Sepolte da una pioggia di cenere quasi 2.000 anni fa, le vittime dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano, Stabia, e Oplontis nel 79 dC., oggi possono raccontare molti dei loro segreti grazie alla moderna tecnologia di imaging.

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Durante lo scorso anno, gli archeologi hanno ripristinato e analizzato i corpi di 86 vittime dell’eruzione.

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Tra i corpi analizzati, c’è anche quello di un bambino di circa quattro anni, con il terrore impresso sul volto, per l’eternità. E’ stato ritrovato insieme ad un uomo e una donna adulti, forse i suoi genitori.

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Sotto, la visione interna:

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Particolarmente commovente il ritrovamento di un bambino più piccolo, che pareva addormentato sul grembo della madre.

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Il calco prima di entrare nella macchina:

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Le scansioni hanno rivelato che molte delle vittime di Pompei subirono gravi ferite alla testa, forse causate dal crollo delle loro case, dovuto ai movimenti tellurici verificatisi durante l’eruzione.

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L’uso della Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) produce delle immagini in 2D, in grado di mostrare ogni dettaglio degli scheletri, conservati in calchi di gesso già dal XIX secolo.

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Persone, animali e cose furono sepolte dalla cenere, che indurendosi creò un guscio attorno a loro. Quando la materia deperibile, come i tessuti molli umani, si distrusse, rimase un vuoto attorno agli scheletri nello strato di cenere dello scavo. Colando attraverso un piccolo foro una miscela di acqua e gesso si riuscì ad ottenere il calco, che riprodusse l’esatta posizione del corpo, compresi i dettagli dei vestiti e delle acconciature, così come le espressioni angosciate del viso.

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Finora sono circa 100 i calchi realizzati, a fronte di 1.150 corpi trovati a Pompei, ma ancora circa un terzo della città deve essere scavata. Lo studio delle vittime di Pompei è emotivamente molto coinvolgente, come afferma Stefania Giudice, del Museo Archeologico di Napoli, perché ci si trova di fronte a un ragazzo, a una madre o a una famiglia: “è archeologia umana, non solo archeologia”.

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Un teschio:

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Una Pompei diversa da quello che immaginavamo

Lo studio è stato condotto da Estelle Lazer, archeologa Freelance dell’università di Sidney, e commentato per la BBC dalla professoressa Mary Beard, Docente dell’Università di Cambridge, in un complesso programma di studio portato avanti dalla  Soprintendenza di Pompei e sponsorizzato da Philips, BBC e altre aziende private.

Dallo studio è emersa una realtà completamente diversa da quella che avevamo sempre conosciuto. Quelli che erano da sempre stati considerati “Padre e Madre“, sono in realtà due ragazzi di vent’anni, oppure l’uomo apostrofato come “Mendicante” era in realtà un giovane in ottima forma, sicuramente di elevato status sociale per il particolare delle fibbie dei lacci delle scarpe. O anche il calco della “Madre Incinta“, che incinta non era, svela che la grande pancia era semplicemente un rigonfiamento del vestito.

Inoltre, lo studio ci da una verità storica certa sul periodo dell’eruzione, che si è sempre ipotizzata esser avvenuta d’estate. I vestiti dei Pompeiani erano pesanti, quindi doveva essere presumibilmente autunno o inverno, non certo una calda estate Napoletana. Inoltre, la città era sempre stata descritta come a margine dell’impero, mentre l’età e le caratteristiche degli abiti dei suoi abitanti svelano che doveva essere una città dinamica e attiva, probabilmente uno snodo centrale della Campania.

Insomma, una Pompei assai differente da ciò che si era ipotizzato sinora

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L’aspetto macabro che alcune scansioni ci rimandano, dove sono accentuati i denti, le orbite vuote e il naso mozzato, non riesce a mitigare la compassione per questi nostri sfortunati antenati, rimasti intrappolati in un orrore congelato nel tempo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.