La stretta di mano è il gesto universale che indica il saluto ma anche accordo o congratulazioni, in base al contesto in cui viene effettuata. Si fa sia fra perfetti sconosciuti a un primo incontro sia fra parenti più stretti, ripetuta alla bisogna e più volte per indicare la convergenza d’idee o di opinioni. E’ incredibile pensare come la stretta di mano, in inglese “Handshake”, sia un gesto facilmente interpretabile in tutto il mondo, ripetuta chissà quante volte da persone di culture e civiltà lontanissime fra loro.

Perché ci si stringe la mano?

Il gesto della stretta di mano risale a tempi antichissimi, e già in epoca remota era un simbolo di concordia universale. Se ne trovano le prima tracce archeologiche  al tempo dell’antica Babilonia, quando il Re Shalmaneser III d’Assiria (859–824 a.C.) incontra il Re Babilonese Marduk-zakir-shumi I (855-819 a.C.), e l’evento viene scolpito nella storia sul trono di Shalmaneser III, conservato al museo nazionale di Baghdad.

In Occidente, poco tempo dopo, si registra la prima stretta di mano fra due Dee, che si cingono la mano in segno di rinnovato accordo, in un rilievo del V secolo a.C. conservato oggi al museo dell’Acropoli di Atene. La stele iscritta in rilievo raffigura Era e Atena, rispettivamente le dee protettrici di Samo e Atene, con il popolo Ateniese che onora quello di Samo perché gli è rimasto fedele alleato nonostante la sconfitta della flotta ateniese ad Agios Potamoi, da parte degli Spartani. Il testo è una copia del decreto originale emanato nel 405 aC, iscritto nel 403/2 aC durante le Guerre del Peloponneso.

Sotto, fotografia di Marsyas condivisa con licenza CC BY-SA 2.5 via Wikipedia:

Al tempo dell’antica Grecia la stretta di mano veniva definita come “δεξίωσις – dexiōsis” o “δεξιόομαι”, che significava “dare la destra”, che venne tradotta in latino come “Dextrarum iunctio”, che però afferiva alla stretta di mano fra gli sposi durante il matrimonio e che per questo veniva definita come “inter coniuges” (Fonte: Treccani).

Sotto, scena di una “Dextrarum iunctio inter coniuges” scolpita sopra un sarcofago imperiale conservato presso il Museo di Capodimonte. Fotografia via Wikipedia condivisa con licenza CC BY-SA 4.0:

La stretta di mano travalicava i confini della Grecia e raggiungeva le zone limitrofe. Ne è un esempio il rilievo del Re Antioco I(69-36 a.C.), sovrano del piccolo stato ellenistico di Commagene, raffigurato mentre stringe la mano al Dio Ercole.

Sotto, Antioco I stringe la mano a Ercole. Fotografia di Klaus-Peter Simon condivisa con licenza CC BY SA-3.0 via Wikipedia:

Nei poemi Omerici la stretta di mano viene descritta più volte come segno di fiducia, mentre raffigurazioni funebri come quelle della stele sotto (che mostra la stretta di mano fra Thrasea ed Euandria) sono comunissime, anche in epoca etrusca, e compaiono innumerevoli volte per mostrare due sposi che si stringono la mano o il defunto che si accomiata definitivamente dalla vita terrena salutando i parenti con una stretta di mano.

Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Una stretta vigorosa

La stretta di mano fra sconosciuti era probabilmente diversa da quella mostrata in molte sculture. La maggior parte degli storici sono concordi nell’identificare il saluto “gladiatorio” come una stretta di mano a livello dell’avambraccio, un segno che avrebbe indicato, fra le altre cose, anche l’assenza di armi nascoste, e che veniva fatto fra soldati ma anche nella società civile. La stretta di mano moderna sarebbe da ricondurre al culto del Dio Mitra, una delle religioni più diffuse nel vastissimo Impero Romano.

La stretta di mano, a livello del polso o più in su, era universalmente considerato un gesto di non belligeranza

Nonostante siano probabili diverse modalità di stretta di mano in epoche successive, l’impiego universale del gesto nella società moderna è probabilmente discontinua rispetto all’epoca di Romani, Greci o Bizantini. I cavalieri medievali si salutavano con il moderno saluto militare, portandosi la mano alla fronte per alzare la celata dell’elmo, un gesto mantenuto ancor oggi con la mano tesa sulla fronte.

Sotto, miniatura del 1170 circa che mostra la riconciliazione tra Thomas Becket (1118 – 1170) ed Enrico II (1133 – 1189) Re d’Inghilterra dal 1154, in cui si nota un timido avvicinarsi delle mani, ben differente rispetto alle vigorose strette greche o romane:

Sotto, un dipinto del XIII secolo mostra alcuni commercianti dei Paesi Bassi che si recano in Inghilterra per comperare della Lana. Nel dipinto sono presenti le pecore, che simboleggiano la lana, e le mani tese e aperte, a simboleggiare una stretta di mano che probabilmente avveniva come un “dare il cinque” a livello della vita. Fonte immagine: National Bank of Belgium.

Il gesto della stretta di mano rimane presente in una vasta iconografia medievale legata al matrimonio. Sotto, l’unione fra Caterina di Valois (1401 – 1437) e Carlo V d’Inghilterra (1387 – 1422) in un dipinto del 1420:

Alcuni storici ritengono che la stretta di mano sia tornata popolare grazie ai quaccheri del XVII secolo, i quali consideravano la stretta di mano un’alternativa più egualitaria rispetto all’inchino o al togliersi il cappello. Il saluto divenne in seguito un simbolo comune e, nel 1800, i manuali di etichetta spesso includevano linee guida per la corretta tecnica della stretta di mano. Una guida del 1877 consigliò ai suoi lettori che “un gentiluomo che preme brutalmente la mano che gli offre il saluto, o che lo scuote con troppa violenza, non dovrebbe mai avere l’opportunità di ripetere la sua offesa“.

Sotto, il quadro di celebrazione per la Pace di  Münster, siglata il 18 Giugno 1648, dipinto da Bartholomeus van der Helst (1613–1670), dove si osservano sulla destra il Capitano Cornelius Jansz. Witsen che stringe la mano a Johan Oetgens van Waveren:

Fonti: History, Treccani (citata nel link nel testo), Romano Impero, History Extra.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...