La straordinaria e lunga Storia della Repubblica di Cospaia

La chiesa, una torre e una manciata di case: il minuscolo paese di Cospaia oggi non è nulla di più di un villaggio adagiato tra le colline che si rincorrono tra Umbria e Toscana. Ma andando indietro nel tempo, anche solo di duecento anni, Cospaia era ben altro:

Il luogo dell’utopia anarchica realizzata

Che può sembrare una contraddizione in termini, eppure è storia: in un villaggio abitato da poche centinaia di contadini analfabeti, del tutto ignari di teorie politico-filosofiche, per quasi quattrocento anni si realizzò il sogno di pensatori del calibro di Tommaso Campanella e della sua Città del Sole, ma anche di Tommaso Moro e della sua Isola di Utopia. Anzi, qualcosa di molto meglio…

Cospaia – data sconosciuta

In verità, cronologicamente parlando, proprio i contadini di Cospaia potrebbero aver influenzato i due sfortunati filosofi, entrambi operosi decenni dopo la costituzione dell’indipendente repubblica.

La Città del Sole di Campanella si ispira però a qualcosa di molto più filosofico, ovvero alla Repubblica di Platone, e non è certo un luogo dove non esiste una forma di governo, anzi: il potere, sia religioso sia politico, è nelle mani di un Principe Sacerdote, coadiuvato da altri tre Principi, che si occupano del sapere, della pace e della guerra, e dell’amore, inteso nel senso della procreazione. La visione utopica di Campanella – una società egualitaria, senza proprietà privata, dove si coltiva il sapere – presenta aspetti che, ad occhi moderni, potrebbero apparire quasi distopici e degni di un libro di George Orwell.

Solo per fare un esempio, la procreazione è frutto di una precisa programmazione decisa dai funzionari preposti, che stabiliscono addirittura l’orario nel quale deve avvenire l’accoppiamento. Oltretutto, superando addirittura la moda spartana, dai tre anni d’età i bambini vengono tolti alle famiglie – e nessuno di loro saprà mai chi sono i genitori – ed educati dai maestri. Tuttavia, per comprendere la portata dell’utopia di Tommaso Campanella, occorre ricordare che scrive La Città del Sole nel 1602, e che lui, frate domenicano, è considerato dalle autorità ecclesiastiche un sovversivo, tanto da essere rinchiuso in carcere per 27 anni, durante i quali redige le sue opere più importanti, compresa La città del Sole.

L’altro grande visionario dell’epoca, l’inglese Thomas More (italianizzato in Tommaso Moro), Lord Cancelliere di Enrico VIII, finisce giustiziato nel 1535. Nel 1516 aveva scritto Utopia dove, in forma di romanzo, descrive la sua società ideale.

Utopia è un termine inventato proprio da Moro, che si rifà a due vocaboli greci: Εὐτοπεία (Ottimo luogo), e Οὐτοπεία (non luogo, quindi luogo inesistente). Insomma Utopia è un luogo ideale che non esiste nella realtà. Anche per Moro, nella società ideale non esiste proprietà privata, il lavoro è ridotto a sei ore al giorno per tutti, mentre il resto del tempo viene dedicato allo studio.

Un Principe governa Utopia, insieme a Magistrati eletti dal rappresentante anziano di ogni famiglia, in una società dove – incredibile per l’epoca – c’è libertà di pensiero, parola e addirittura di religione (anche se gli atei sono mal tollerati). Ci sono però leggi da rispettare e pene molto severe per chi contravviene, come la riduzione in schiavitù.

Insomma, le società ideali di Moro e Campanella poco hanno a che fare con quanto realizzano gli abitanti di Cospaia, loro sì, precursori di una visione anarchica – intesa come rifiuto di ogni forma di potere costituito – che tanti filosofi del XIX secolo abbracceranno, senza però mai arrivare a realizzare qualcosa concretamente tranne, forse, nella brevissima esperienza (poco più di due mesi) della Comune di Parigi.

Lo strano caso della Repubblica di Cospaia

La Repubblica di Cospaia, che prosperò tra il 1441 e il 1826, nacque per caso grazie a due circostanze diverse: un debito non pagato e un rilievo topografico (anzi due) mal fatto.

Correva l’anno 1431, e il neoeletto papa Eugenio IV aveva bisogno di soldi per condurre la sua battaglia con il Concilio di Basilea, una complicatissima e lunghissima diatriba di carattere sia politico sia teologico. Venne in suo aiuto il banchiere fiorentino Cosimo de’ Medici, che di fatto governava Firenze pur non avendo nessuna carica.  Cosimo “il Vecchio” prestò al pontefice l’esorbitante somma di 25.000 fiorini, non certo sulla fiducia, ma ottenendo in garanzia addirittura un intero paese, Sansepolcro, che all’epoca faceva parte dello Stato Pontificio.

Cosimo non vide tornare indietro nemmeno un fiorino, e scaduti i dieci anni previsti, il territorio di Sansepolcro divenne parte della Repubblica di Firenze. Per ridefinire i nuovi confini andarono, separatamente, due commissioni, una per Cosimo e una per il papa, con l’indicazione di prendere come nuovo limite di demarcazione un torrente chiamato “Rio”. Peccato che di torrenti con quel nome ce ne fossero due, uno più a sud e uno più a nord, a circa 500 metri di distanza fra loro.

I fiorentini presero come riferimento il Rio che scorreva più a nord, mentre i delegati dello Stato Pontificio considerarono quello più a sud. La striscia di terra, lunga qualche chilometro e larga tra i 500 e i 700 metri, era improvvisamente diventata una “terra di nessuno”, ma non disabitata: proprio lì sorgeva il borgo di Cospaia, abitato da circa 350 persone, tutti contadini analfabeti, che però non si fecero scappare l’opportunità di dichiarare il loro paese “libero”.


I due stati non ritennero conveniente rivendicare, ognuno per sé, un fazzoletto di terra di nessuna importanza:

Era nata la Repubblica di Cospaia, riconosciuta formalmente nel 1484

I suoi abitanti decisero di non creare nessun tipo di organizzazione statale, optando per la totale libertà individuale. L’unica legge della Repubblica era in realtà un motto, “Perpetua et Firma Libertas” (Perpetua e sicura libertà): nessun governo, né esercito, né tribunali, né carcere, solo un Consiglio degli Anziani e Capi Famiglia, che aveva scopi meramente esecutivi.

Ma soprattutto non c’erano tributi da pagare, e le merci di passaggio non pagavano dazio: in pratica un paradiso fiscale ante-litteram. Ma la vera fortuna di Cospaia iniziò poco più di un secolo dopo: i cospaiesi iniziarono a coltivare una pianta arrivata in Europa da non molto tempo, il tabacco. Ancora qualche decennio, e l’ostilità dei governanti europei per il fumo e il tabacco da fiuto consentì al paese di diventare un importantissimo centro di coltivazione della pianta, e del conseguente commercio clandestino.

La fama di Cospaia, come luogo al di fuori della legge, attirò molti aspiranti evasori fiscali, un gran numero di contrabbandieri e delinquenti in fuga. La libertà che così bene i cospaiesi avevano gestito per quasi 400 anni dava ormai decisamente fastidio: né Papa Leone XII né il granduca di Toscana Leopoldo II potevano tollerare oltre quello stato-cuscinetto che non faceva più comodo a nessuno.

E così, nel 1826, la micro-repubblica di Cospaia fu costretta a rinunciare alla sua indipendenza, con un atto di sottomissione allo Stato Pontificio siglato dai quattordici capo-famiglia. A titolo di risarcimento della perduta libertà ogni abitante del paese ricevette una moneta d’argento (concedetemi un commento: che misero valore ha sempre avuto la libertà per i potenti della Terra!), ma almeno alla piccola comunità di agricoltori fu concessa l’autorizzazione a continuare la coltivazione del tabacco, anche se con un limite massimo di mezzo milione di piante complessive.

Bandiera dell’antica Repubblica di Cospaia

Oggi Cospaia non è altro che un piccolo e silenzioso borgo, dove però ancora sventola l’antica bandiera di quell’incredibile Repubblica anarchica dimenticata dalla storia: troppo bella per essere considerata vera…

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.