidi affreschi e bassorilievi, Belzoni ha appena trovato la tomba di Seti I, anche nota come La Cappella Sistina d’Egitto.

Particolare di una parete e del soffitto astronomico della tomba di Seti I – Immagine di Jean-Pierre Dalbéra condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

Il faraone Seti I

Seti I nasce intorno al 1324 a.C., dal faraone Ramses I e dalla regina Sitra. Succede al padre quando ha circa trentasette anni e si distingue per i suoi sforzi di ripristinare l’antica egemonia egizia. Indice campagne in Nubia e in Siria, combatte contro il re ittita Muwatalli II e con questi sigla un trattato di pace che gli assicura il controllo della città di Qadeš, un’impresa in cui avevano fallito alcuni suoi predecessori.

Copia di un dipinto murale dalla tomba di Seti I – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Ai successi militari affianca un programma di ammodernamento dell’Egitto. Rafforza la frontiera, che con lui si sposta verso il fiume Oronte, apre miniere, cave e pozzi. Sul fronte architettonico favorisce la costruzione di nuovi monumenti e il restauro di quelli caduti in rovina. Muore nel 1279 a.C. Insieme a suo figlio Ramses II, passò alla storia come il più grande faraone della XIX dinastia, ma, come ben sappiamo, la vita dei sovrani egizi continua anche dopo la morte, e il nome di Seti I torna in auge grazie alla sua incredibile tomba.

La testa della mummia di Seti I – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La scoperta della tomba

Agli inizi del 1816, il console britannico del Cairo, sir Henry Salt, finanzia le spedizioni dell’italiano Giovanni Belzoni e gli consente di raggiungere l’esotica Valle dei Re. All’epoca la necropoli egizia era un grande mistero, con all’attivo solo la scoperta delle entrate di 16 tombe, ma Belzoni è convinto di poterci trovare molto di più.

Sir Henry Salt – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Secondo gli storici Diodoro Siculo e Strabone, lì sono sepolti almeno quaranta faraoni, e l’avventuriero si affida allo studio del deflusso delle acque piovane sul terreno per rinvenire gli ingressi di nuovi edifici.

La Valle dei Re a Luxor, Egitto – Immagine di Peter J. Bubenik condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

Il 10 ottobre del 1817 trova la tomba di Ramses I e sei giorni dopo quella di suo figlio Seti I, la King’s Valley 17, abbreviata in KV17.

Giovanni Belzoni – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La KV17 si presenta come un luogo a metà fra l’enigma e lo sfarzo. Belzoni la apre e si imbatte subito in un pozzo con una corda usata secoli addietro da qualche ladro; un segno che non lascia presagire nulla di buono, ma, contro ogni previsione, i profanatori non avevano fatto troppi danni e il team di archeologici si ritrova in una tomba reale di circa 137 metri, con una struttura molto complessa e un ottimo stato di conservazione.

I pilastro all’ingresso della tomba di Seti I – Immagine di Carole Raddato condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Wikipedia

La prima cosa che salta all’occhio è la bellezza dei bassorilievi e degli affreschi che ricoprono per intero i cubicoli e le stanze. Ogni decorazione è un racconto visivo del viaggio ultraterreno del faraone: si parte dall’alto e, man mano, si scende fino all’oltretomba, seguendo l’andamento verso il basso dell’edificio.

Schema della tomba di Seti I in un disegno di Karl Richard Lepsius – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La camera funeraria

Quando giunge nei pressi della camera funeraria, in una delle due stanze laterali Belzoni trova la mummia di un toro. L’usanza di mummificare gli animali e seppellirli nelle tombe era molto diffusa nell’antico Egitto, e aveva diversi scopi.

Una parete della tomba di Seti I – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

C’erano gli animali domestici, imbalsamati e affiancati ai padroni per scortarli nell’aldilà, quelli che servivano da cibo di scorta per affrontare il viaggio e altri ancora che fungevano da offerta votiva a determinate divinità.

Una parete della tomba di Seti I – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Nel caso della tomba di Seti I, il toro era stato ucciso e mummificato come parte integrante del culto del dio Api, dal 3000 a.C. venerato sotto forma di toro nero con macchie bianche.

Statua raffigurante il dio Api – Immagine di Rama condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 fr via Wikipedia

La stanza successiva è la camera funeraria. Belzoni entra, alza lo sguardo e vede sul soffitto una cupola con raffigurazioni di pianeti, stelle e costellazioni su sfondo blu.

Una porzione di parete e del soffitto astronomico della tomba di Seti I – Immagine di Jean-Pierre Dalbéra condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

Sotto quel magnifico firmamento giace un sarcofago antropomorfo di alabastro, interamente ricoperto di geroglifici e disegni. Ma c’è un problema:

Il sarcofago è vuoto e senza coperchio, e della mummia non c’è traccia

Particolare del soffitto della tomba di Seti I – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il tunnel segreto

Dalla fune trovata all’inizio era facile ipotizzare che i ladri avessero trafugato i resti del faraone; eppure, il corredo funerario, composto da pietre preziose e oggetti di vario tipo, era quasi intatto.

Un pilastro della tomba di Seti I – Immagine di Leon petrosyan condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Il mistero si infittisce quando Belzoni vede che il sarcofago cela una scala con un tunnel sotterraneo. Insieme ai suoi uomini si avventura per un centinaio di metri, poi desiste per il terrore che crolli tutto.

Giovanni Belzoni – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Per i successivi due secoli si pensa che il tunnel conduca a un’altra camera funeraria, dove riposa la mummia di Seti, o, in alternativa, che sia collegata a una falda acquifera per prevenire le inondazioni, ma è solo in tempi recenti, con degli scavi portati a termine fra il 2007 e il 2010, che l’enigma trova risposta.

La dea Hathor accoglie Seti I. Museo del Louvre, parte distaccata da Champollion – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il tunnel si interrompe dopo circa 174 metri, ed è probabile che gli scavatori si fossero fermati a causa della morte del faraone. In poche parole: sappiamo dove finisce ma non sappiamo dove avrebbe dovuto portare.

La tesi più accreditata è che si dovesse trattare di una metafora della discesa del sovrano nell’oltretomba

Una parte del soffitto astronomico della tomba di Seti I – Immagine di Jean-Pierre Dalbéra condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

I destini della tomba e del sarcofago

Quanto al sarcofago, Belzoni lo preleva e lo affida al suo finanziatore, il console Henry Salt, che lo porta in Inghilterra nel 1821. Prova a venderlo al British Museum per 2.000 sterline ma la sua richiesta viene considerata eccessiva e, nel 1824, l’antico manufatto passa nelle mani di sir John Soane, che lo include nella sua collezione privata.

Oggi si trova al Sir John Soan’s Museum di Londra

Il sarcofago di Seti I – Immagine di pubblico dominio

La tomba, invece, rischia di perdere tutta la sua bellezza a causa degli eventi successivi all’apertura.

Il sarcofago di Seti I – Immagine di pubblico dominio

Quando Belzoni parte dall’Egitto fa costruire dei piccoli muretti per difenderla dalle inondazioni, ma l’acqua riesce comunque a penetrare e a danneggiarla e, oltre ai tentativi di salvaguardia di James Burton nel 1825, è solo nel XX secolo che viene protetta con dei lavori di consolidamento efficaci.

Raffigurazione di Seti I davanti a dio Horus – Immagine di cairoinfo4u condivisa con licenza CC BY-NC-SA 2.0 via Flickr

Fra l‘Ottocento e il Novecento il sito è poi vittima delle visite di archeologi molto poco accorti, e chi fa più guai è il francese Jean-Francois Champollion, che fra il 1828 e il 1829 la esplora e si appropria di alcune parti delle pitture parietali.

Seti I dinanzi a Osiride in un frammento di colonna distaccato – Immagine di Magnus Manske condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Belzoni però non era stato in grado di identificare il proprietario della tomba- si era limitato a rinominarla Tomba Api per via del toro imbalsamato- ed è Champollion a tradurre i geroglifici e a portare in auge il nome di Seti I.

Jean François Champollion – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

I segreti della mummia di Seti I

Per trovare la mummia del Faraone si deve attendere il 1881, quando viene rinvenuta nella Theban Tomb 320, abbreviata in TT320, uno dei nascondigli delle tombe reali di Luxor, dove erano stati traslati i corpi di alcuni faraoni per difenderli dai profanatori della Valle dei Re.

L’ubicazione della TT320 – Immagine di Luna92 condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Gli archeologi la riconoscono grazie al nome inciso sopra il sarcofago, e la affidano a Gaston Maspero, che la sbenda il 9 giugno del 1886.

La dea Maat in una decorazione della tomba di Seti I – Immagine di Jean-Pierre Dalbéra condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

Il celebre egittologo francese scrive: “Era un capolavoro dell’arte dell’imbalsamatore, e l’espressione del volto era quella di uno che appena qualche ora prima ha esalato l’ultimo respiro. […] Un calmo e mite sorriso aleggiava ancora sulla bocca, e le palpebre semiaperte lasciavano intravedere sotto le ciglia uno scorcio di una riga apparentemente umida e brillante, il riflesso dei bianchi occhi di porcellana introdotti nelle orbite al momento della sepoltura”.

Gaston Maspero – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Grazie a Maspero, Seti I rivela tutti i suoi segreti. La mummia è in condizioni quasi perfette, ricoperta interamente con un sudario giallo, ma qualche profanatore gli ha fracassato l’addome e staccato la testa, con quest’ultima che, però, è rimasta intatta.

La mummia di Seti I – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il corpo del faraone è alto un metro e settanta, presenta dei ribendaggi posteriori alla morte e ha accanto a sé le bende originali. Dalle incisioni si scopre anche che la salma è stata ribendata e restaurata a più riprese durante la XXI dinastia egizia- siamo fra il 1069 e il 945 a.C. – e che lo spostamento dalla Valle dei Re al TT320 è avvenuto nell’undicesimo anno di Sheshonq I, quindi nel 934 a.C.

Rilievo calcareo raffigurante Seti I e il principe Ramses (futuro Ramses II) – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Gli esami di Maspero stabiliscono che Seti I è morto non ancora cinquantenne per una malattia sconosciuta, ma la sua mummia cela ancora un ultimo mistero:

Il cuore imbalsamato si trova a destra del torace e non a sinistra, come da tradizione

Testa della mummia di Seti I. Fotografia di Émile Brugsch – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Quell’insolito particolare gli fa ipotizzare che i sacerdoti lo avessero spostato nella speranza che l’organo potesse funzionare meglio nell’aldilà e correggere un eventuale disturbo cardiaco, forse causa della morte del faraone.

Una parete della tomba di Seti I – Immagine di Jean-Pierre Dalbéra condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia

Dal 3 aprile del 2021 Seti I riposa nel Museo nazionale della Civiltà Egizia del Cairo. La sua tomba è chiusa al pubblico e non è possibile visitarla; una rinuncia necessaria se si vogliono preservare le bellissime decorazioni che l’hanno resa la Cappella Sistina d’Egitto, una delle opere dell’uomo più notevoli mai realizzate.

Il sarcofago di Seti I – Immagine di pubblico dominio

Fonti:

La scoperta della tomba del faraone Seti I – Storica National Geographic

This pharaoh’s painted tomb was missing its mummy – National Geographic

Secret Tunnel Explored in Pharaoh’s Tomb – National Geographic

Perché gli egizi mummificavano gli animali? – Storica National Geographic

Seti I – Enciclopedia Britannica

KV17 – Wikipedia Italiano

Nicola Ianuale

Laureato in Lettere Moderne all'Università degli studi di Salerno. Sono uno scrittore e un grande appassionato di letteratura, cinema e storia. Ho pubblicato un romanzo di narrativa, “Lo scrittore solitario”, e un saggio, “Woody Allen: un sadico commediografo”, entrambi acquistabili su Amazon. Gestisco la pagina Instagram @lo_scrittore_solitario_ dove pubblico post, curiosità su film e libri e ogni giorno carico un quiz sulla letteratura.