La Svastica prima del Nazismo: un Simbolo Universale di Pace e Benessere

Antichissimo simbolo di prosperità, dal 1930 in poi il simbolo della svastica é associato al nazismo perché il Partito Nazionalsocialista tedesco lo fece diventare il suo emblema nella bandiera ufficiale, prima in quella del partito stesso, e poi in quella della Germania hitleriana. Il collegamento con il nazismo ha fatto della svastica un simbolo di male assoluto, ma storicamente non lo é affatto, anzi. Per migliaia di anni la croce uncinata é stata auspicio di fortuna e benessere. In giro per il mondo, specialmente in Asia, si incontra spessissimo la svastica, riprodotta su monumenti ed oggetti, molti dei quali antichissimi.

La parola italiana svastica deriva dal termine maschile sanscrito swastika, che possiede numerosi significati e rappresenta tra gli altri, e soprattutto nel significato di “oggetto propizio”, il simbolo di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti che, secondo la maggioranza degli orientalisti, sarebbe l’immagine simbolica del disco solare. I primi reperti archeologici in cui si vede la svastica risalgono al Neolitico, e anche nei ruderi della sinagoga di Cafarnao appare accanto a una stella di David. In Oriente é principalmente un simbolo propizio per le culture religiose originarie dell’India, come il Giainismo, il Buddhismo e l’Induismo.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La svastica, come simbolo religioso, si trova in quasi tutti i paesi del mondo e in differenti culture: dall’Europa occidentale alla Cina, attraversando il Medio Oriente e l’Asia, per arrivare, certamente in epoca precolombiana, fino all’America Centrale e Settentrionale.

Come sia arrivata nel Nuovo Mondo è un mistero: forse con le navi di commercianti cinesi che si ipotizza siano arrivati in America del Sud prima di Colombo, oppure portate da popoli che hanno attraversato il ponte di terra della Beringia (tra la Siberia e l’Alaska), qualcosa come 14/12.000 anni fa.

Oppure si può pensare che la svastica sia un simbolo che attraversa “l’inconscio collettivo” di molti popoli, usato in maniera diffusa (senza bisogno di essere assimilato da una cultura all’altra) per rappresentare schematicamente principi universali: la croce è, ad esempio, il modo più semplice per rappresentare una stella.

Ed è opinione di molti che la svastica rappresenti solo secondariamente il sole, ma che sia principalmente il simbolo delle “stelle fisse” che ruotano intorno al polo nord celeste.

Secondo il filosofo francese René Guenon (1886-1951), la svastica ripropone il disegno celeste dell’Orsa Minore e dell’Orsa Maggiore intorno al polo nord celeste, a rappresentazione dei punti cardinali e delle stagioni, ovvero un simbolo eterno di vita.

Altri studiosi vedono nella svastica una rappresentazione del polo nord celeste, il centro fisso, l’asse immobile (Axis Mundi) intorno al quale ruota il cosmo.

Si spinge più in là il teologo-filosofo danese Ludvig Müller (1809/1891), esperto di simboli religiosi, che vede nella svastica un modo per esprime “figurativamente la parola theos […] emblema della divinità che comprende tutti gli dei […] dell’onnipotente Dio dell’universo”.

In quest’ottica, l’orientamento dei rebbi della croce verso destra o verso sinistra, usati indifferentemente in molte culture, simboleggiano il moto rotatorio dell’universo, la visualizzazione grafica del concetto di eterno ritorno.

Oppure, quell’orientamento ha valenze diverse: verso destra, indica una fase di generazione/emanazione, mentre verso sinistra una di dissoluzione/riassorbimento. Nirmala Srivastava afferma:

“La svastica rivolta a destra (nell’induismo 卐) significa l’evoluzione del primo principio della creazione — l’evoluzione dell’innocenza e della divinità. La svastica rivolta a sinistra (nell’induismo 卍) è invero simbolo di distruzione, ma della distruzione degli ostacoli alla via dell’evoluzione divina. Il primo principio della creazione — la Divinità — elimina tutti gli impedimenti nel suo proprio auto-svilupparsi.”

A giustificare il concetto di simbolo prodotto dall’inconscio collettivo c’è la diffusione della svastica in molte delle religioni praticate nel mondo, dal buddismo al cristianesimo più antico – dove la croce rappresenta il Trono di di Dio, posto al centro del Cielo con intorno i quattro Arcangeli Maggiori – dall’ebraismo all’Islam, dal taoismo al confucianesimo, fino alle più recenti dottrine teosofiche e neopagane, oltre al suo uso in America, ad esempio, da parte dei Maya e di alcune Nazioni di nativi americani, come i Navajo e gli Apache.

Nel Buddhismo cinese il termine sanscrito swastika prende il significato di “10.000” ovvero di “infinito” o “tutte le cose” che si manifesta nella coscienza di un buddha, per tale ragione il simbolo è spesso posto, nelle statue rappresentanti appunto un buddha, sul suo petto all’altezza del cuore.

All’inizio del XX secolo la svastica era un usata come “portafortuna”, fra gli altri, anche dai piloti d’aeroplani. La porta anche Matilde Moisant, pioniera dell’aviazione americana e seconda donna negli Stati Uniti ad ottenere la licenza di pilota.

Per migliaia di anni la svastica é stata un simbolo di pace dell’induismo, e lo é tuttora. Viene rappresentata durante una delle più importanti feste indiane, quella di Diwali, che simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata anche “festa delle luci”. La svastica é stata un simbolo anche delle Forze Armate finlandesi, e lo é ancora per l’Areonautica Militare. E’ stata utilizzata come simbolo anche dal birrificio danese Carlsberg. Anche se non é più in uso, è ancora presente in più punti di riferimento, in particolare nella porta con gli elefanti che si trova nel sito originale della fabbrica a Copenaghen.

Dalla religione alla politica. Per noi Europei una svastica oggi ricorda (quasi) esclusivamente l’orrore della dittatura nazista, un simbolo che è stato “infangato”, se così possiamo dire, dalla storia contemporanea dell’uomo. Chissà, forse un giorno, dimenticati gli anni del dominio nazista sull’Europa, la svastica potrà tornare ad evocare soltanto quello che significava per tutti i popoli del mondo, in un modo possiamo dire ancestrale: un simbolo di pace e benessere.


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