La strage colposa della Sindrome di Minamata

Oggi voglio raccontarvi un storia, una di quelle che una volta letta ti lasciano l’amaro in bocca. Una storia che sembra ripetersi all’infinito, in ogni dove, sotto lo sguardo inerme della gente.

È una storia che suona familiare perché ci sono diversi elementi simili a vicende che abbiamo già letto o ascoltato.

Il nostro racconto è ambientato in una piccola località di mare in Giappone, a fare da sfondo a tutto c’è un’azienda che si occupa di produrre sostanze chimiche i cui scarichi vengono riversati direttamente in mare, e abbiamo un’improvvisa comparsa di strane malattie e morti che perpetuano per anni senza essere prontamente denunciate dai cittadini del posto.

Vi suona familiare? Secondo me si, perché la nostra storia è l’ennesimo caso di omicidio colposo perpetuato da un’azienda che produce sostanze chimiche, a discapito della popolazione.

Ma andiamo con ordine.

Siamo nel Kyūshū, ovvero l’isola più a sud del Giappone, in particolare nella prefettura di Kumamoto. La città dove si svolgono i fatti si chiama Minamata, da cui prenderà il nome la nuova malattia chiamata appunto “malattia/sindrome di Minamata” (giap. 水俣病).

Nel 1908 un’azienda chiamata Japan Nitrogenous Fertilizer Company (giap. 日本窒素肥料株式会社), dopo la seconda guerra mondiale collassata e rinata come New Japan Nitrogenous Fertilizer Company (新日本窒素肥料株式会社 1950), nota come “Chisso corporation” (pronunciata “cisso”), decide di installarsi proprio qui e iniziare la produzione di sostanze chimiche e fertilizzanti. È stato appurato da ricerche successive che l’azienda ha continuato a riversare materiale chimico in mare per ben 36 anni, dal 1932 al 1968, in particolare dagli studi emerge una sostanza chiamata “metilmercurio” che ha contaminato in modo irreversibile la fauna del luogo come pesci, crostacei e molluschi, di cui la popolazione si nutriva maggiormente.

I primi a subire le conseguenze di questo comportamento furono ovviamente i pescatori, che lavoravano tutti i giorni a stretto contatto con l’acqua contaminata. Già nel 1926 quando la chisso corporation non aveva ancora preso la decisione di riversare in mare il metilmercurio, ma “SOLO” vari fertilizzanti (acido acetico, ottanolo, acetilene, cloruro di vinile, Fonte) i prima citati pescatori avevano ricevuto dall’azienda dei risarcimenti per le conseguenze degli agenti chimici che avevano danneggiate le acque circostanti, e che li avevano fatti ammalare. Ma sfortunatamente questo era stato solo l’inizio e la situazione era destinata a peggiorare.

La mano di Tomoko Kamimura, vittima della malattia di Minamata. Fotografia di William Eugene Smith via Wikipedia:

Negli anni di attività della chisso corporation, i primi casi della sindrome di Minamata non tardano ad arrivare: inizialmente i sintomi si verificano tra gli animali, pesci e gatti in particolare, poi anche tra le persone. Le fasi della malattia erano pressoché le seguenti: si incominciava con perdita della coordinazione muscolare (atassia) con conseguente perdita della sensibilità in mani e piedi (parestesia), difficoltà nel parlare e perdita dell’udito. A questo punto cominciavano le convulsioni, seguite da paralisi e in molti casi la morte.

Nonostante il dilagare della “strana malattia” e nonostante fosse abbastanza chiara la colpa degli scarichi dell’azienda, non ci fu una denuncia immediata da parte dei cittadini, uno dei motivi è sicuramente che la Chisso dava lavoro alla maggior parte della popolazione residente.

Manifestanti ai cancelli della fabbrica Chisso. Fotografia di  W. Eugene Smith via Wikipedia:

Infatti è solo nel 1956 che iniziano le prime vere indagini sul territorio, la causa scatenante è una bambina di 5 anni che comincia a presentare i sintomi descritti, seguita a sua volta da altri bambini del quartiere. A questo punto non si può più far finta di niente. Dalle indagini è subito chiaro che c’è qualcosa di davvero grosso sotto, e così entra in campo l’università locale che mette a disposizione i propri ricercatori per tentare di capirci qualcosa in più.

I pazienti e i familiari di Minamata mostrano le fotografie dei loro morti durante una manifestazione. Fotografia di W.E. Smith via Wikipedia:

Intanto la Chisso, che fino a quel momento non ha mai collaborato con le indagini, decide di spostare il canale di scolo da Hyakken Harbour, alla baia di Minamata, questo perché così facendo pensava di poter diluire la tossicità del mercurio in mare, infatti il precedente scarico di Hyakken Harbour è decisamente più piccolo e stretto e non immediatamente a ridosso del mare. Lo spostamento tuttavia non ha l’effetto desiderato e anzi causa conseguenze spaventose sulla fauna, provocando una moria di pesci e l’ammalarsi di altre persone.

C’è, a questo punto della nostra storia, il direttore dell’ospedale aziendale della Chisso corporation, Hajime Hosokawa, che non ne può più di tutte queste morti, e incomincia a indagare da solo, al di fuori dell’azienda. Decide di condurre alcuni esperimenti sui gatti che portano alle stesse conclusioni dei ricercatori dell’Università: i gatti cominciano ad ammalarsi e a “danzare” per avvelenamento da mercurio. Ovviamente la Chisso, che era venuta a conoscenza dei suoi studi, proibisce ad Hokosawa di divulgare le scoperte fatte, mettendo tutto a tacere.

De facto nel 1956 la “malattia di Minamata” fu ufficialmente scoperta, senza però portare significativi e concreti cambiamenti e/o provvedimenti di alcun tipo. Quindi anche se la sindrome fu portata alla luce, con prove inconfutabili, non accadde nulla di nulla fino al 1968, quando finalmente ci si avvia al primo processo legale contro la Chisso corporation.

Si susseguirono una serie di processi che portò poi il sopra citato Hajime Hokosawa a testimoniare nel 1970, portando con sé tutte le prove fino ad allora tenute nascoste che testimoniavano l’indiscutibile colpevolezza dell’azienda. Il dottore morì di tumore lo stesso anno del processo a causa delle prolungate esposizioni ai metalli pesanti.

Questa storia così incredibile, sarebbe probabilmente rimasta sconosciuta al mondo occidentale se, il famoso fotografo americano William Eugene Smith, non fosse entrato a farne parte come un tuono ruggente in una notte di mezza estate.

William Eugene Smith fotografato nel 1974 da Consuelo Kanaga:

Nell’agosto del 1971 Smith, invitato da un amico, si reca in Giappone con la futura moglie Aileen e realizza una serie di fotografie raggruppate poi in un libro pubblicato nel 1975. Il titolo del libro è “Minamata, Words and Photographs by W. Eugene Smith and Aileen M. Smith.”, con quest’opera il fotografo si impegnò a testimoniare con scatti toccanti gli effetti disastrosi dell’avvelenamento da mercurio, e a far conoscere questa storia al mondo; tra le tante fotografie ricordiamo la più celebre intitolata “Tomoko and mother in bath”. Oltre alle fotografie, Smith si avventurò in diverse proteste contro la compagnia a fianco dei cittadini di Minamata, subendo anche degli attacchi fisici dai membri dell’azienda.

Le vicende di Minamata sono raccontate da un film intitolato “Minamata” basato sulle vicende di Smith in Giappone, interpretato dall’attore Johnny Depp e uscito nel 2020:

A partire dal 2001 la Chisso corporation ha risarcito circa 10 mila persone, e nel 2004 ha pagato una somma come 86 milioni di dollari. Un modesto compenso economico per un disastro umano e ambientale che non potrà mai esser riparato.


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