La tomba della fustigazione: il BDSM al tempo degli Etruschi

La civiltà etrusca è forse la civiltà italica più famosa e allo stesso tempo più misteriosa che precede il periodo dell’Impero Romano. Nel tempo, sempre più archeologi si sono dati da fare per scoprire usi e costumi di questa popolazione, così lontani dai costumi greci e latini, eppure così vicini da influenzarsi a vicenda. Molti studiosi, infatti, studiando gli affreschi appartenenti sia alla cultura greca sia a quella etrusca, hanno scoperto alcuni punti in comune, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista culturale. Per questa tipologia di studio sono di fondamentale importanza le tombe, soprattutto quelle rimaste integre con il passare del tempo e alle incursioni dei tombaroli.

Interno della tomba della fustigazione – Immagine di Sailko via Wikipedia condivisa con licenza CC BY 3.0

Nel 1960, l’archeologo Carlo Maurilio Lerici portò alla luce alcune tombe etrusche, quasi perfettamente conservate, nella Necropoli di Monterozzi, oggi sito UNESCO, nei pressi di Tarquinia, centro laziale famoso per i siti archeologici dei Rasna. Queste camere funerarie sono riccamente decorate e vengono identificate proprio grazie agli affreschi che le decorano: Tomba della caccia e della pesca, Tomba dei Leopardi, Tomba delle Leonesse, Tomba dei Caronti, Tomba del Triclinio. La più “piccante” di queste camere è sicuramente la Tomba della Fustigazione. Ma come mai un nome così particolare?

La tomba è composta da una sola camera, che presenta una singola entrata. Una volta dentro si notano sulle pareti tre false porte, una per ogni lato, a simboleggiare il passaggio all’aldilà, esattamente come le porte dipinte nelle tombe elleniche. Attorno alle porte, sono raffigurati musicisti, danzatori, partecipanti ai rituali Komos e un lottatore nudo. Tutto ciò porta a un’atmosfera molto simile a quella dei baccanali. Sulla parete destra, ai lati della falsa porta, sono dipinte due scene erotiche. I protagonisti di entrambe gli affreschi sono due uomini e una donna.

Mentre in quello di sinistra vediamo i due uomini in intimità con la donna che è in piedi tra di loro senza poter intuire cosa accada tra i tre, in quello di destra la scena è molto diversa, con i due uomini in piedi e la donna tra di loro, la quale afferra i fianchi dell’uomo barbuto di fronte a lei, molto probabilmente intenta a praticare una fellatio, mentre il secondo uomo sbarbato la tiene per le natiche, che percuote con una terga. Questo è l’affresco che dà il nome alla tomba. Ciò che stupisce maggiormente è la totale mancanza di dolore o sofferenza; anzi, ciò che traspare sono la complicità e il piacere tra i partecipanti, nonostante i visitatori nel corso degli anni hanno toccato il disegno in segno propiziatorio e quest’ultimo è diventato quasi invisibile.

Particolare che dà il nome alla tomba – Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

L’affresco, però, nonostante l’usura, non perde la sua verve, e ci mostra quanto la sessualità fosse molto più libera e disinibita tra i nostri antenati di duemilacinquecento anni fa.

Roberta Zuccarello

Laureata doppiamente in Lingue e Letterature straniere, in realtà ho studiato lingue più che altro per no dover dipendere dagli altri quando viaggio. Anche se ogni tanto dei topi e dei paperi mi vogliono a lavorare con loro, sto cercando ancora (di capire soprattutto) qual è il lavoro dei miei sogni. Affronto la vita con la saggezza siciliana, l'organizzazione mentale tedesca, la spericolatezza di una rockstar e l'eleganza di una ballerina classica. O almeno, ci provo.