Sono esposti in alcuni musei fra Inghilterra e Stati Uniti e sono chiamati “kit per l’uccisione dei vampiri”, che risalirebbero agli anni ’50 dell’800 e ai decenni di poco successivi. Il condizionale è d’obbligo perché, nonostante l’apparenza vintage, sono tutti dei falsi, creati ad arte fra gli anni ’70 e ’80 del ‘900 per attrarre folle di curiosi all’interno delle sale, molto spesso vuote, dei musei di provincia.

Così il kit della fotografia di copertina, ospitato presso il museo di Leeds, comprende una pistola, paletti in legno, crocifisso, bibbia e rosari, oltre che polvere all’aglio, all’acqua santa e diverse pozioni, ed è un falso dichiarato, che continua ad attrarre numerosi curiosi da tutto il mondo.

I kit furono creati fra gli anni ’70 e ’80 del ‘900 con cura particolare, imitazioni perfette di ciò che era stato visto in numerosi film dell’orrore con protagonisti Dracula e altri vampiri.

I falsi kit non hanno affollato soltanto i musei di provincia, ma sono stati acquistati anche da ignoti collezionisti, non si sa se convinti o meno che si trattasse di oggetti reali, che hanno sborsato cifre da capogiro per accaparrarsi un Kit completo.

Tutti i kit sono provvisti di una o più pistole, crocifissi, martelli in legno, paletti, unguenti e pozioni varie, una bibbia e altra minuteria. Nel caso del kit sopra, una bella mappa della Transilvania completa l’opera di “autenticità” del prodotto.

Nonostante questi kit siano dei falsi, esistono numerose persone disposte a credere che ci fu un periodo di “assalto” della razza “vampira” in cui venivano commercializzate scatole di questo tipo. Molto interessanti le parole di due persone direttamente coinvolte nella vendita ed esposizione di queste false reliquie.

David Walker, responsabile dei beni del XIX secolo di Sotheby’s a New York, descrive come “molto scenografico” il materiale proposto, ma aggiunge che, ogni volta che viene venduto un oggetto simile, i media gli dedicano ampio spazio. Cory Amsler, vice presidente del Mercer Museum, racconta di come i kit abbiano aumentato il numero di ingressi per decenni, e che si potrebbero utilizzare come strumenti per l’apprendimento della mistificazione delle varie epoche storiche.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...